F1, «I nemici del Drake»: la mostra Ferrari a Torino

Al MAUTO di Torino dal 2 aprile all'11 ottobre 2026: 23 monoposto e 2.000 mq per raccontare trent'anni di rivalità tra Enzo Ferrari e i costruttori britannici come Lotus, McLaren e Cooper.

Al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO) debutta I nemici del Drake, una mostra interamente dedicata alla storia della Formula 1 e, in particolare, alle rivalità che per trent’anni opposero la Ferrari di Enzo Ferrari ai costruttori britannici indipendenti. Visitabile dal 2 aprile all’11 ottobre 2026, l’esposizione si sviluppa su oltre 2.000 metri quadrati e raccoglie ventitré monoposto iconiche, documenti, fotografie e cimeli capaci di ricostruire un’intera epoca del motorsport mondiale.

Punti Chiave

  • La mostra I nemici del Drake è visitabile al MAUTO di Torino dal 2 aprile all’11 ottobre 2026.
  • L’esposizione occupa oltre 2.000 metri quadrati e ospita 23 monoposto iconiche della F1.
  • Il percorso copre trent’anni di rivalità, dal 1958 al 1988, tra Ferrari e i team britannici Lotus, McLaren, Tyrrell e Cooper.
  • La mostra è curata da Mario Donnini, Carlo Cavicchi e Maurizio Cilli.
  • Il progetto mette in luce anche l’influenza culturale della Swinging London sul mondo delle corse.

Una guerra planetaria durata trent’anni: dal 1958 al 1988

L’idea alla base di I nemici del Drake è tanto semplice quanto potente: raccontare la rivalità Ferrari in F1 non attraverso i trionfi del Cavallino Rampante, ma attraverso gli occhi di chi osò sfidarla. Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, la Formula 1 visse una trasformazione radicale che ne ridefinì per sempre gli equilibri tecnici e sportivi. La solidità industriale e la potenza motrice di Maranello si scontrarono con la creatività spregiudicata di una nuova generazione di costruttori indipendenti, tutti di matrice britannica: Lotus, McLaren, Tyrrell e Cooper.

Questi team, spesso nati in garage o capannoni artigianali, rivoluzionarono l’approccio ingegneristico alla monoposto da corsa. Dove Ferrari puntava sulla potenza del motore, i costruttori inglesi sopperirono con soluzioni tecniche audaci: l’introduzione del motore posteriore, lo sviluppo di telai più leggeri e aerodinamicamente più raffinati, una cultura progettuale che metteva al centro l’efficienza complessiva della vettura piuttosto che la sola cavalleria. Una filosofia che costrinse Ferrari a reinventarsi profondamente, pena l’irrilevanza competitiva.

23 monoposto iconiche su 2.000 metri quadrati di storia

Il cuore dell’esposizione è costituito dalle 23 monoposto che il visitatore può osservare da vicino, in un percorso immersivo pensato per restituire la grandiosità di un’epoca irripetibile. Ogni vettura racconta una storia: di vittorie strappate all’ultimo giro, di soluzioni tecniche che cambiarono le regole del gioco, di uomini visionari che trasformarono le corse automobilistiche in qualcosa di più simile a un laboratorio creativo che a una semplice competizione industriale.

Accanto alle monoposto, la mostra propone un ricco apparato documentario: fotografie, cimeli, materiali d’archivio che contribuiscono a contestualizzare ogni vettura nel momento storico in cui gareggiava. Non si tratta di una semplice esposizione statica, ma di un vero e proprio viaggio nel tempo, capace di restituire al visitatore il sapore di un’epoca in cui la Formula 1 era ancora un territorio inesplorato, dove l’ingegno di un piccolo team poteva davvero sovvertire l’ordine costituito.

La Swinging London entra in pista: arte, musica e design nelle corse

Uno degli aspetti più originali di I nemici del Drake è l’attenzione dedicata al contesto culturale in cui queste rivalità maturarono. La mostra evidenzia con chiarezza come l’influenza della Swinging London — il fermento creativo che negli anni Sessanta fece di Londra la capitale mondiale della musica, dell’arte e del design — abbia contaminato anche il mondo delle corse automobilistiche. I team britannici non erano solo officine meccaniche: erano espressione di una cultura giovane, irreverente e modernissima, capace di guardare al motorsport con occhi nuovi e senza il peso delle tradizioni consolidate.

Questa contaminazione si manifestò in mille modi: nelle livree audaci delle vetture, nella comunicazione visiva dei team, nell’approccio mediatico ai piloti, ma soprattutto nella libertà mentale con cui ingegneri e progettisti affrontavano i problemi tecnici. La Formula 1 di quegli anni non era solo uno sport: era un fenomeno culturale globale, e la mostra al MAUTO ha il merito di restituire questa dimensione spesso trascurata dalla storiografia motoristica tradizionale.

Mario Donnini: «Un’epopea fino a oggi impalpabile, finalmente cristallizzata»

La mostra è curata da Mario Donnini, noto giornalista motoristico, insieme a Carlo Cavicchi e Maurizio Cilli. Nel suo contributo ad Autosprint, Donnini ha sintetizzato con grande efficacia l’essenza di quel trentennio di battaglie: «In trent’anni di corse, dal 1958 al 1988, esplode una guerra planetaria tra il patriarca delle corse Enzo Ferrari che punta tutto sui cavalli del motore, e un gruppo di piccoli costruttori inglesi, i quali sopperiscono alla mancanza di potenza dei loro propulsori con una creatività prodigiosa, furba e a tratti spregiudicata. Un’epopea fino a oggi impalpabile e rimpianta, ma, grazie a questa mostra, finalmente catturata e cristallizzata in un contesto spettacolare».

Le parole del curatore restituiscono perfettamente lo spirito del progetto: non una celebrazione nostalgica fine a se stessa, ma il tentativo — riuscito — di dare forma e corpo a qualcosa che fino a oggi era rimasto nell’immaginario collettivo senza mai trovare una collocazione fisica adeguata. La scelta del MAUTO come sede non è casuale: il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino è da anni uno degli spazi espositivi più autorevoli d’Europa per quanto riguarda la cultura dell’automobile, e rappresenta il contesto ideale per una mostra di questa portata storica e narrativa.

I nemici del Drake rimarrà aperta al pubblico fino all’11 ottobre 2026, offrendo a appassionati di Formula 1, storici del motorsport e semplici curiosi un’occasione rara per avvicinarsi fisicamente a vetture che hanno scritto la storia delle corse, e per comprendere come la rivalità tra Ferrari e i team britannici abbia plasmato il DNA della F1 moderna.