Ferrari F50 GT: 750 CV e 376 km/h, la supercar che non corse mai

A trent'anni dalla presentazione, la Ferrari F50 GT resta una delle supercar più rare al mondo: 3 esemplari costruiti, 750 CV, 376 km/h di punta e un programma da corsa cancellato prima di iniziare per dare priorità alla F1.

Tre esemplari costruiti, 750 CV, una velocità massima di 376 km/h e un programma da corsa cancellato prima ancora di iniziare. La Ferrari F50 GT compie trent’anni dalla sua presentazione e rimane ancora oggi una delle vetture più rare e affascinanti mai uscite da Maranello: una supercar progettata per dominare i campionati GT internazionali, che non ha mai avuto la possibilità di dimostrare il proprio valore in gara.

Punti Chiave

  • La Ferrari F50 GT nasce come variante da corsa della F50 stradale, sviluppata da Ferrari con l’assistenza di Dallara e ATR per i campionati GT internazionali.
  • Il V12 aspirato da 4,7 litri viene portato da 520 CV a 750 CV, con il regime massimo che sale da 8.500 a 10.500 giri/min.
  • Il peso a secco scende a circa 860 kg, circa 370 kg in meno rispetto alla F50 di serie, grazie a un alleggerimento radicale degli interni e della struttura.
  • La velocità massima raggiunge i 376 km/h contro i 325 km/h della versione stradale; lo scatto 0-100 km/h stimato era di circa 2,9 secondi.
  • Il programma venne cancellato nel 1996 dopo soli tre esemplari costruiti: Ferrari scelse di concentrare le risorse sulla Formula 1, dove Michael Schumacher iniziava la sua prima stagione in rosso.

La BPR Global GT Series e la spinta alla nascita della F50 GT

Per capire perché la Ferrari F50 GT venne concepita, bisogna tornare al clima delle corse GT della prima metà degli anni Novanta. La BPR Global GT Series, lanciata nel 1994, aveva riportato in auge le competizioni GT di massimo livello internazionale, riportando in pista costruttori e team con vetture derivate dalle granturismo di serie. Uno scenario che Ferrari conosceva bene: le versioni da corsa della F40 avevano già gareggiato in queste serie con risultati di rilievo, attirando l’attenzione di team e appassionati. Era naturale, dunque, che il riflettore si spostasse presto sul modello successore.

La F50 stradale si avvicinava già moltissimo a un’auto da corsa nella sua configurazione di serie: monoscocca in fibra di carbonio, sospensioni push rod e un V12 aspirato da 4,7 litri con radici dirette nel motore 3.5 litri della Ferrari F1-90, capace di 520 CV a 8.500 giri/min. Partendo da una base tecnica simile, il passo verso la pista sembrava quasi obbligato.

Il progetto: Dallara, ATR e le trasformazioni tecniche più radicali

Ferrari sviluppò la F50 GT interamente in-house, avvalendosi però dell’assistenza specialistica di Dallara per la parte telaistica e di ATR, azienda esperta in materiali compositi. Il risultato fu una vettura profondamente diversa dalla F50 stradale, pur conservandone l’impostazione di base.

Le modifiche più evidenti riguardavano il tetto e il posteriore. L’hard top rimovibile della F50 diventava nella GT un tetto fisso da coupé, sormontato da un grande air scoop deputato a convogliare aria fresca direttamente al V12. Il lunotto quasi verticale e la copertura orizzontale del motore della versione di serie cedevano il posto a un pannello fessurato rimovibile, che si assottigliava progressivamente verso la coda per raccordarsi a un posteriore completamente ridisegnato, dominato da un’imponente ala con supporto centrale. I quattro terminali di scarico vennero avvicinati e rialzati, liberando così spazio sufficiente sotto la carrozzeria per un nuovo e più efficiente diffusore posteriore.

All’anteriore, le aperture sul cofano caratteristiche della F50 e le bocche di ventilazione furono notevolmente allargate. Un nuovo paraurti con un profondo splitter anteriore bilanciava l’aumentata deportanza al posteriore, mentre l’altezza da terra molto ridotta completava un profilo da vera vettura da competizione. Con gli interni ridotti all’essenziale e numerosi alleggerimenti distribuiti sull’intera struttura, il peso a secco scendeva a circa 860 kg: circa 370 kg in meno rispetto alla F50 stradale.

Il V12 da 750 CV: 10.500 giri/min e 376 km/h di punta

Al centro di tutto, però, c’era sempre lui: il V12 aspirato da 4,7 litri. Già straordinario nella versione di serie, sulla GT veniva spinto fino a limiti che poche vetture dell’epoca potevano vantare. La potenza saliva da 520 CV a 750 CV, con il regime massimo che passava da 8.500 a 10.500 giri al minuto, un incremento impressionante che richiedeva lavorazioni profonde a livello di distribuzione, alimentazione e gestione termica. Abbinato a un nuovo cambio sequenziale a sei rapporti, questo propulsore trasformava la F50 GT in una macchina dalle prestazioni semplicemente fuori categoria per l’epoca.

I numeri parlano da soli: velocità massima di 376 km/h contro i 325 km/h della F50 di serie, e uno scatto da 0 a 100 km/h stimato in circa 2,9 secondi, a fronte dei 3,87 secondi della versione stradale. I test effettuati a Fiorano confermarono le aspettative: secondo i resoconti dell’epoca, la F50 GT fece registrare tempi sul giro più veloci di quelli della sport prototipo Ferrari 333 SP, un riferimento che rendeva bene l’idea di quanto la vettura fosse diventata formidabile.

La cancellazione del programma: tre esemplari e una stagione che cambiò tutto

Eppure, nonostante le prestazioni eccezionali e il potenziale agonistico ampiamente dimostrato nei test, il programma F50 GT venne cancellato dopo la produzione di soli tre esemplari. La decisione arrivò nel 1996, un anno che per Ferrari significava soprattutto un’altra cosa: l’inizio della prima stagione di Michael Schumacher in rosso. Maranello scelse di concentrare la maggior parte delle proprie risorse sulla Formula 1, mettendo da parte il progetto GT prima che potesse scendere in pista nelle competizioni per cui era stato concepito.

Fu una scelta che lasciò il potenziale agonistico della F50 GT completamente inespresso. La BPR Global GT Series, del resto, venne sostituita dal Campionato GT FIA nel 1997, ma la Ferrari GT più radicale degli anni Novanta non ebbe mai la possibilità di confrontarsi con i rivali in una gara ufficiale.

A trent’anni dalla sua presentazione, i tre esemplari della Ferrari F50 GT sono tra le Ferrari più rare e ricercate al mondo. Una vettura che porta all’estremo ogni concetto tecnico della F50 stradale, già di per sé estrema, e che racconta meglio di qualsiasi altra la capacità di Maranello di spingersi oltre ogni limite anche quando non ce n’era strettamente bisogno. Il suo destino di supercar incompiuta, paradossalmente, ne ha amplificato il fascino nei decenni successivi.