Opel ha annunciato la sua partecipazione al Campionato Mondiale ABB FIA di Formula E 2026-2027 con l’Opel GSE Formula E Team, ma per la Casa di Rüsselsheim le vetture monoposto non rappresentano affatto una novità. Al contrario, si tratta di una tradizione che affonda le radici negli anni Ottanta, quando Opel diede vita a uno dei campionati monomarca più seguiti d’Europa, capace di lanciare nel motorsport professionistico nomi del calibro di Mika Häkkinen e Rubens Barrichello.
Punti Chiave
- Opel parteciperà al Campionato Mondiale ABB FIA di Formula E nella stagione 2026-2027 con l’Opel GSE Formula E Team.
- La Casa tedesca vanta una lunga tradizione nelle monoposto, risalente al programma Formula Opel Lotus attivo tra il 1988 e il 1994.
- Le monoposto di Formula Opel Lotus erano progettate dalla Lotus Advanced Engineering e costruite dalla Reynard in 240 esemplari totali.
- Il campionato europeo Formula Opel Lotus ha lanciato piloti come Mika Häkkinen e Rubens Barrichello.
- Il programma era coordinato dalla EFDA e prevedeva campionati nazionali in diversi Paesi europei.

L’annuncio in Formula E: Opel GSE Team e l’era elettrica
Il ritorno di Opel nel mondo delle monoposto passa stavolta dall’elettrico. L’annuncio della partecipazione al Campionato Mondiale ABB FIA di Formula E 2026-2027 segna un nuovo capitolo nella storia sportiva del marchio tedesco, che schiera i propri modelli GSE — completamente elettrici — anche nella dimensione agonistica. L’Opel GSE Formula E Team diventa così il braccio racing del brand, coerente con la trasformazione in atto nell’intera gamma stradale.

La Formula E rappresenta oggi uno dei palcoscenici tecnologicamente più avanzati del motorsport mondiale, con costruttori che utilizzano la competizione come laboratorio per sviluppare le tecnologie destinate poi alle vetture di produzione. La scelta di Opel di tornare alle monoposto proprio attraverso questa serie non è quindi soltanto una decisione sportiva, ma anche una dichiarazione d’intenti sull’elettrificazione del marchio. Una storia che, però, ha radici ben più profonde nel passato.
La Formula Opel Lotus degli anni ’80: 240 monoposto, due generazioni

A cavallo degli anni Ottanta e Novanta, Opel organizzò uno dei campionati monomarca più strutturati d’Europa: la Formula Opel Lotus. Le vetture erano progettate dalla Lotus Advanced Engineering — la divisione tecnica della leggendaria casa britannica — e costruite dalla Reynard, azienda che raggiunse in seguito la notorietà in Formula 1 e CART. In totale vennero realizzati 240 esemplari, divisi in due serie distinte: la Mk I, introdotta nel 1988, e la Mk II, aggiornata nel 1991. Entrambe le versioni appartenevano alla tipologia FVL.
La scelta di affidarsi alla Reynard per la costruzione e alla Lotus per la progettazione garantì alle monoposto un livello qualitativo elevato, in linea con gli standard delle formule propedeutiche europee dell’epoca. Il risultato fu una vettura competitiva, accessibile e tecnicamente omogenea: ingredienti perfetti per un campionato formativo destinato a scoprire i talenti del futuro.
Il motore 2.0 16V Opel da 155 CV: tecnologia di serie in pista
Sul piano meccanico, le monoposto di Formula Opel Lotus erano equipaggiate con un motore 4 cilindri bialbero Opel a 16 valvole di 2,0 litri. Un’unità derivata direttamente dalla produzione di serie, ma opportunamente preparata per l’impiego agonistico: nella versione racing, alimentata da 2 carburatori a doppio corpo, il propulsore sviluppava circa 155 CV (114 kW). La trasmissione era affidata a un cambio Hewland T5 a 5 marce, soluzione classica per le formule di quel periodo.
A completare il pacchetto tecnico, le monoposto montavano pneumatici Bridgestone Potenza e cerchi in lega prodotti dall’italiana Tecnomagnesio. La scelta di utilizzare un motore derivato dalla serie era strategica: abbatteva i costi di gestione per i team e i piloti partecipanti, garantendo al tempo stesso un’adeguata competitività. La filosofia era quella tipica delle formule propedeutiche: formare i piloti senza che la superiorità tecnica di un motore potesse falsare i risultati.
Häkkinen, Barrichello e gli altri: la Formula Opel Lotus come scuola di campioni
Il programma sportivo della Formula Opel Lotus era coordinato dalla EFDA (European Formula Drivers’ Association) e si articolava su due livelli. Al vertice c’era il campionato europeo, mentre parallelamente si disputavano campionati nazionali in Germania, Benelux, Gran Bretagna, Irlanda, Austria e Scandinavia. Una rete continentale capace di offrire a decine di giovani piloti un trampolino verso le categorie superiori.
Il valore formativo del campionato è dimostrato dai nomi che passarono da quella scuola. Tra gli altri, il campionato europeo di Formula Opel Lotus laureò il finlandese Mika Häkkinen — futuro doppio Campione del Mondo di Formula 1 con McLaren nel 1998 e 1999 — e il brasiliano Rubens Barrichello, che avrebbe poi costruito una carriera leggendaria nella massima formula, collezionando vittorie e podi al fianco di piloti del calibro di Michael Schumacher. Nomi che da soli bastano a testimoniare il livello qualitativo e la credibilità del percorso formativo offerto da Opel.
Il ritorno di Opel in Formula E nel 2026-2027 si inserisce dunque in una narrativa sportiva ricca e coerente. Dalla Formula Opel Lotus degli anni Ottanta, passando per i successi nei rally, nelle gare turismo e di durata, fino alle sfide del motorsport elettrico contemporaneo: il filo conduttore è sempre stato quello di unire competizione e innovazione tecnologica. Con l’Opel GSE Formula E Team, il marchio di Rüsselsheim è pronto a scrivere un nuovo capitolo di questa storia.





