La FIA ha pubblicato i risultati dei primi due periodi di valutazione ADUO (Additional Development and Upgrade Opportunities), confermando ufficialmente per la prima volta ciò che circolava già da settimane nei paddock: Red Bull ha il miglior motore a combustione interna dell’era regolamentare 2026. Una notizia che, paradossalmente, si trasforma in uno svantaggio concreto per la scuderia di Milton Keynes, bloccata dagli aggiornamenti mentre i rivali incassano risorse extra per recuperare terreno.
Punti Chiave
- La FIA conferma ufficialmente che Red Bull possiede il miglior motore a combustione interna della stagione, classificato come benchmark nel sistema ADUO.
- Mercedes è stimata tra il 2% e il 4% dietro Red Bull e riceve un token di omologazione aggiuntivo; Ferrari, Audi e Honda risultano oltre il 4% di distacco e ottengono due token.
- Dopo il secondo periodo di valutazione (da Monaco a Budapest), le quote di omologazione restano invariate: nessun cambio significativo nella gerarchia dei propulsori.
- Mercedes ottiene uno sconto di 3 milioni di dollari sul budget cap per ogni periodo in cui rientra nella fascia 2-4%, con ore dyno aggiuntive per lo sviluppo.
- Ferrari potrebbe portare un secondo aggiornamento al Gran Premio d’Italia, mentre Honda introdurrà la Spec 2 nello stesso terzo periodo ADUO, in scadenza al Gran Premio degli Stati Uniti.
La prima conferma ufficiale e il silenzio sul secondo ranking
L’annuncio della FIA ha risposto ad alcune domande lasciandone aperte molte altre. La notizia formale più attesa era la ratifica del primato di Red Bull nel campo dei motori a combustione interna: un dato che nei fatti era già trapelato durante il weekend del Gran Premio di Monaco, quando le informazioni del primo periodo ADUO erano state diffuse ai costruttori e quasi immediatamente leaked. All’epoca emerse che Red Bull era l’unico produttore a non poter portare aggiornamenti, con Mercedes autorizzata a un solo step di sviluppo e tutti gli altri, ovvero Ferrari, Audi e Honda, aventi diritto a due.
Il documento relativo al secondo periodo ADUO, però, si è fermato qui. La FIA ha comunicato che le quote di omologazione rimangono invariate, senza però fornire informazioni sull’evoluzione della classifica rispetto alla prima rilevazione. In una nota inserita nel mezzo del comunicato, l’ente regolatore ha chiarito la propria posizione in modo netto: “A causa della natura riservata di queste informazioni, non verranno comunicati ulteriori dettagli sulle misurazioni dell’indice di prestazione delle power unit.” Una scelta comprensibile sul piano della riservatezza industriale, ma che ha lasciato insoddisfatti team e costruttori, con i telefoni che hanno iniziato a squillare nella serata di mercoledì nel tentativo di ricostruire un quadro coerente della situazione.
Come funziona il sistema ADUO: tre fasce di prestazione
Per comprendere le implicazioni dell’annuncio, occorre capire la struttura del sistema di classificazione. I motori vengono suddivisi in tre categorie: il benchmark, ovvero il migliore; chi si trova tra il 2% e il 4% di distacco dal benchmark, che ottiene un token di omologazione aggiuntivo; e chi è oltre il 4%, che riceve due token. Questo schema aveva già permesso, dopo Monaco, di ricostruire la gerarchia con relativa precisione.
Il fatto che dopo il secondo periodo (compreso tra Monaco a inizio giugno e l’Ungheria a fine luglio) nulla sia cambiato nelle quote assegnate consente di trarre alcune conclusioni. Perché Red Bull non abbia ottenuto token, è necessario che rimanga nella categoria benchmark. Questo significa che né Ferrari, che ha portato un aggiornamento ADUO in Austria, né Mercedes, che ha apportato modifiche legate all’affidabilità sempre in Austria con benefici prestazionali marginali, hanno superato Red Bull di almeno il 2%. Se uno dei due avesse scavalcato il propulsore di Milton Keynes con quel margine, Red Bull avrebbe automaticamente maturato il diritto a un token di omologazione.
Allo stesso modo, il fatto che Mercedes non abbia ricevuto token aggiuntivi la colloca in un intervallo compreso tra l’1,99% davanti a Red Bull e il 3,99% dietro: una finestra piuttosto ampia, che non permette di stabilire con certezza se la Stella abbia guadagnato o perso terreno in termini relativi. In teoria, anche Ferrari avrebbe potuto portarsi fino all’1,99% davanti a Red Bull con il suo aggiornamento austriaco senza alterare i token assegnati, sempre che Mercedes fosse rimasta entro la propria finestra del 2%. Nella pratica, però, fonti multiple interpellate concordano sul fatto che l’assetto della classifica non sia cambiato in modo sostanziale.
Aggiornamenti Austria: impatto limitato sulla classifica FIA
L’analisi delle specifiche tecniche degli aggiornamenti portati in Austria rafforza questa lettura. Le modifiche di Mercedes, descritte come prevalentemente legate all’affidabilità, hanno avuto un impatto più significativo sulla componente battery rispetto al motore a combustione interna, che è l’unico elemento considerato dalla FIA per il calcolo dell’indice ADUO. Il loro peso sulla classifica ufficiale è quindi stato trascurabile. L’upgrade di Ferrari in Austria, pur rappresentando un passo avanti, non ha avuto l’aspetto di una svolta radicale.
La conclusione più logica, secondo le fonti consultate, è che Red Bull rimanga quasi certamente il miglior motore a combustione interna della griglia, con Mercedes e Ferrari alle sue spalle in quest’ordine. Audi e Honda sono rimaste oltre la soglia del 4% di distacco anche nel corso del secondo periodo ADUO. La situazione potrebbe evolvere nel terzo periodo, che si estende fino al Gran Premio degli Stati Uniti a fine ottobre. Ferrari ha previsto un secondo aggiornamento motore, provvisoriamente anticipato per il Gran Premio d’Italia del prossimo fine settimana, mentre Honda introdurrà la propria Spec 2, anch’essa soggetta a valutazione in questa finestra.
La trappola del benchmark: extra budget e ore dyno per i rivali
Il vero paradosso del sistema ADUO emerge con chiarezza guardando alle conseguenze economiche e di sviluppo per Red Bull. Essere classificati come benchmark non significa soltanto non poter portare aggiornamenti durante la stagione: significa anche finanziare indirettamente il recupero dei concorrenti. Il meccanismo prevede che i costruttori classificati nelle fasce inferiori ricevano agevolazioni sul budget cap e ore aggiuntive al banco prova, senza che queste siano soggette a un tetto massimo cumulativo.
In cifre concrete: Mercedes, se confermata nella fascia 2-4% sia per il primo che per il secondo periodo ADUO, ottiene una riduzione di 3 milioni di dollari sul proprio budget cap per ciascun periodo. Se non dovesse portare un aggiornamento sufficientemente significativo entro fine stagione da rientrare nella fascia benchmark, incasserà altri 3 milioni per il terzo periodo, e così via. Lo stesso principio si applica, con variazioni legate alla fascia di appartenenza, a Ferrari, Audi e Honda.
In sostanza, finché Red Bull mantiene il primato e nessun altro costruttore compie un salto netto, ogni periodo di misurazione porta ai rivali risorse fresche da investire nello sviluppo del motore. Questo ha alimentato un dibattito interno al paddock sull’effettiva funzionalità del sistema. La FIA stessa, nella persona del direttore delle monoposto Nikolas Tombazis, ha riconosciuto che “naturalmente ci sono aree che potremmo evolvere nel tempo”. Tuttavia, modificare le regole richiede il consenso della maggioranza dei costruttori, e al momento tutti i rivali di Red Bull si trovano in una posizione confortevole: continuare a restare nelle fasce inferiori garantisce loro denaro extra e ore dyno supplementari.
“Risultati incredibilmente robusti”: la FIA respinge le contestazioni Red Bull
Nel mezzo di tutto questo, Red Bull non ha accettato passivamente il verdetto iniziale. La scuderia era convinta, sulla base dei propri dati interni, di non essere mai stata costantemente oltre il 2% di vantaggio rispetto a Mercedes. Aveva formalmente chiesto alla FIA di rivedere la propria analisi. La risposta è arrivata mercoledì: l’ente regolatore ha dichiarato che i propri risultati sono “incredibilmente robusti”, respingendo di fatto qualsiasi riesame.
Questa posizione irremovibile mette Red Bull in una condizione scomoda fino all’inverno, quando alcune aree di sviluppo torneranno accessibili in vista del 2027. Nel frattempo, la scuderia dovrà guardare i propri rivali accumulare risorse e potenziale di sviluppo grazie a un sistema che premia chi insegue e penalizza chi è davanti. La discussione su come riformare l’ADUO, magari agganciando il ranking alla posizione nel campionato costruttori piuttosto che alla sola prestazione del motore a combustione interna, è destinata a intensificarsi nei prossimi mesi. Ma senza il supporto dei costruttori avversari, che dal sistema attuale traggono vantaggi concreti, ogni proposta di cambiamento partirà in salita.
I prossimi appuntamenti chiave saranno il Gran Premio d’Italia, potenziale palcoscenico per il nuovo step Ferrari, e poi il Gran Premio degli Stati Uniti, che segnerà la chiusura del terzo periodo ADUO e fornirà una nuova fotografia della gerarchia dei motori 2026.
Domande frequenti
Quale motore F1 2026 è il migliore secondo la FIA?
Secondo la FIA, il motore a combustione interna della Red Bull è il migliore della griglia 2026: è l’unico classificato come benchmark, mentre Mercedes si trova tra il 2 e il 4% di distacco e Ferrari, Audi e Honda oltre il 4%. Questa classificazione è rimasta sostanzialmente invariata dopo i primi due periodi di valutazione ADUO.
Cos’è il sistema ADUO in Formula 1 e come funziona?
ADUO sta per Additional Development and Upgrade Opportunities ed è il meccanismo che regola quanti aggiornamenti al motore ogni costruttore può introdurre in stagione. I produttori vengono suddivisi in tre fasce in base alla distanza dal benchmark: chi è tra il 2 e il 4% ottiene un token di omologazione, chi supera il 4% ne ottiene due, mentre il benchmark non può effettuare sviluppi in-season.
Perché Red Bull non può sviluppare il motore durante la stagione 2026?
Red Bull è classificata come benchmark, ovvero la migliore unità a combustione interna, e il regolamento ADUO vieta al costruttore di punta di portare aggiornamenti in corso di stagione. Potrà introdurre modifiche solo durante l’inverno, in vista del 2027, a meno che un rivale non superi Red Bull di almeno il 2% spingendo la casa austriaca fuori dalla fascia benchmark.
Quali vantaggi economici ottengono i rivali di Red Bull grazie all’ADUO?
Ogni costruttore che si trova nella fascia 2-4% di distacco dal benchmark riceve un aggiustamento al ribasso del tetto di spesa pari a 3 milioni di dollari per ogni periodo di misurazione, più ore aggiuntive al banco prova. Ciò significa che Mercedes, se rimane in quella fascia, accumula 3 milioni di dollari di budget cap extra per ciascun periodo ADUO, mentre Red Bull non riceve alcun beneficio aggiuntivo.
Quando potrebbe cambiare la classifica dei motori F1 2026?
Il terzo periodo ADUO si chiude al Gran Premio degli Stati Uniti di fine ottobre e includerà la valutazione del secondo aggiornamento Ferrari, atteso provvisoriamente al GP d’Italia, e della ‘Spec 2’ Honda. Se uno di questi step dovesse essere molto significativo, potrebbe rimescolare la classifica, ma per il momento le fonti indicano che l’ordine non è cambiato in modo sostanziale.





