Dal 28 ottobre al 7 novembre è in vigore una riduzione delle accise sul gasolio di 4 centesimi al litro, che salgono a 4,88 centesimi considerando l’IVA al 22%. Il provvedimento, introdotto con un decreto interministeriale firmato il 27 ottobre dai ministeri dell’Economia e delle Finanze e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riattiva il meccanismo delle cosiddette accise mobili sfruttando parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento del prezzo del petrolio. Per gli automobilisti si tratta di un risparmio teorico di circa 2,44 euro su un pieno da 50 litri, in un contesto in cui il diesel continua a costare oltre 2,20 euro al litro sulla rete ordinaria.
Punti Chiave
- Il taglio delle accise sul gasolio è in vigore dal 28 ottobre al 7 novembre: undici giorni in totale, dopodiché l’aliquota torna al valore precedente salvo ulteriori interventi.
- L’accisa applicata al gasolio per autotrazione passa da 672,90 a 632,90 euro per mille litri, con una riduzione di 40 euro ogni mille litri (4 centesimi al litro, 4,88 con IVA).
- La copertura finanziaria del provvedimento ammonta a 38,7 milioni di euro, provenienti dal maggior gettito IVA registrato nel settembre 2026.
- La benzina resta esclusa dal nuovo intervento, nonostante il suo prezzo medio abbia già superato la soglia dei 2 euro al litro.
- Al 28 ottobre il gasolio self service sulla rete ordinaria si attestava mediamente a 2,261 euro al litro, mentre in autostrada raggiungeva 2,304 euro.
Come funzionano le accise mobili sul gasolio
Il meccanismo delle accise mobili è uno strumento previsto dall’ordinamento italiano per intervenire rapidamente sul costo dei carburanti quando il prezzo internazionale del petrolio registra variazioni significative. Il funzionamento si basa su un principio abbastanza lineare: quando il greggio sale, aumenta anche il gettito IVA incassato dallo Stato sui carburanti. Una quota di queste entrate aggiuntive può quindi essere reindirizzata verso una riduzione temporanea delle accise, con l’obiettivo di attenuare i rincari che ricadono sugli automobilisti.
Nel caso del provvedimento attuale, la copertura finanziaria è pari a 38,7 milioni di euro, ricavati dal maggior gettito IVA registrato nel settembre 2026. Tecnicamente, l’aliquota di accisa applicata al gasolio per autotrazione scende da 672,90 a 632,90 euro per mille litri: una differenza di 40 euro ogni mille litri, corrispondente a 4 centesimi per litro. Aggiungendo l’effetto moltiplicatore dell’IVA al 22%, la riduzione fiscale complessiva arriva a 4,88 centesimi per litro. Il taglio arriva dopo la scadenza del precedente sconto fiscale, terminato il 6 ottobre, e riguarda esclusivamente il gasolio: la benzina resta fuori dal perimetro del nuovo intervento.
Quanto si risparmia in base al rifornimento
Per chi guida un’auto a diesel, la domanda concreta è ovviamente quanto si paga in meno alla pompa. Il beneficio, pur reale, rimane contenuto. Con una riduzione teorica di 4,88 centesimi al litro, il risparmio cresce proporzionalmente alla quantità di carburante acquistata:
- 30 litri: circa 1,46 euro risparmiati
- 40 litri: circa 1,95 euro
- 50 litri (pieno standard): circa 2,44 euro
- 60 litri: circa 2,93 euro
Cifre che possono avere un peso apprezzabile per chi utilizza quotidianamente un’auto diesel e percorre molti chilometri, ma che difficilmente incideranno in modo significativo sulla spesa mensile delle famiglie. C’è poi una precisazione importante da fare: il taglio delle accise non si traduce automaticamente e in modo immediato in una riduzione identica del prezzo alla pompa. Il prezzo finale al distributore dipende anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dai costi della distribuzione e dalle tempistiche con cui i singoli operatori trasferiscono la riduzione fiscale sui propri listini. Non è quindi garantito che tutti i distributori mostrino contemporaneamente uno sconto di quasi 5 centesimi.
I prezzi del carburante al 28 ottobre
Per contestualizzare l’entità del risparmio, i prezzi rilevati il 28 ottobre offrono un quadro chiaro della situazione di partenza. Il gasolio self service sulla rete stradale nazionale si attestava mediamente a 2,261 euro al litro, mentre in autostrada saliva a 2,304 euro. La benzina self service si collocava invece a 2,015 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,041 euro in autostrada.
Questi numeri aiutano a capire perché il nuovo sconto, pur rappresentando un alleggerimento della componente fiscale, non sia sufficiente da solo a riportare il costo del diesel su livelli sensibilmente più bassi. Con il gasolio ancora abbondantemente oltre i 2,20 euro al litro anche dopo lo sconto, il potere d’acquisto degli automobilisti resta sotto pressione. La benzina, nonostante anch’essa abbia ormai stabilmente superato i 2 euro al litro, rimane esclusa da qualsiasi intervento.
Critiche dei consumatori e scadenza del 7 novembre
Il provvedimento ha già suscitato reazioni critiche da parte delle associazioni dei consumatori, che giudicano la misura insufficiente sotto un duplice profilo: da un lato la riduzione è inferiore a 5 centesimi al litro, dall’altro la durata si limita a undici giorni. Il confronto con gli interventi adottati durante alcune fasi acute della crisi dei prezzi dei carburanti rende ancora più evidente la differenza: in passato gli sconti applicati erano decisamente più consistenti di 4 centesimi. Pesano anche l’esclusione della benzina e la natura temporanea del meccanismo, che non modifica in alcun modo la struttura permanente della tassazione sui carburanti.
Dal punto di vista pratico, la data chiave da segnare in calendario è sabato 7 novembre. Salvo ulteriori decreti, dall’8 novembre l’aliquota tornerà al valore precedente di 672,90 euro per mille litri, annullando il beneficio fiscale appena introdotto. Questo non implica necessariamente un automatico aumento del prezzo alla pompa di 4,88 centesimi, perché nel frattempo le quotazioni internazionali e le condizioni di mercato potrebbero variare in direzioni diverse. Sul piano fiscale, però, lo sconto cesserà di esistere. Il meccanismo delle accise mobili permette interventi rapidi, ma non strutturali: è uno strumento di tamponamento, non una riforma della tassazione energetica.
Per chi guida un diesel, il consiglio pratico che emerge dalla situazione è quello di confrontare attivamente i prezzi tra i vari distributori nella propria zona, perché le differenze tra un impianto e l’altro possono incidere sul costo del rifornimento quanto, e talvolta più, del nuovo sconto fiscale. L’appuntamento con la prossima decisione governativa è fissato entro il 7 novembre: si saprà allora se il taglio verrà prorogato o se il piccolo alleggerimento attuale rimarrà un episodio isolato.
Domande frequenti
Quanto si risparmia con il taglio delle accise sul gasolio?
Con la riduzione di 4,88 centesimi al litro (IVA inclusa), il risparmio è di circa 2,44 euro su un pieno da 50 litri, 1,95 euro con 40 litri e 2,93 euro con 60 litri. Si tratta di un beneficio contenuto, che difficilmente inciderà in modo significativo sulla spesa mensile delle famiglie.
Fino a quando dura lo sconto sulle accise del diesel?
Il taglio delle accise sul gasolio è in vigore dal 28 ottobre al 7 novembre 2026, per un totale di soli undici giorni. Salvo proroghe, dall’8 novembre l’aliquota tornerà al valore precedente di 672,90 euro per mille litri.
Quanto costa il gasolio al distributore oggi?
Al 28 ottobre 2026, il gasolio self service sulla rete stradale ordinaria si attestava mediamente a 2,261 euro al litro, mentre in autostrada raggiungeva 2,304 euro al litro. Anche con il taglio delle accise, il prezzo rimane quindi ben al di sopra dei 2,20 euro al litro.
Lo sconto vale anche per la benzina?
No, il taglio delle accise riguarda esclusivamente il gasolio per autotrazione. La benzina resta esclusa dal provvedimento, nonostante anche il suo prezzo medio abbia superato la soglia dei 2 euro al litro (2,015 euro sulla rete ordinaria al 28 ottobre).
Il taglio delle accise si vede subito al distributore?
Non necessariamente: la riduzione fiscale non si traduce in modo automatico e immediato in uno sconto identico alla pompa. Il prezzo finale dipende anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dai costi di distribuzione e dai tempi con cui ogni operatore aggiorna i propri listini.





