Zagato AGTZ Twin Tail x Deus Ex Machina: il one-off tra Le Mans e il surf

Zagato e La Squadra svelano l'AGTZ Twin Tail one-off firmata Deus Ex Machina: livrea bianco-nero, interni esclusivi e un'ispirazione che unisce Le Mans agli anni '60 alla cultura del surf attraverso i materiali compositi.

Un nuovo capitolo nella storia della carrozzeria su misura è stato scritto. Zagato e La Squadra hanno svelato una versione assolutamente unica e irripetibile dell’AGTZ Twin Tail, realizzata in collaborazione con il celebre marchio lifestyle e creativo Deus Ex Machina. Si tratta di una commissione one-off che fonde, in un modo mai sperimentato prima, l’artigianato automobilistico italiano di altissimo livello con la cultura creativa urbana nata tra surfisti e motociclisti australiani. Il risultato è una vettura da collezione capace di raccontare due mondi apparentemente lontanissimi — le piste di Le Mans degli anni Sessanta e le onde dell’oceano — attraverso un linguaggio estetico comune: la rivoluzione dei materiali compositi.

Punti Chiave

  • L’AGTZ Twin Tail è un progetto one-off nato dalla collaborazione tra Zagato, La Squadra e Deus Ex Machina, unico esemplare all’interno di una produzione già estremamente limitata.
  • La vettura si ispira alla leggendaria Alpine A220 degli anni Sessanta ed è sviluppata sulla piattaforma tecnologica della moderna Alpine A110.
  • Deus Ex Machina ha firmato una livrea monocromatica esclusiva in bianco e nero e dettagli interni personalizzati in co-branding.
  • Il filo conduttore del progetto è la rivoluzione dei materiali compositi, dalla fibra di vetro alla fibra di carbonio, comune alla costruzione di carrozzerie e al mondo della shaping delle tavole da surf.
  • Andrea Michele Zagato e Jakub Pietrzak, fondatore de La Squadra, hanno entrambi sottolineato come il progetto nasca da un atto di coraggio stilistico e da una passione condivisa per motorsport e surf.

L’AGTZ Twin Tail: omaggio all’Alpine A220 su base A110

Il progetto originale dell’AGTZ Twin Tail, nato dalla partnership tra Zagato e La Squadra, è prima di tutto un omaggio allo spirito delle grandi corse di durata. La vettura trae profonda ispirazione dalla leggendaria Alpine A220 degli anni Sessanta, l’iconica barchetta francese che gareggiò nelle gare di endurance più prestigiose al mondo, compresa la 24 Ore di Le Mans. Non si tratta, però, di una semplice operazione nostalgia: la base tecnica è quella della modernissima Alpine A110, un’automobile che ha ridefinito il concetto di sportiva leggera contemporanea. Questa combinazione — anima vintage, tecnologia attuale — è esattamente la tensione creativa che caratterizza l’intera filosofia del progetto.

Il tratto distintivo che dà il nome alla vettura è la sua coda lunga rimovibile, che conferisce alla silhouette una drammaticità visiva fuori dal comune. La possibilità di rimuovere questa appendice posteriore — le “due code” che evocano configurazioni aerodinamiche differenti — è tanto una soluzione stilistica quanto una dichiarazione d’intenti: questa è un’automobile che rifiuta di scegliere tra passato e futuro, tra pista e strada, tra rigore tecnico e libertà espressiva.

Il coraggio secondo Andrea Michele Zagato

Il presidente di Zagato, Andrea Michele Zagato, ha voluto spiegare la filosofia profonda che anima il progetto ricorrendo a un’immagine toccante e personale. «Sul retro dell’orologio del nonno di mia moglie era inciso un motto: ‘Denaro perso, nulla è perso. Onore perso, qualcosa è perso. Coraggio perso, tutto è perso.’» ha dichiarato Zagato. «Sotto molti aspetti, il progetto AGTZ Twin Tail riguarda proprio il coraggio. Il coraggio di reinterpretare la tradizione della carrozzeria moderna e di creare un’auto con due anime, e letteralmente due code. Partner che condividono questo spirito di audacia, come Deus Ex Machina, hanno abbracciato questo atto di design su misura. Questi progetti celebrano l’individualità e arricchiscono il mondo del collezionismo automobilistico.»

Le parole di Zagato tracciano un perimetro preciso attorno al significato di questo one-off: non si tratta semplicemente di personalizzare un’automobile di lusso, ma di compiere una scelta coraggiosa che mette in discussione le convenzioni estetiche e produttive del settore. In un’epoca in cui le case automobilistiche tendono a standardizzare anche le edizioni speciali, la carrozzeria milanese ribadisce la propria vocazione alla singolarità assoluta. Il fatto che la collaborazione con Deus Ex Machina rappresenti «un’eccezione assoluta» all’interno di una produzione già ristrettissima rende ancora più evidente quanto questo esemplare sia destinato a diventare un pezzo di storia del collezionismo automobilistico.

Surf, motorsport e la rivoluzione della fibra di carbonio

Jakub Pietrzak, fondatore de La Squadra, ha rivelato la genesi dell’intuizione che ha reso possibile il dialogo tra due mondi così distanti. «Surf e motorsport sono le mie due più grandi passioni» ha spiegato. «Mentre creavamo il progetto AGTZ Twin Tail, abbiamo attinto a piene mani dal passato, raccontando la storia di Alpine e di ciò che accadde a Le Mans. Invitando Deus a collaborare, volevamo evidenziare come sia il surf che la costruzione di carrozzerie traggano profonda ispirazione dalla rivoluzione dei materiali compositi. L’introduzione della fibra di vetro, e successivamente della fibra di carbonio, ha permesso a designer di auto e shaper di tavole da surf di raggiungere forme, pesi e proporzioni impossibili fino agli anni Cinquanta. Questa base condivisa è diventata l’ispirazione per lavorare insieme a questo modello unico.»

È una connessione che, a prima vista, può sembrare sorprendente, ma che rivela una logica storica e tecnologica molto solida. La fibra di vetro, introdotta nell’industria automobilistica e nel surf pressoché nella stessa epoca, ha letteralmente ridisegnato i confini del possibile per entrambe le discipline. Prima di quella rivoluzione, la forma di una carrozzeria e quella di una tavola erano condizionate dalla natura dei materiali tradizionali — legno, metallo, tessuto. Dopo, designer e shaper hanno potuto inseguire l’aerodinamica e l’idrodinamica in modo quasi organico. La fibra di carbonio ha poi portato questo processo a un livello ulteriore, abbattendo il peso e aumentando la rigidità strutturale in misura impensabile per le generazioni precedenti. Il progetto AGTZ Twin Tail celebra esplicitamente questa eredità condivisa.

La livrea bianco-nero firmata Deus Ex Machina e gli interni in co-branding

Per questa speciale commissione, Deus Ex Machina è stata invitata ad aggiungere un livello creativo completamente inedito. Il Direttore Creativo e co-fondatore del marchio, Carby Tuckwell, ha lavorato a stretto contatto con Lucas Mongiello, Creative Lead de La Squadra, e con l’intero team di design Zagato per sviluppare una livrea esterna esclusiva e personalizzare i dettagli interni. Il risultato, dal punto di vista cromatico, è una scelta tanto radicale quanto efficace: una sorprendente livrea monocromatica in bianco e nero.

Questa palette ridotta all’essenziale non è una rinuncia alla complessità, ma al contrario un modo per valorizzarla. Come ha spiegato Tuckwell: «Una regola generale nel design delle livree è che più bella è la forma dell’auto, maggiore è la sfida per armonizzare colore e arte… e nel caso della AGTZ si è trattato del livello finale. Spero che la semplicità della tavolozza, delle forme e della grafica si integri all’opera d’arte che è l’auto.» Una dichiarazione che rivela la consapevolezza del designer di fronte a una forma già straordinariamente elaborata: aggiungere troppo avrebbe sottratto, mentre sottrarre ha aggiunto. Il bianco e il nero esaltano la sinuosità della carrozzeria e, soprattutto, rendono ancora più drammatica la silhouette della coda lunga rimovibile, che in questa livrea acquista un carattere quasi grafico, quasi da illustrazione. Gli interni presentano inoltre tocchi sottili in co-branding, che estendono l’esclusività della collaborazione anche nell’abitacolo, trasformando ogni dettaglio in una firma condivisa tra le due culture creative.

Questa vettura si colloca oggi non soltanto come un pezzo da collezione di assoluto riferimento, ma come la dimostrazione tangibile che l’alta carrozzeria italiana sa ancora sorprendere quando la tradizione ingegneristica abbraccia senza timore la cultura del design contemporaneo. Il prossimo passo, per chi avrà la fortuna di ammirarla o di possederla, sarà capire fino in fondo quanto profondo sia il legame — tecnico, culturale, estetico — tra una curva di Le Mans e una onda dell’oceano.