Ferrari 849 Testarossa: 1.050 CV, Hanson la guida e dice «va oltre tutto»

Phil Hanson, vincitore assoluto della 24 Ore di Le Mans con la Ferrari 499P, porta in pista la nuova 849 Testarossa da 1.050 CV a Siviglia: «Intuisce i tuoi pensieri e va dove vuoi».

C’è un filo diretto tra la Ferrari 499P che ha vinto la 24 Ore di Le Mans e la nuova Ferrari 849 Testarossa: quel filo si chiama Phil Hanson. Il pilota ufficiale del Cavallino, ventiseienne inglese fresco di vittoria assoluta alla Sarthe al fianco di Yifei Ye e Robert Kubica con il team AF Corse, ha provato per noi la nuova supercar stradale di Maranello sulle strade nei dintorni di Siviglia. Il suo verdetto è inequivocabile: «La sensazione che si prova a guidare la Ferrari 849 Testarossa va oltre qualsiasi cosa abbia mai sperimentato».

Punti Chiave

  • La Ferrari 849 Testarossa eroga 1.050 CV, contro i 680 CV regolamentari della 499P da endurance.
  • Il powertrain combina un V8 da 4,0 litri con turbocompressori inediti, tre motori elettrici e una batteria da 7,45 kWh.
  • Il nuovo sistema FIVE (Ferrari Integrated Vehicle Estimator) genera un Digital Twin per ottimizzare il comportamento in curva tramite torque vectoring e brake-by-wire.
  • Phil Hanson, vincitore della 24 Ore di Le Mans, ha testato la vettura a Siviglia, a circa 1.500 km dal circuito de La Sarthe.
  • Nella versione Assetto Fiorano, la doppia ala con elemento attivo aggiunge 100 kg di carico aerodinamico sul posteriore.

Da 680 a 1.050 CV: lo scarto con la 499P da endurance

Per capire quanto sia straordinaria la Ferrari 849 Testarossa, basta un confronto diretto con la vettura che Hanson ha portato alla vittoria assoluta a Le Mans. La Ferrari 499P è vincolata dai regolamenti FIA WEC a un massimo di 680 CV: un limite imposto per garantire equilibrio tra i costruttori in gara. La Testarossa, invece, non deve rispondere ad alcun regolamento sportivo e può sprigionare tutto ciò che la tecnologia di Maranello è in grado di generare: 1.050 CV. Un delta di 370 CV che, sulla carta, basterebbe già da solo a raccontare la filosofia di questo progetto.

Ma i numeri da soli non rendono giustizia alla natura di questa vettura. Erede diretta della Ferrari SF90 Stradale, la 849 Testarossa non si limita ad aggiornare la formula ibrida del suo predecessore: la porta su un piano completamente nuovo. Il cuore pulsante è un V8 da 4,0 litri dotato dei turbocompressori più grandi mai montati su una Ferrari stradale, affiancato da tre motori elettrici e da una batteria da 7,45 kWh. Un sistema integrato che offre al guidatore quattro modalità del powertrain: eDrive, Hybrid, Performance e Qualifying.

Il sistema FIVE e il Digital Twin che «legge» la curva

La vera rivoluzione della 849 Testarossa non sta solo nella potenza, ma nell’intelligenza con cui quella potenza viene gestita. Ferrari ha sviluppato un nuovo sistema di assistenza alla guida chiamato Ferrari Integrated Vehicle Estimator (FIVE), che genera un Digital Twin in tempo reale della vettura per prevedere e ottimizzare il comportamento in curva. Il risultato pratico è un torque vectoring di nuova generazione e un inedito sistema brake-by-wire, due tecnologie che lavorano in sinergia per mantenere il guidatore nel pieno controllo anche quando si raggiunge — e si supera — il limite delle prestazioni.

Hanson, abituato ad analizzare il comportamento di vetture da competizione con la freddezza di un ingegnere, è rimasto sorpreso da ciò che ha trovato sotto le mani: «La prontezza dell’anteriore in curva è talmente pazzesca da farti pensare che l’anteriore cederà e il posteriore si alzerà, ma non succede nulla di tutto questo. Il livello di feedback è spettacolare». Una vettura che, nelle sue parole, «intuisce alla perfezione i tuoi pensieri e va esattamente dove vuoi nel momento stesso in cui lo decidi». Le sospensioni MagneRide completano il quadro, garantendo quella capacità di assorbire le asperità stradali che rende la Testarossa altrettanto a proprio agio su strada quanto in pista.

Design da endurance: la doppia coda e il pacchetto Assetto Fiorano

Il nome Testarossa non è solo un omaggio nostalgico: è una dichiarazione di intenti che si legge chiaramente nelle linee della carrozzeria. Il layout a doppia coda richiama esplicitamente la Ferrari 512 S e la 512 M dei primi anni ’70, vetture che hanno scritto pagine importanti nella storia dell’endurance mondiale. Il collegamento con il mondo delle corse non è solo estetico: la 849 Testarossa adotta un diffusore multilivello con generatori di vortici sia anteriori che posteriori, mentre le prese d’aria ai lati della carrozzeria sono funzionali all’alimentazione degli intercooler del powertrain ibrido.

Per chi vuole portare l’esperienza al livello successivo, la versione Assetto Fiorano introduce una doppia ala posteriore con elemento aerodinamico attivo posizionato tra i flick laterali, capace di incrementare il carico sul retrotreno di 100 chilogrammi. Un numero che, ancora una volta, avvicina la Testarossa stradale al mondo delle corse da cui trae ispirazione.

«Solo entrando in Ferrari ho capito il significato di passione»

Hanson non è il tipo da retorica fine a se stessa, e le sue parole sulla Ferrari portano il marchio dell’esperienza diretta. Il racconto della vittoria a Le Mans diventa, nella sua voce, tutt’altro che uno sfogo di euforia: «Vincere a Le Mans è una cosa, conquistare la vittoria assoluta è un’altra, farlo al volante di una Ferrari è qualcosa di indescrivibile». Un’emozione che lui stesso riconosce come autentica, diversa dal cliché: «È facile parlare della passione che Ferrari è in grado di suscitare. Lo fanno tutti. Eppure si tratta davvero di qualcosa che non ha paragoni. Per capirlo veramente bisogna trovarcisi in mezzo».

Ma è il pilota-analista a farsi strada quando Hanson parla del lavoro dietro le vittorie: «È incredibile quanto rapidamente svanisca l’euforia del successo nel Motorsport. Si passa molto più tempo a pensare a come migliorare e agli errori da correggere. Non è che la vettura abbia una velocità innata che viene fuori per magia ogni volta che andiamo a Le Mans. La mole di lavoro che c’è dietro, a tutti i livelli, è strabiliante». Un approccio pragmatico, quello di Hanson, che rispecchia in modo quasi simbolico la filosofia con cui Ferrari sviluppa sia le vetture da corsa che quelle stradali: emozione costruita su ingegneria, non magia.

Con la stagione WEC ormai nel vivo e la Ferrari 849 Testarossa che si prepara ad arrivare nelle mani dei clienti, il cerchio si chiude su un racconto che unisce Le Mans, Siviglia e l’eredità di un nome leggendario. Hanson tornerà presto a lavorare con il suo Manettino da competizione: la fame di vittorie, come lui stesso ammette, non si attenua mai.