Max Verstappen non le manda a dire sul regolamento F1 2026. Ospite del P1 Podcast, il quattro volte campione del mondo ha smontato pezzo per pezzo la filosofia tecnica dell’era attuale, spiegando con precisione cosa non funziona nella guida delle monoposto odierne e avanzando una proposta concreta: meno batteria, più motore termico, e nel caso ideale il ritorno del V8. Una critica che parte dall’Australia, che è passata per Miami e che arriva ora, alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, più articolata e ragionata che mai.
Punti Chiave
- Verstappen critica la guida imposta dal regolamento 2026: in molte curve conviene sollevare il piede e trasferire la spinta sul rettilineo, una tecnica che secondo lui snatura il motorsport.
- Il quattro volte campione cita Monza come esempio di “yo-yo racing”: con l’energia così limitata, chi sorpassa può essere immediatamente ripassato.
- La sua ricetta ideale prevede un V8 abbinato a una piccola batteria per il push-to-pass, eliminando così la necessità del DRS.
- I primi aggiornamenti arrivati a Miami sono stati definiti da Verstappen “un timido passo in avanti”, segno che il lavoro da fare è ancora lungo.
- Sul format del weekend, la posizione è netta: arrivare il sabato, FP1, qualifiche e gara la domenica. La Sprint “non è una gara”.

“La cosa peggiore che puoi fare con queste macchine”
Per spiegare il problema della guida nell’era del regolamento 2026, Verstappen porta un esempio concreto e visivo: le curve sopraelevate di Madrid. In quei tratti si arriva con il gas aperto o quasi, sfumandolo appena prima dell’apice. Quel gesto, apparentemente normale, è secondo lui “la cosa peggiore che puoi fare con queste macchine”. Non è solo una questione estetica: è una questione di tecnica di guida che viene stravolta rispetto a quanto il motorsport ha insegnato per decenni.

In passato, racconta, la differenza la facevano i piloti capaci di frenare tardi, di aprire il gas prima degli altri, di usare input diversi per trovare mezzo decimo qui e mezzo decimo là. Con il regolamento attuale, invece, il paradigma si è invertito: “Ora è tutto cercare di essere il più tardi possibile sul gas pieno”. Una guida d’attesa, di gestione, che per Verstappen stride con l’idea di cosa significhi essere veloci. “I piloti veloci non guidano così”, taglia corto il campione olandese, con quella franchezza diretta che lo contraddistingue.
Distacchi minimi e curve che non sono più veloci

La conseguenza diretta di questa uniformità di guida si legge in qualifica: quasi nessuno riesce a fare la differenza, perché tutti devono percorrere la stessa traiettoria con la stessa logica di erogazione. I distacchi si assottigliano non perché il livello sia straordinariamente omogeneo, ma perché il regolamento tecnico riduce i margini di interpretazione individuale. Verstappen lo spiega senza giri di parole: quando tutti devono guidare allo stesso modo, è inevitabile che i tempi si avvicinino.
C’è poi un paradosso che riguarda le curve veloci: quelle che storicamente erano la cartina di tornasole dei piloti più coraggiosi non sono più davvero veloci. Conviene alzare il piede e spostare la spinta sul rettilineo successivo, trasformando sezioni tecnicamente esigenti in semplici zone di transizione. Le piste storiche, su cui generazioni di piloti hanno costruito la propria tecnica e la propria reputazione, perdono parte del loro significato. Gli intervistatori glielo fanno notare: ci si ritrova a dover imparare nuovamente a guidare circuiti che si conoscono a memoria. Max conferma: oggi è tutto diverso per via del dispiegamento della batteria, o della sua mancanza.
L’esempio che porta per il problema della gestione energetica è Monza. Con l’energia così limitata, spiega, “puoi passare, ma poi puoi essere ripassato, e diventa una specie di yo-yo racing”. Un’immagine efficace per descrivere sorpassi che non decidono nulla, che si annullano al giro successivo, che privano lo spettatore della soddisfazione di vedere una mossa risolutiva.
“Un vero V8 è molto meglio in ogni scenario“
Dopo la diagnosi arriva la terapia. La ricetta di Verstappen per una Formula 1 migliore è semplice nella sua logica, anche se complessa da realizzare: un V8 abbinato a una piccola batteria dedicata al push-to-pass. Il motore, dice senza esitazione, andrebbe accompagnato da una componente elettrica sufficiente a generare un sorpasso in fondo al rettilineo, rendendo superfluo il DRS. “Un vero V8 è molto meglio in ogni scenario”, afferma il campione: guidabilità, peso, divertimento.
La logica del sorpasso che immagina è quella tradizionale: si decide in frenata, con coraggio, frenando tardi e portando la velocità più in profondità nella curva. Non sulla lunga distanza del rettilineo con un vantaggio aerodinamico artificiale, ma in quel metro in più guadagnato all’ultima staccata. Verstappen non idealizza il passato in modo acritico: ricorda che in certe zone il DRS era fin troppo potente, trasformando i sorpassi in manovre banali. E ammette che con la resistenza aerodinamica delle vetture attuali la situazione è più complicata da gestire. Nel suo mondo ideale ci sarebbe un V8 o addirittura un V10, ma riconosce lui stesso che il V8 è probabilmente lo scenario più realistico. Nel breve periodo, spera in un po’ meno batteria e un po’ più motore termico: sa però che “è dura”.
Dalle prime critiche in Australia agli aggiornamenti di Miami
Le prime critiche al regolamento 2026 non sono arrivate dal podcast: erano già emerse in Australia, primo appuntamento stagionale, dove lo “yo-yo” era diventato la parola chiave per descrivere il problema. In quel frangente Verstappen era entrato in colloqui diretti con la FIA per capire se fosse possibile intervenire prima che la qualità delle gare ne risentisse in modo irreversibile. Un’iniziativa che dice molto del peso specifico del pilota olandese nel dibattito tecnico e regolamentare della Formula 1.
Dopo i primi tre appuntamenti, la cancellazione delle tappe in Bahrain e Arabia Saudita ha aperto una pausa di cinque settimane. Un periodo che Formula 1, FIA e squadre hanno sfruttato per lavorare sui nodi più critici del nuovo regolamento. A Miami sono arrivati i primi aggiornamenti, ma Verstappen li ha definiti “un timido passo in avanti”: un riconoscimento che qualcosa si muove, ma che la strada è ancora lunga. Ha spiegato anche una dinamica fisica che penalizza chi cerca il ritmo: più vai veloce in curva, più vai lento sul rettilineo successivo, un effetto che complica ulteriormente le scelte di set-up e le strategie di gara.
Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria è tornato sull’argomento sorpassi con una osservazione tagliente: chi non segue davvero il motorsport pensa che i sorpassi attuali siano fantastici, perché ne vede tanti. Chi capisce la disciplina, invece, sa distinguere un sorpasso che conta da uno che si annulla nel giro successivo.
“Per me una sessione non è una gara”
Il podcast ha toccato anche il tema del format del weekend. La posizione di Verstappen è cristallina: “Arrivare il sabato mattina, FP1, qualifiche e poi la gara la domenica. Facile”. Capisce che la Formula 1 abbia esigenze commerciali e debba valorizzare tutti e tre i giorni del weekend per gli sponsor e i broadcaster, e ammette che la Sprint sia probabilmente più divertente per chi è presente al circuito, perché c’è più azione in pista. Dal punto di vista del pilota, però, tre sessioni di prove libere possono diventare ripetitive e relativamente poco stimolanti. Ne toglierebbe almeno una senza rimpianti.
Sulla Sprint la sua posizione è netta e definitiva: “Per me una sessione non è una gara”. Il sogno di un bambino che cresce con la Formula 1 è vincere il Gran Premio della domenica, non una gara sprint del sabato. Aggiunge che la Sprint svela già in parte quello che succederà il giorno dopo, togliendo un po’ di suspense all’appuntamento principale. Detto questo, preferisce il formato attuale a quello del 2023, in cui un unico turno di prove libere prima della Sprint poteva compromettere un intero weekend senza possibilità di recupero. Con il format attuale, almeno, dopo la Sprint è possibile modificare l’assetto della monoposto.
Adattarsi e chiedere: la linea di Verstappen
Nel podcast viene posto a Verstappen un quesito che tocca il cuore della questione: come distingue ciò a cui si adatta da ciò che chiede di cambiare? La risposta è pragmatica. Si adatta al modo in cui le macchine devono essere guidate: quella è la realtà del regolamento 2026, uguale per tutti. Quello che chiede al team di modificare è invece quello di cui si lamenta alla radio durante il weekend. Alcune limitazioni derivano dal regolamento e valgono per tutti i costruttori, altre no: guardando come vanno gli altri team, si capisce dove ci sono margini di miglioramento su cui lavorare.
Max Verstappen non contesta il fatto che la Formula 1 evolva e cambi le proprie regole tecniche. Contesta ciò che questo cambiamento comporta per un pilota in termini di espressione del talento. Quando il modo più veloce di correre è togliere gas e aspettare il rettilineo, si perde qualcosa di ciò che ha reso grande questo sport. Le sue proposte sono sul tavolo, il dialogo con FIA e Formula 1 è aperto, e i prossimi aggiornamenti attesi nel corso della stagione diranno quanto il sistema sia disposto ad ascoltarlo in vista del campionato 2027.
Domande frequenti
Cosa non piace a Verstappen del regolamento F1 2026?
Verstappen critica soprattutto il modo in cui le monoposto devono essere guidate: in molte curve conviene sollevare il piede e spostare la spinta sul rettilineo, invece di mantenere il gas aperto. Questo appiattisce le differenze tra i piloti e riduce i distacchi in qualifica, perché tutti sono costretti a guidare allo stesso modo.
Cosa propone Verstappen per migliorare la Formula 1?
Il quattro volte campione del mondo vorrebbe il ritorno di un vero V8, accompagnato da una piccola batteria da usare come push-to-pass in fondo al rettilineo, eliminando così il DRS. Nel breve periodo si accontenterebbe di meno batteria e più motore termico, pur ammettendo che ottenere questo cambiamento ‘è dura’.
Cos’è lo ‘yo-yo racing’ di cui parla Verstappen?
Verstappen usa il termine ‘yo-yo racing’ per descrivere situazioni come quelle viste a Monza, dove l’energia della batteria è così limitata che un pilota può sorpassare ma poi essere immediatamente risorpassato. Questo tipo di azione, a suo avviso, non riflette una vera competizione e rischia di compromettere la qualità delle gare.
Qual è la posizione di Verstappen sulla Sprint Race?
Verstappen è chiaro: per lui la Sprint ‘non è una gara’, perché il suo sogno da bambino era vincere il Gran Premio, non una corsa sprint. Preferisce però il formato attuale rispetto a quello del 2023, in cui un solo turno di prove libere poteva rovinare l’intero weekend.
Cosa ha fatto la F1 per rispondere alle critiche di Verstappen sul regolamento 2026?
Dopo i primi tre appuntamenti della stagione, la pausa di cinque settimane causata dalla cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita è stata usata da F1, FIA e squadre per lavorare sui problemi più critici. A Miami sono arrivati i primi aggiornamenti, che Verstappen ha definito ‘un timido passo in avanti’.





