Aprire un rubinetto, azionare una pompa a mano, poi girare una manovella davanti al cofano: avviare un’automobile nel 1906 era un rituale preciso e tutt’altro che immediato. La Laurin & Klement Voiturette A, prima vettura prodotta a Mladá Boleslav — la città che oggi ospita i quartier generali di Škoda — otteneva il permesso ufficiale di circolazione su strada in quell’anno, con un prezzo base di 3.600 corone: una cifra che un operaio dell’epoca, con uno stipendio medio di 12 corone settimanali, avrebbe impiegato circa sei anni a mettere insieme.
Punti Chiave
- La Laurin & Klement Voiturette A ottenne l’omologazione stradale ufficiale nel 1906 al prezzo di 3.600 corone, equivalente a circa sei anni di salario operaio.
- Il motore è un bicilindrico a V a quattro tempi raffreddato a liquido da 7 CV, capace di spingere la vettura fino a 40 km/h.
- La procedura di avvio prevedeva tre fasi obbligatorie: apertura del rubinetto del carburante, pompaggio manuale dell’olio ai cuscinetti e azionamento della manovella di avviamento.
- Il serbatoio del carburante era posizionato davanti all’equipaggio, nella stessa zona dove nelle auto moderne si trova il cruscotto.
- Il consumo era di circa quattro chilogrammi di carburante ogni 100 chilometri, venduto a peso in chilogrammi e non a volume.
Un’auto da sei anni di stipendio: il contesto storico della Voiturette A
Nel 1906, la Voiturette A era classificata ufficialmente come «carrozza a motore», una definizione che riflette perfettamente la fase di transizione tecnologica di quell’epoca: il mondo stava abbandonando i cavalli e abbracciando il motore a scoppio, ma il lessico e la regolamentazione faticavano a tenere il passo. Ottenere il permesso di circolazione era già di per sé un traguardo, ma acquistare l’automobile era un privilegio destinato a pochissimi. Con 3.600 corone di prezzo base e uno stipendio operaio medio di 12 corone settimanali, servivano oltre 300 settimane di lavoro — quasi sei anni interi — per permettersi la vettura. Un lusso assoluto per gli standard dell’epoca.
Eppure, chi riusciva ad acquistarla si trovava di fronte a una macchina tecnicamente avanzata per il proprio tempo, espressione del genio ingegneristico di Laurin & Klement, l’azienda che avrebbe poi dato vita al marchio Škoda. La Voiturette A rappresentava lo stato dell’arte della produzione automobilistica boema di inizio Novecento, con soluzioni costruttive che richiedevano al guidatore una conoscenza meccanica di base prima ancora di salire a bordo.
Il motore bicilindrico a V da 7 CV: specifiche tecniche dell’epoca
Cuore della Voiturette A è un motore bicilindrico a V a quattro tempi, raffreddato a liquido, con una potenza di sette cavalli. La trasmissione del moto avviene tramite una frizione a cono rivestita in cuoio, collegata a un cambio a tre velocità a innesto diretto. Sette CV potrebbero sembrare pochissimi con gli occhi di oggi, ma erano sufficienti a spingere la vettura fino a una velocità massima di 40 km/h, un risultato tutt’altro che trascurabile su strade sterrate e accidentate come quelle di inizio secolo.
Il serbatoio del carburante era posizionato nella parte anteriore della carrozzeria, davanti all’equipaggio, in una zona che nelle automobili moderne corrisponde approssimativamente al cruscotto. Il carburante, all’epoca, non veniva venduto a litri bensì a peso, in chilogrammi. Il consumo della Voiturette A si attestava attorno ai quattro chilogrammi per 100 chilometri, un dato che oggi risulta di difficile comparazione diretta ma che all’epoca era considerato assolutamente nella norma per una vettura di quella categoria.
Rubinetto, pompa, manovella: la procedura di avvio in tre atti
Immaginate di essere i fortunati proprietari di una Voiturette A e di voler compiere il vostro primo viaggio in automobile. La prima cosa da fare non è salire a bordo, ma avvicinarsi al serbatoio posto nella parte anteriore della vettura e aprire il rubinetto che consente alla benzina di fluire nel carburatore, situato nel vano motore. Nessuna pompa elettrica, nessun sistema di iniezione: la gravità e un semplice rubinetto manuale regolavano l’afflusso di carburante.
Una volta aperto il rubinetto, il guidatore doveva utilizzare una pompa a mano per portare l’olio lubrificante fino ai cuscinetti del motore. Un passaggio fondamentale per evitare danni meccanici all’avvio, quando le parti in movimento sono ancora a secco. Solo dopo aver completato questa operazione era possibile passare alla fase successiva: spostarsi sul davanti del veicolo, aprire la valvola di scarico tramite il decompressore e finalmente azionare la manovella di avviamento. Prima di dare la manovellata decisiva, però, occorreva impostare sulla leva del volante la posizione ottimale del collegamento al carburatore, così da garantire il regime di giri corretto al momento dell’accensione. Il lusso di avviare il motore con una chiave o un pulsante sarebbe arrivato molto più tardi.
Come si guida la Voiturette A: leve, pedali e niente acceleratore a pedale
Con il motore finalmente in moto, il guidatore poteva salire a bordo e prepararsi alla partenza. La disposizione dei comandi era radicalmente diversa da quella di qualsiasi automobile moderna. Alla destra del conducente erano collocate due leve: quella di sinistra serviva per cambiare le marce, quella di destra fungeva da freno a mano e agiva sulle ruote posteriori. Il pedale sinistro comandava la frizione, esattamente come avviene ancora oggi, mentre il pedale destro azionava un freno che agiva sul cambio — non sulle ruote.
L’accelerazione, invece, non era gestita da alcun pedale: anche durante la marcia, il controllo del gas avveniva tramite una leva sul volante, la stessa utilizzata per impostare il regime di giri prima dell’avvio. Un sistema che richiedeva una coordinazione e una familiarità con il mezzo molto diverse rispetto a quelle che diamo per scontate oggi. In mani esperte, tuttavia, tutto questo consentiva di raggiungere i 40 km/h massimi di cui la Voiturette A era capace — una velocità che, sulle strade di inizio Novecento, doveva sembrare straordinaria.
La storia della Voiturette A rappresenta non solo il punto di partenza di uno dei marchi automobilistici più longevi d’Europa, ma anche una finestra affascinante su come l’umanità abbia imparato, passo dopo passo, a domare una tecnologia allora nuovissima. Škoda ha recentemente ripercorso questa storia attraverso contenuti dedicati, riscoprendo i dettagli di un rituale di avvio che, a oltre 120 anni di distanza, racconta meglio di qualsiasi altra cosa la distanza percorsa dall’industria automobilistica.





