Nel 2018, un bambino di appena 10-11 anni bussò alle porte della Ferrari. Si chiamava Kimi Antonelli, e oggi quel ragazzo guida il Mondiale di Formula 1 con 66 punti di vantaggio su Lewis Hamilton. A spiegare perché la Scuderia di Maranello lo rifiutò è stato l’allora team principal Maurizio Arrivabene, ospite del programma televisivo Race Anatomy, nella puntata andata in onda dopo il Gran Premio di Monaco. La risposta, secca e diretta: mancava la struttura adeguata per seguire ragazzi così giovani, e la Ferrari era già impegnata in un’altra scommessa generazionale, quella di portare Charles Leclerc in macchina.
Punti Chiave
- Maurizio Arrivabene, ex team principal Ferrari, ha rivelato perché nel 2018 la Scuderia rifiutò il giovanissimo Kimi Antonelli, all’epoca tra i 10 e gli 11 anni.
- Il motivo principale fu la mancanza di strutture adeguate a Maranello per gestire ragazzi di quella giovane età, non un problema di talento riconosciuto.
- Nel 2018 la Ferrari era già impegnata a promuovere Charles Leclerc, operazione che non fu indolore: «Non tutti erano d’accordo, qualcuno pensava che Charles fosse troppo giovane».
- Oggi Antonelli, a soli 19 anni e al suo secondo anno in F1 con Mercedes, guida la classifica iridata con 66 punti di vantaggio sul secondo classificato Lewis Hamilton.
- Arrivabene si è detto convinto che Antonelli «avrà tutto il tempo di portarci a casa il titolo iridato anche seduto su una Ferrari».
Antonelli a 19 anni: leader del Mondiale e speranza italiana
Per capire il peso di quella decisione presa nel 2018, basta guardare la classifica iridata attuale. Kimi Antonelli, bolognese, 19 anni appena compiuti, è al suo secondo anno su una monoposto di Formula 1 e ha già scalato la gerarchia fino alla vetta del Mondiale. Il distacco di 66 punti sul secondo classificato — che porta il nome di Lewis Hamilton, sette volte campione del mondo — è un dato che lascia pochi dubbi sulla dimensione del talento che si sta esprimendo. Un talento italiano, peraltro, di cui la penisola non aveva più goduto da decenni a questo livello.
Il riferimento storico è preciso e significativo: l’ultima volta che un pilota italiano ha conquistato il titolo iridato di Formula 1 risale al 1953, con Alberto Ascari. Sono trascorsi oltre settant’anni, e ora il Circus sembra aver trovato il candidato giusto per riaprire quella pagina di storia. La domanda, però, sorge spontanea: come mai questo talento corre con la tuta della Mercedes e non con quella della Ferrari?
Le parole di Arrivabene: «Strutture inadeguate, non era semplice»
A chiarire l’accaduto è stato Maurizio Arrivabene, che nel 2018 era ancora al vertice della gestione sportiva del Cavallino Rampante. Interpellato durante la puntata di Race Anatomy post-Monaco, l’ex team principal ha ricostruito il contesto con precisione, distinguendo la propria valutazione personale da quella aziendale.
«Nel mio ultimo anno in Ferrari, nel 2018, Antonelli aveva 10-11 anni» — ha dichiarato Arrivabene — «in quel periodo la Ferrari non aveva ancora la struttura per occuparsi di ragazzini così giovani. Parlo non da team principal, ma in riferimento all’azienda. Poi le cose in Ferrari sono un pochino più complicate di altre squadre. Bisogna capire il contesto. Anche oggi non sarebbe così semplice mettere sotto contratto un ragazzino di talento di 11 anni come è ad esempio il figlio di Kimi Raikkonen, Robin».
Un passaggio rivelatore, quello sul figlio di Kimi Raikkonen, Robin, che Arrivabene cita come esempio di come la complessità strutturale e organizzativa della Ferrari renda difficile gestire percorsi di crescita così precoci, indipendentemente dall’epoca. Non è quindi una questione di visione o di mancato riconoscimento del talento, ma di infrastruttura: il vivaio del Cavallino, in quegli anni, non era attrezzato per accompagnare bambini prodigio verso la maturità agonistica.
La scommessa su Leclerc: «Non tutti erano d’accordo»
C’è poi un secondo elemento che Arrivabene ha voluto mettere in evidenza per contestualizzare la scelta del 2018: la Ferrari era già impegnata in una sfida generazionale non da poco, quella di portare Charles Leclerc al volante della monoposto di Maranello. Un’operazione che, come ha ammesso lo stesso ex team principal, non era affatto unanimemente condivisa all’interno della Scuderia.
«In più nel 2018 noi eravamo impegnati a portare Leclerc in macchina e anche lì è stata dura, non tutti erano d’accordo. Qualcuno pensava che Charles fosse troppo giovane per la Rossa» — ha aggiunto Arrivabene. Una confessione che svela le tensioni interne che spesso accompagnano le grandi decisioni in un team di primo piano come la Ferrari: la promozione di un giovane pilota non è mai un atto automatico, ma il risultato di un dibattito interno in cui le resistenze al cambiamento possono essere molto forti. Leclerc, com’è noto, ha poi dimostrato ampiamente il proprio valore; ma nel 2018, quella scommessa era tutt’altro che scontata agli occhi di tutti.
In questo quadro, aggiungere anche la gestione di un bambino di 10-11 anni particolarmente promettente sarebbe stato, secondo Arrivabene, semplicemente troppo. Le risorse umane e organizzative disponibili in quel momento non lo consentivano.
Arrivabene guarda avanti: «Antonelli potrà vincere anche in Ferrari»
Nonostante la porta di Maranello gli sia stata chiusa nel 2018, Maurizio Arrivabene non sembra nutrire rimpianti sulla traiettoria futura di Antonelli. Anzi, la chiusura del suo intervento a Race Anatomy suona quasi come un augurio, e forse come una previsione.
«Proprio perché ha 19 anni ed è fortissimo, secondo me Antonelli avrà tutto il tempo di portarci a casa il titolo iridato anche seduto su una Ferrari» — ha concluso l’ex team principal. Una frase che apre scenari interessanti: al di là del presente con Mercedes, la carriera del bolognese è ancora lunga, e il suo percorso futuro è tutto da scrivere. Le parole di Arrivabene sembrano suggerire che, in un momento diverso, con strutture diverse, Maranello avrebbe potuto — e potrebbe ancora — essere una destinazione naturale per un talento come il suo.
Per ora, però, Antonelli è saldamente ancorato alla Mercedes, sta trascinando la propria squadra verso quello che potrebbe essere un Mondiale storico, e l’Italia intera sembra tifare per lui, a prescindere dal colore della tuta. Se davvero riuscirà a portare a compimento l’impresa, romperà un digiuno che dura dal 1953: un’attesa di oltre settant’anni che, alla luce dei 66 punti di vantaggio su Hamilton, appare sempre più vicina alla fine.





