Hyundai è oggi il terzo costruttore automobilistico mondiale, ma la sua storia non comincia in un laboratorio di ricerca né in una sala riunioni. Comincia in un villaggio contadino della Corea del Nord, con un ragazzo che vende una mucca del padre per comprarsi un biglietto del treno verso Seoul. Da quel gesto, piccolo e insieme ribelle, prende forma la vicenda di Chung Ju-yung, il fondatore che ha trasformato un sogno personale in uno dei marchi industriali più influenti del Novecento, e che ha costruito un intero ecosistema produttivo mentre il suo Paese si rialzava dalle macerie della guerra.
Punti Chiave
- Chung Ju-yung nasce nel 1915 ad Asan, primogenito di una famiglia contadina, e lascia il villaggio per la terza e definitiva volta nel 1931 in cerca di un futuro diverso.
- Nel 1941 apre a Seoul la sua prima autofficina: il primo contatto con il mondo dell’automobile, fondamentale per la nascita di Hyundai.
- Il 27 dicembre 1947 fonda Hyundai Engineering & Construction, il cui nome significa letteralmente “modernità”.
- Il 29 dicembre 1967 nasce Hyundai Motor Company, con contestuale avvio della costruzione dello stabilimento di Ulsan, oggi il più grande impianto automobilistico integrato al mondo in un singolo sito.
- Prima di morire, Chung donò 1.001 mucche al suo villaggio d’origine, a simbolica restituzione del debito contratto da ragazzo con il padre.

Un ragazzo, sei fratelli e tre fughe dal villaggio
Chung Ju-yung nasce nel 1915 nel villaggio di Asan, a poco meno di cinquanta chilometri a nord dell’attuale zona demilitarizzata coreana, in un territorio che oggi appartiene alla Corea del Nord. Primogenito di sei figli in una famiglia di contadini, cresce con il peso della responsabilità su chi è il maggiore, ma anche con un’irrequietezza che i campi di casa non bastano a placare. Lascia il villaggio per la prima volta a sedici anni, come operaio edile a Kowon, dove scopre per la prima volta la passione per l’ingegneria civile. Le prime due fughe si concludono con un ritorno; la terza, nel 1931, non si chiuderà più con un viaggio verso casa.

È il 1933 quando vende una delle mucche di famiglia per pagarsi il viaggio in treno verso Seoul. Nella capitale si iscrive a una scuola di contabilità e, tra uno studio e l’altro, si imbatte nella biografia di Abraham Lincoln: un uomo che, come lui, era partito dal nulla e aveva costruito qualcosa di grande. Dal 1935, con il permesso del padre, si mette alla prova nei mestieri più diversi: operaio portuale, trasportatore di pietre, fattorino del riso. Impara persino ad andare in bicicletta per consegnare gli ordini in tempo. In due anni, da dipendente, diventa proprietario del negozio per cui lavorava. Quando le autorità coloniali giapponesi vietano il commercio del riso, Chung cerca, come racconterà lui stesso, “qualcos’altro da fare che non richiedesse ingenti capitali, ma che fruttasse rendimenti elevati”.
1941: la prima autofficina e il DNA della velocità

Quel “qualcos’altro” arriva nel 1941, con l’apertura a Seoul della sua prima autofficina. È qui, tra motori da riparare e clienti da soddisfare, che Chung Ju-yung entra in contatto con il mondo dell’automobile per la prima volta in modo diretto e strutturato. E già allora emerge un tratto che diventerà parte integrante del carattere di Hyundai: la velocità di esecuzione unita a un’attenzione quasi ossessiva per l’efficienza. “Abbiamo riparato in soli cinque giorni quello per cui altre aziende ne hanno impiegati venti”, ricorderà anni dopo. I dipendenti passano rapidamente da venti a settanta, un segnale di crescita notevole per un’officina appena avviata.
La storia, però, subisce una brusca interruzione. L’occupazione giapponese impone la requisizione del garage, trasformato in un impianto per la produzione bellica. L’automobile è costretta ad aspettare, ma è ormai entrata nella vita di Chung. Quella piccola officina di Seoul, più che un punto di partenza, è il seme da cui germoglierà tutto il resto.
1947 e 1967: due date che cambiano la Corea
Il 27 dicembre 1947 Chung Ju-yung fonda a Seoul Hyundai Engineering & Construction. La scelta del nome è già di per sé un programma: “Hyundai” in coreano significa “modernità”. La Corea è un Paese da ricostruire quasi da zero, e Chung inizia dalle strade. È in quegli anni che pronuncia la frase diventata bussola della sua visione: “Se le strade sono le vene del Paese, le automobili sono il sangue che le attraversa”. Un manifesto che dice chiaramente come, per lui, la mobilità non sia una conseguenza dello sviluppo ma uno dei suoi motori.
Il conflitto del 1950-1953 devasta il territorio e smantella il tessuto produttivo. Hyundai Engineering & Construction assume allora un ruolo che va ben oltre quello di un’impresa edile: strade, ponti, dighe, porti, edifici pubblici. Diventa parte di una ricostruzione nazionale, e nel processo accumula competenze manageriali, ingegneristiche e organizzative che frutteranno enormemente nel decennio successivo. Con gli anni Sessanta arriva l’espansione verso la metallurgia, l’ingegneria e la cantieristica navale. Hyundai diventa un chaebol, un conglomerato industriale, seguendo il modello che caratterizzerà il cosiddetto “miracolo coreano”: un Paese che passa in pochi anni da una delle economie più povere del pianeta a una realtà manifatturiera di primissimo piano.
Il 29 dicembre 1967 vede la luce Hyundai Motor Company, fondata insieme al fratello Chung Se-yung. È la divisione destinata alla produzione di veicoli, il ramo con cui Chung realizza il sogno intravisto nell’autofficina di ventisei anni prima. In parallelo parte la costruzione dello stabilimento di Ulsan, destinato a diventare il cuore pulsante della produzione Hyundai e, ancora oggi, il più grande impianto automobilistico integrato al mondo in un singolo sito. Un progetto di proporzioni straordinarie, varato da un’azienda automobilistica nata da appena pochi mesi.
L’apprendistato con Ford e la Cortina di Ulsan
Il debutto nella produzione di veicoli avviene con una scelta pragmatica. Nel febbraio del 1968 Hyundai firma un accordo con Ford per assemblare su licenza la Cortina, berlina media della filiale britannica dell’ovale blu. Lo stabilimento di Ulsan diventa operativo in meno di sei mesi, con team provenienti dalla divisione costruzioni affiancati dai tecnici Ford. Per Hyundai la Cortina, e la successiva Taunus 20M, è molto più di un modello su licenza: è una scuola. L’occasione per imparare processi produttivi, standard industriali e logiche di qualità dall’interno, lavorando fianco a fianco con chi quelle logiche le aveva già sviluppate.
Ma Chung Ju-yung guarda già oltre. L’obiettivo, per lui dichiarato, è smettere di costruire automobili progettate da altri e realizzarne una propria, pensata per la Corea e capace, un giorno, di parlare al mondo. L’apprendistato con Ford non è un traguardo, ma una tappa di avvicinamento a qualcosa di più grande. Un capitolo da chiudere per aprirne uno completamente diverso.
“Il desiderio di migliorare”: Chung Ju-yung e le 1.001 mucche
Poco prima della sua scomparsa, Chung Ju-yung volle saldare simbolicamente il debito contratto da ragazzo, quando aveva venduto la mucca del padre per inseguire il proprio futuro. Donò al suo villaggio d’origine 1.001 mucche, come gesto di riconoscenza verso il genitore che aveva reso possibile la sua realizzazione. Un numero preciso, non casuale: ben più di una restituzione, un moltiplicatore di gratitudine.
Quel gesto racconta molto dell’uomo dietro l’azienda e di una filosofia che ancora oggi guida Hyundai. “Se qualcuno mi chiedesse qual è la forza alla base di Hyundai, risponderei: il desiderio di migliorare”, disse Chung. Quella spinta lo aveva accompagnato dalla piccola autofficina di Seoul alla costruzione di strade e infrastrutture, dalla nascita di Ulsan all’apprendistato con Ford, dalla Corea del Nord di inizio secolo al terzo posto tra i costruttori mondiali.
La storia di Hyundai è quindi, prima di tutto, la storia di un uomo che non ha mai smesso di partire. Dal villaggio di Asan, dal negozio di riso, dall’officina requisita, dal cantiere navale. Ogni tappa ha lasciato qualcosa: competenze, capitali, cultura industriale. Il prossimo capitolo racconterà come tutto questo si sia tradotto nella prima automobile progettata interamente in Corea.





