F1 | Bug FIA al via del GP Bahrain: cosa è successo davvero

Un bug nel software FIA ha paralizzato le monoposto di Verstappen, Hamilton e altri al via del GP del Bahrain: la causa è la limitazione a 250 kW in bagnato, risolta in pochi minuti con un aggiornamento d'emergenza.

Si è sfiorato lo psicodramma reputazionale alla partenza del GP del Bahrain: un bug nel software fornito dalla FIA ai team ha impedito la corretta distribuzione della potenza sulle monoposto, coinvolgendo tra gli altri Max Verstappen e Lewis Hamilton già durante il giro di formazione. Grazie all’intervento tempestivo del personale guidato da Nikolas Tombazis, FIA Single-Seater Director, il gran premio ha poi avuto regolare inizio e fine, ma l’episodio lascia aperti interrogativi profondi sulla solidità del regolamento tecnico e sulla credibilità della competizione considerata il pinnacolo del motorsport.

Punti Chiave

  • Un bug nel software FIA ha causato un calo di potenza su più monoposto durante il giro di formazione del GP del Bahrain, con vetture quasi ferme in pista.
  • La causa tecnica risiede nella limitazione a 250 kW della potenza elettrica in regime di bagnato: in corrispondenza di micro-settori dove i piloti hanno rallentato bruscamente, il software non è riuscito a redistribuire la potenza.
  • Il personale FIA ha sviluppato e distribuito un aggiornamento software correttivo in pochi minuti, rimuovendo il limite nei micro-settori incriminati, permettendo la regolare partenza della gara.
  • Oliver Bearman ha descritto l’episodio come “davvero spaventoso”: il pedale dell’acceleratore ha smesso di rispondere, con il motore ridotto al minimo.
  • Tombazis ha ammesso che il software era stato testato, ma non in quelle specifiche condizioni di bagnato, e ha riconosciuto che un problema di natura diversa potrebbe ripresentarsi in futuro.

Il circolo vizioso della potenza bloccata

La genesi di tutto risale alla procedura di partenza del GP del Bahrain: prima Max Verstappen, poi Lewis Hamilton e in seguito altri piloti hanno patito un improvviso calo di potenza mentre percorrevano il giro di formazione in condizioni di asfalto bagnato. Il meccanismo che ha generato il caos è preciso: il bug nel software FIA ha impedito la corretta ripartizione della potenza in corrispondenza di micro-settori in cui i piloti avevano rallentato in maniera considerevole. A complicare ulteriormente il quadro, la limitazione imposta a 250 kW sulla potenza elettrica in regime di bagnato, una norma di sicurezza che in questo contesto si è trasformata in un fattore aggravante.

Tombazis ha descritto con precisione la sequenza degli eventi: “Durante il giro di formazione, alcune vetture hanno rallentato notevolmente, arrivando quasi a fermarsi. Si è creato un effetto a fisarmonica tra le vetture e alcune si sono quasi fermate del tutto. Quel bug ha quindi impedito la ridistribuzione della potenza e la ripartenza delle vetture. È successo soprattutto in alcuni settori in cui la potenza massima è stata ridotta. Non so esattamente a quale velocità, ma alcune vetture, raggiungendo questa velocità molto bassa, sono entrate in un circolo vizioso, il che significa che non riuscivano a riaccelerare e quindi sembrava che si fossero fermate”. Un fenomeno che ha reso di fatto inutilizzabile il pedale dell’acceleratore, con le monoposto ridotte a girare al minimo in uno dei momenti più delicati dell’intero weekend.

Bearman: “Era come se il pedale non fosse collegato”

Tra i piloti rimasti più colpiti dall’accaduto c’è Oliver Bearman, la cui reazione restituisce bene lo sconcerto vissuto in cockpit durante quei momenti concitati. Il giovane pilota non ha nascosto la propria sorpresa, confessando di non sapere nemmeno che la FIA avesse la possibilità di intervenire sul pedale del gas in questo modo.

Le sue parole sono state nette: “Non ho mai visto né provato nulla di simile. Sono rimasto scioccato dal fatto che… non sapevo nemmeno che la FIA potesse controllare il nostro pedale dell’acceleratore. In realtà è stato piuttosto spaventoso. Il mio pedale dell’acceleratore ha semplicemente smesso di funzionare. Era come se non fosse collegato e il motore girasse al minimo. È stato davvero strano, insomma, scioccante.” Una testimonianza che fotografa con chiarezza quanto l’anomalia tecnica fosse percepibile anche dall’interno della monoposto, al di là di ogni telemetria. Resta inoltre ancora da chiarire perché nel fenomeno sia rimasto coinvolto anche l’ICE, l’unità a combustione interna, in una fase caratterizzata da velocità ridottissime: un aspetto tecnico che la FIA dovrà analizzare con attenzione nelle prossime settimane.

“Non è stato un lavoro perfetto”: la correzione in corsa della FIA

La buona riuscita del Gran Premio del Bahrain, nonostante la partenza caotica, è da attribuire direttamente al lavoro del personale tecnico al servizio di Tombazis. In pochi minuti, il team FIA ha sviluppato un aggiornamento software correttivo, lo ha distribuito a tutti i team e le squadre lo hanno installato prima del nuovo via. L’aggiornamento ha sostanzialmente rimosso il limite di 250 kW nei micro-settori che avevano generato il bug, ripristinando il corretto funzionamento della distribuzione di potenza.

Tombazis ha voluto essere trasparente su modalità e limiti dell’intervento: “Fortunatamente, i nostri ragazzi hanno capito il problema molto, molto rapidamente. Penso che l’aggiornamento sia stato effettuato con grande competenza. Ovviamente è stato un lavoro fatto in fretta. La priorità era tornare in pista il più rapidamente possibile, quindi penso che il tempo di reazione sia stato piuttosto veloce. Non è stato un lavoro perfetto e, chiaramente, non abbiamo testato gli aggiornamenti, ma penso che fosse il modo giusto per gestire un caso del genere.” Una dichiarazione che ha il merito della franchezza: in una situazione di emergenza, la velocità di risposta ha prevalso sulla completezza dei test, scelta comprensibile sul momento ma che pone interrogativi sulle procedure preventive.

Lo stesso ingegnere greco ha poi aggiunto un elemento cruciale: il software era stato testato, ma non in quelle specifiche condizioni di bagnato. “Penso che se avessimo avuto un po’ più di tempo per i test, probabilmente saremmo riusciti a individuarlo in tempo e a evitare una situazione del genere.” Una lacuna nelle procedure di validazione che, a posteriori, appare evidente: un sistema software destinato a regolare la potenza delle monoposto in condizioni di pista bagnata avrebbe dovuto essere collaudato proprio in quelle circostanze.

“Questo problema specifico, sì. Un problema in generale, no”

Alla domanda più diretta, quella sull’eventualità che un episodio simile possa ripresentarsi, Tombazis ha risposto con onestà disarmante. Alla domanda se si trattasse di un evento destinato a non ripetersi mai più, la risposta è stata duplice: “Questo problema specifico, sì. Un problema in generale, no. Ma faremo del nostro meglio per evitarlo, naturalmente.” Una risposta che, nella sua sincerità, apre scenari tutt’altro che rassicuranti per il futuro della categoria.

La vicenda del Bahrain ha messo sotto i riflettori una fragilità concettuale del regolamento tecnico attuale: una monoposto il cui corretto e basilare funzionamento dipende da un software che, di fronte a condizioni inedite come un asfalto bagnato, si inceppa e va in crisi, solleva domande legittime sulla direzione che la Formula 1 ha imboccato. In Malesia, come già in altre occasioni, l’attuale framework tecnico ha mostrato i suoi limiti. L’episodio del Bahrain non è stato una catastrofe solo perché il personale FIA ha reagito con prontezza, ma la prossima volta le circostanze potrebbero non essere altrettanto favorevoli.

Sullo sfondo, il regolamento 2030 procede nella sua elaborazione con l’obiettivo dichiarato di un ritorno ai motori V8: un segnale che anche dall’interno della federazione si riconosca la necessità di semplificare una power unit diventata così complessa da risultare vulnerabile a condizioni meteorologiche ordinarie. Da qui al cambio regolamentare, tuttavia, resta da capire quanti altri imprevisti simili si dovranno affrontare prima che la Formula 1 torni a essere, senza asterischi, il vero pinnacolo dell’ingegneria automobilistica mondiale.

Domande frequenti

Cosa è successo alla partenza del GP del Bahrain di Formula 1?

Durante il giro di formazione, un bug nel software FIA ha impedito la corretta ridistribuzione della potenza alle monoposto, causando un calo improvviso che ha quasi fermato alcune vetture, tra cui quelle di Verstappen e Hamilton. Il problema era legato alla limitazione a 250kW della potenza elettrica in regime di bagnato, che in corrispondenza di micro-settori con velocità molto ridotte ha innescato un circolo vizioso impedendo la riaccelerazione.

Come ha risolto la FIA il problema tecnico al GP del Bahrain?

Il personale al servizio di Nikolas Tombazis, FIA Single-Seater Director, ha sviluppato e rilasciato in pochi minuti un aggiornamento software distribuito a tutti i team, che provveduto all’installazione prima della partenza. L’aggiornamento ha sostanzialmente rimosso il limite di 250kW nei micro-settori responsabili del bug, consentendo lo svolgimento regolare del gran premio.

Perché il software FIA non ha funzionato in condizioni di bagnato al GP del Bahrain?

Secondo Tombazis, il software era stato testato, ma non nelle specifiche condizioni di bagnato che si sono verificate in Bahrain. Lo stesso direttore ha ammesso che con più tempo a disposizione per i test il problema sarebbe probabilmente stato individuato ed evitato in anticipo.

Cosa ha dichiarato Oliver Bearman sull’anomalia al GP del Bahrain?

Bearman si è detto scioccato dall’accaduto, affermando di non aver mai vissuto né provato nulla di simile in carriera. Il pilota ha rivelato che il pedale dell’acceleratore ha semplicemente smesso di funzionare, come se non fosse collegato, con il motore che girava al minimo, definendo l’esperienza “davvero strana e spaventosa”.

Un bug simile potrebbe ripetersi in Formula 1?

Tombazis ha escluso che questo specifico problema possa ripresentarsi, ma non ha escluso in assoluto la possibilità di altri bug in futuro, affermando che la FIA farà del suo meglio per evitarli. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla fragilità concettuale dell’attuale regolamento tecnico, che rende il corretto funzionamento delle monoposto dipendente da software non ancora sufficientemente testati in tutte le condizioni.