F1 | Antonelli: “Il numero 1 mi porta sfortuna, resto con il 12”

Kimi Antonelli, campione del mondo F1 a 20 anni, rifiuta il numero 1 per il 2027 e mantiene il #12 in onore di Senna: "Sono superstizioso, il numero uno non mi ha mai portato fortuna."

Kimi Antonelli, il più giovane campione del mondo di Formula 1 della storia, ha deciso: nel 2027 non correrà con il numero 1 sul suo monoposto. Il diciannovenne italiano, che ha conquistato il titolo mondiale al Gran Premio del Messico alla sola età di 20 anni, ha scelto di mantenere il suo numero 12 per ragioni personali, scaramantiche e sentimentali legate all’eredità di Ayrton Senna. Una scelta che racconta molto del carattere del pilota bolognese.

Punti Chiave

  • Antonelli è diventato il più giovane campione del mondo di F1 della storia, conquistando il titolo al Gran Premio del Messico a soli 20 anni.
  • Nonostante il diritto di correre con il numero 1, il pilota italiano ha scelto di mantenere il suo numero 12 per la stagione 2027.
  • Il numero 12 è un omaggio ad Ayrton Senna, che lo usò ai tempi della Lotus (1985-87) e nella sua prima stagione titolata con McLaren nel 1988.
  • Antonelli è superstizioso: il numero 1 è associato a un grave incidente in karting nel 2020 ai Mondiali di Portimao, dove si ruppe la gamba e il piede sinistro.
  • Al Gran Premio del Brasile, Antonelli correrà con un casco tributo a Senna per celebrare i 35 anni dalla storica vittoria del 1991 a Interlagos in sesta marcia bloccata.

La scelta del 12: umiltà, identità e scaramanzia

Nel 2027, il campione del mondo in carica avrà a disposizione lo stesso privilegio che Lando Norris, campione 2025, ha sfruttato nella stagione corrente: quello di esporre il numero 1 sulla propria vettura. Antonelli, tuttavia, ha declinato senza esitazioni. Il numero 12 lo accompagna da tutta la sua carriera nelle monoposto, tranne che in Formula 2 nel 2024 quando ha gareggiato con il numero 4. Con il 12 ha vinto la Formula 4 italiana nel 2022 e la FRECA nella stagione successiva, costruendo mattone dopo mattone il percorso che lo ha portato fino al tetto del mondo.

La spiegazione fornita dal pilota bolognese è articolata su più livelli. Da un lato, il 12 è un numero carico di significato: Senna lo portò durante gli anni alla Lotus dal 1985 al 1987 e poi nella prima stagione del Mondiale vinto con la McLaren nel 1988. Per Antonelli, che considera il brasiliano il suo eroe, mantenere quel numero equivale a un atto di devozione sportiva e umana. Dall’altro, c’è una componente squisitamente scaramantica che il campione non ha esitato a confessare apertamente.

Antonelli: “Il numero uno non mi ha mai portato fortuna”

Il campione del mondo ha risposto con disarmante sincerità alla domanda sul possibile cambio di numero, lasciando poco spazio a interpretazioni alternative. Le sue parole meritano di essere riportate nella loro interezza:

“Resterò con il 12 perché, ovviamente, è un numero molto speciale per me, ma è anche un modo per restare con i piedi per terra, per restare umile. Sento che mantenendo il #12 mi permette di avere un nuovo punto di partenza da cui ricominciare a costruire su tutto e cercare di migliorare. E anche, ad essere onesto, sono molto superstizioso, e il numero uno non è mai stato un buon numero per me. Ogni volta che l’ho usato, è andata estremamente male. Quindi un altro motivo per restare con il #12.”

Il riferimento alla sfortuna legata al numero 1 richiama quasi certamente uno degli episodi più bui della carriera giovanile di Antonelli: il Campionato Mondiale di Karting 2020 disputato sotto la pioggia a Portimao. In quella gara, mentre correva con il numero 1, il pilota italiano fu coinvolto in una collisione con Maya Weug, che fu sbalzata dal kart senza riportare conseguenze. Antonelli, invece, riportò la frattura della gamba e del piede sinistri. Un ricordo evidentemente ancora vivido, capace di condizionare anche le scelte del neo campione del mondo.

Il casco tributo a Senna per il Gran Premio del Brasile

Il legame profondo con la figura di Ayrton Senna non si esaurisce nella scelta del numero di gara. In occasione del Gran Premio del Brasile, Antonelli ha rivelato di scendere in pista con un casco speciale dedicato al tre volte campione del mondo, per celebrare i 35 anni dalla memorabile vittoria del 1991 a Interlagos. Quella gara è entrata nella leggenda: Senna tagliò il traguardo con il cambio bloccato in sesta marcia, portando a termine con pura forza di volontà un trionfo che sembrava impossibile, davanti al pubblico di casa che lo adorava.

Anche in questo caso, Antonelli ha espresso tutto il suo entusiasmo con parole che trasudano genuina emozione: “Saranno 35 anni da quando ha vinto bloccato in sesta marcia, la sua gara di casa. Sarà un casco tributo per il Brasile, per Ayrton, e penso sia uno dei miei migliori caschi che abbia mai realizzato. Quindi spero che voi, tutti quanti, spero che vi piacerà. Sarà un weekend molto speciale. Non vedo l’ora perché il supporto del Brasile in generale è stato incredibile, non solo quest’anno ma già dall’anno scorso.”

Un campione a 20 anni: il contesto di un primato storico

Per comprendere appieno il peso della scelta di Antonelli, bisogna inquadrare la portata del risultato appena ottenuto. Il titolo conquistato in Messico lo rende il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1, un primato assoluto che supera tutti i precedenti. A soli 20 anni, il pilota italiano si ritrova a gestire un’attenzione mediatica e una pressione che pochi prima di lui hanno dovuto affrontare a quell’età.

La decisione di mantenere il numero 12, di non cedere alla tentazione simbolica del numero 1, fotografa con precisione l’approccio mentale di un pilota che ha costruito la propria identità su valori precisi: l’umiltà, il rispetto per la storia del motorsport e la scaramanzia come forma di connessione con le proprie radici nel karting. Il riferimento esplicito alla volontà di “restare con i piedi per terra” e di trovare nel numero 12 “un nuovo punto di partenza” suggerisce che Antonelli stia già pensando alla difesa del titolo con la stessa fame con cui lo ha conquistato.

Il Gran Premio del Brasile a Interlagos si preannuncia dunque come un appuntamento carico di significati per il giovane campione: la pista dove Senna scrisse pagine indelebili di storia, il casco creato per onorarle e un pubblico brasiliano che, secondo lo stesso Antonelli, lo ha supportato con calore fin dagli esordi. Un weekend che va ben oltre il semplice risultato sportivo.

Domande frequenti

Perché Antonelli non usa il numero 1 in Formula 1?

Antonelli ha dichiarato di essere molto scaramantico e che il numero 1 non gli ha mai portato fortuna: ogni volta che lo ha utilizzato le cose sono andate molto male. Preferisce quindi mantenere il suo #12, che ha un significato personale speciale per lui.

Perché Antonelli ha scelto il numero 12?

Il #12 è un omaggio al suo idolo Ayrton Senna, che corse con quel numero durante gli anni alla Lotus (1985-87) e nella sua prima stagione da campione del mondo con la McLaren nel 1988. Antonelli ha usato il #12 per tutta la sua carriera nelle monoposto, vincendo con esso in Formula 4 italiana nel 2022 e in FRECA nel 2023.

Quando Antonelli è diventato campione del mondo di Formula 1?

Kimi Antonelli ha conquistato il titolo mondiale al Gran Premio del Messico, diventando il più giovane campione della storia della Formula 1 a soli 20 anni. Il risultato gli avrebbe dato la possibilità di correre con il numero 1 nella stagione successiva, opzione che ha però declinato.

Cosa c’entra il numero 1 con l’incidente di Antonelli al karting?

Il riferimento alla sfortuna legata al #1 probabilmente riguarda il Campionato Mondiale di Karting 2020 a Portimão, dove Antonelli correva con il numero 1. In quel GP si verificò una collisione in condizioni di bagnato con Maya Weug, in seguito alla quale Antonelli riportò la frattura alla gamba e al piede sinistri.

Cosa farà Antonelli al Gran Premio del Brasile?

Antonelli ha annunciato che al Gran Premio del Brasile indosserà un casco speciale in tributo ad Ayrton Senna, per celebrare i 35 anni dalla sua storica vittoria del 1991 ad Interlagos, quando completò la gara bloccato in sesta marcia. Il pilota ha descritto il casco come uno dei più belli che abbia mai realizzato.