Carburanti alle stelle: diesel a 2,20 euro, cosa cambia dal 25 agosto

Diesel a 2,20 euro in autostrada e benzina sopra 2 euro nel pieno del controesodo: lo sconto accise da 17 centesimi al litro scade il 24 agosto, poi entrano le accise mobili.

Il momento peggiore per fare il pieno. Proprio nel cuore del controesodo estivo, con milioni di italiani in viaggio verso casa, i prezzi dei carburanti toccano livelli da bollino rosso: il diesel ha raggiunto quota 2,20 euro al litro in autostrada, mentre la benzina resta stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro. A rendere tutto più complicato c’è la scadenza, alla mezzanotte del 24 agosto, del taglio straordinario delle accise sul gasolio, che valeva 17 centesimi al litro comprendendo anche l’effetto dell’Iva. Dal giorno successivo entra in vigore un meccanismo diverso, quello delle cosiddette accise mobili, con effetti che non sono né automatici né scontati.

Punti Chiave

  • Il diesel in autostrada ha raggiunto una media di 2,20 euro al litro; sulla rete stradale ordinaria in self service la media è di 2,128 euro al litro.
  • La benzina supera i 2 euro al litro sulla rete stradale (2,008 euro in self) e arriva a 2,085 euro in autostrada.
  • Lo sconto straordinario sulle accise del diesel, pari a 14 centesimi più Iva per un totale di 17 centesimi al litro, scade alla mezzanotte del 24 agosto; il provvedimento era stato introdotto il 28 luglio e prorogato con uno stanziamento di 245 milioni di euro.
  • Dal 25 agosto si passa alle accise mobili: non è garantito né un rincaro automatico di 17 centesimi né il mantenimento integrale dello sconto attuale.
  • Sei Paesi europei, tra cui Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, stanno promuovendo una proposta di tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere.

Benzina a 2 euro, diesel a 2,20: i numeri del rifornimento

Gli ultimi rilevamenti disponibili restituiscono un quadro già molto pesante, anche prima della scadenza dello sconto sulle accise. Sulla rete stradale nazionale, in modalità self service, la benzina ha toccato una media di 2,008 euro al litro, in leggero rialzo rispetto ai 2,005 euro precedenti. In autostrada il prezzo medio della verde sale a 2,085 euro al litro, una soglia che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata eccezionale.

Ancora più pesante la situazione per il gasolio. Sulle strade ordinarie la media self è di 2,128 euro al litro, mentre sulle autostrade si arriva appunto a 2,200 euro. Per tradurre questi numeri in impatto concreto sul portafoglio basta prendere come riferimento una vettura con un serbatoio da 50 litri: con benzina a 2,008 euro al litro, un pieno teorico costa circa 100,40 euro. Con il gasolio a 2,128 euro si sale a circa 106,40 euro. In autostrada, facendo il pieno di diesel a 2,20 euro al litro, si arriva a 110 euro. Numeri che diventano ancora più significativi per chi percorre quotidianamente lunghi tragitti o utilizza l’auto per lavoro, e che nel bilancio familiare si sommano a pedaggi e alle altre spese tipiche dei viaggi estivi.

Il timing non è casuale: milioni di italiani sono alle prese con il rientro dalle vacanze, la fase del controesodo in cui il traffico sulle autostrade raggiunge i picchi stagionali. Per chi percorre molti chilometri, la differenza rispetto a periodi con listini più contenuti diventa facilmente visibile nel costo complessivo del viaggio.

Accise sul diesel: cosa cambia alla mezzanotte del 24 agosto

Il provvedimento che ha tenuto artificialmente più basso il prezzo del gasolio nelle ultime settimane ha una struttura precisa. L’attuale riduzione fiscale vale 17 centesimi al litro, composta da 14 centesimi di minore accisa più l’effetto dell’Iva applicata a cascata. Il taglio era stato introdotto il 28 luglio e successivamente prorogato grazie a uno stanziamento da 245 milioni di euro. La validità termina alla mezzanotte del 24 agosto.

Dal 25 agosto il quadro cambia con il ricorso alle accise mobili, uno strumento con una logica diversa rispetto allo sconto fisso. Il funzionamento si basa sul legame tra prezzo del petrolio e gettito fiscale: quando le quotazioni internazionali salgono, aumentano anche gli incassi Iva dello Stato, perché l’imposta viene applicata su un valore più alto. Il meccanismo consente di utilizzare questa maggiore entrata per finanziare una riduzione temporanea delle accise, senza un costo fisso predeterminato a carico del bilancio pubblico.

Non si tratta quindi di uno sconto garantito in misura fissa per un periodo prolungato. L’entità dell’intervento dipende dalle condizioni previste dalla norma e dalle risorse generate dal maggiore gettito nel momento in cui viene applicato. Un sistema analogo era già stato attivato alla fine di luglio, quando per due giorni erano stati impiegati 20,5 milioni di euro per ridurre l’accisa sul gasolio. Il punto centrale per gli automobilisti è proprio questo: dal 25 agosto non è corretto dare per scontato né un rincaro immediato di 17 centesimi né il mantenimento integrale dello sconto attuale. Molto dipenderà dall’applicazione concreta del nuovo meccanismo e dall’andamento delle quotazioni energetiche sui mercati internazionali.

La proposta europea: tassa sugli extraprofitti dei petrolieri

Mentre in Italia si discute su come contenere i costi di benzina e diesel attraverso la leva fiscale interna, prende forma anche un’iniziativa a livello comunitario. Sei Paesi dell’Unione europea stanno lavorando per portare sul tavolo una possibile tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Accanto all’Italia figurano Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna: un fronte abbastanza ampio da rendere la proposta politicamente rilevante, anche se ancora lontana dall’approvazione.

L’obiettivo dichiarato sarebbe utilizzare le eventuali entrate aggiuntive per finanziare interventi destinati a famiglie e imprese colpite dal caro-energia. La richiesta dei sei Paesi è quella di affrontare il tema in una prossima riunione dei ministri delle Finanze europei. Tempi, aliquote, soggetti coinvolti e modalità di utilizzo delle risorse restano però tutti ancora da definire: si tratta di una proposta politica, non di una nuova imposta già approvata.

Gli effetti indiretti: non solo chi guida a gasolio

Le associazioni dei consumatori chiedono nuovi interventi e mettono in guardia anche dagli effetti a catena dei rincari sui carburanti. Un diesel più caro, sottolineano, non pesa soltanto su chi possiede un’auto a gasolio: il gasolio è il carburante dominante nel trasporto merci su gomma, e un suo aumento si riflette sui costi logistici e, di conseguenza, sui prezzi di numerosi prodotti al dettaglio. L’inflazione energetica, in altri termini, ha una capacità di propagarsi ben oltre le stazioni di servizio.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire quanto le accise mobili riusciranno ad assorbire la fine dello sconto da 17 centesimi sul gasolio. Per gli automobilisti, intanto, la fotografia è quella di un rifornimento già diventato una delle voci più pesanti del viaggio estivo: benzina oltre 2 euro e diesel a 2,20 euro in autostrada rendono ogni sosta al distributore un momento da pianificare con attenzione, soprattutto per chi deve percorrere centinaia di chilometri nel rientro verso casa.

Domande frequenti

Quanto costa fare un pieno di diesel e benzina in autostrada adesso?

In autostrada il diesel ha raggiunto una media di 2,20 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 2,085 euro al litro. Per un serbatoio da 50 litri, fare il pieno di gasolio in autostrada significa spendere circa 110 euro.

Cosa cambia per il diesel dal 25 agosto 2026?

Dalla mezzanotte del 24 agosto termina il taglio fisso delle accise sul gasolio, pari a 17 centesimi al litro (14 centesimi di accisa più l’effetto IVA). Al suo posto entra in funzione il meccanismo delle accise mobili, che utilizza il maggiore gettito IVA generato dal rincaro del petrolio per ridurre temporaneamente la tassazione: non è quindi garantito né un rincaro automatico di 17 centesimi né il mantenimento integrale dello sconto attuale.

Come funzionano le accise mobili sui carburanti?

Quando il prezzo internazionale del petrolio sale, lo Stato incassa più IVA perché l’imposta è applicata su un valore più alto. Le accise mobili permettono di reimpiegare questo maggiore gettito per abbassare temporaneamente le accise sui carburanti. Non si tratta di uno sconto fisso: l’entità dell’intervento dipende dalle condizioni previste dalla norma e dall’andamento delle quotazioni energetiche.

Cos’è la proposta di tassa europea sugli extraprofitti dei petrolieri?

Sei Paesi UE, Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, stanno promuovendo una possibile tassa comunitaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. L’obiettivo è utilizzare le eventuali entrate per aiutare famiglie e imprese colpite dal caro-energia, ma al momento si tratta solo di una proposta: tempi, aliquote e modalità di utilizzo delle risorse sono ancora tutti da definire.

Il caro carburante quanto pesa sul costo di un pieno sulla rete ordinaria?

Sulla rete stradale ordinaria in modalità self service, la benzina costa in media 2,008 euro al litro e il gasolio 2,128 euro al litro. Per un serbatoio da 50 litri, un pieno di benzina arriva a circa 100,40 euro, mentre con il diesel si superano i 106 euro.