Cinquant’anni fa, nel marzo 1976, il Salone Internazionale di Ginevra ospitava il debutto di una delle ammiraglie più originali nella storia dell’automobile italiana: la Lancia Gamma. A celebrarne il mezzo secolo di vita è Stellantis Heritage, che ne ripercorre la storia tecnica e stilistica, ricordando come questo modello — con il suo inedito motore boxer a quattro cilindri, il design fuori dagli schemi firmato Pininfarina e gli interni da “salotto viaggiante” — abbia rappresentato un capitolo fondamentale nell’identità del marchio torinese. Un’eredità che oggi rivive nel nome della nuova ammiraglia prevista a Melfi.
Punti Chiave
- La Lancia Gamma debuttò al Salone di Ginevra del marzo 1976 in due versioni: berlina due volumi a coda tronca e coupé firmata da Aldo Brovarone per Pininfarina.
- Il cuore tecnico era un inedito motore boxer a quattro cilindri da 2,5 litri e 140 CV, realizzato con largo impiego di alluminio; disponibile anche in versione da 1.999 cc e 120 CV per ragioni fiscali italiane.
- La seconda serie del 1980 introdusse l’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic, aggiornamenti estetici e interni rinnovati con sedili disponibili anche in tessuto Ermenegildo Zegna.
- La produzione terminò nel 1984 dopo circa 22.000 esemplari, lasciando il posto alla Lancia Thema.
- Il nome Gamma è stato scelto per la nuova ammiraglia Lancia, che sarà prodotta nello stabilimento italiano di Melfi.

Il ritorno di Lancia nel segmento delle ammiraglie
Per comprendere il significato della Lancia Gamma, occorre guardare al contesto in cui nacque. Dopo l’ingresso di Lancia nel gruppo Fiat alla fine degli anni Sessanta, il marchio torinese aveva avviato un ambizioso programma di rinnovamento. La Beta, presentata nel 1972, fu il primo risultato di questo percorso, ma la dirigenza aveva un obiettivo ancora più ambizioso: riportare Lancia nel segmento delle ammiraglie, rimasto scoperto dopo la fine della produzione della Flaminia nel 1969.

La Gamma venne quindi progettata come vettura di vertice dell’offerta Lancia, mantenendo i principi tecnici che avevano caratterizzato la tradizione del marchio: trazione anteriore, soluzioni ingegneristiche sofisticate e un linguaggio stilistico distintivo rispetto alla concorrenza. Con questi ingredienti, affinati nel corso degli anni, la nuova ammiraglia affrontò il mercato con determinazione, pur non riuscendo a imporsi pienamente nel competitivo segmento europeo delle vetture di rappresentanza. Nel tempo, tuttavia, la Gamma è stata progressivamente rivalutata da appassionati e collezionisti per la sua originalità stilistica e per il ruolo che ha avuto nella storia del marchio.
Il nuovo boxer Lancia: 2,5 litri da 140 CV in alluminio

Uno degli aspetti più significativi del progetto Gamma fu lo sviluppo di un motore completamente nuovo. Tra le opzioni considerate dagli ingegneri Lancia figuravano il glorioso V6 delle Flaminia, l’evoluzione del boxer della Flavia portato a due litri e persino il V6 delle Dino Ferrari e Fiat — poi utilizzato per la Stratos. La scelta cadde infine sulla progettazione di un inedito motore boxer a quattro cilindri da 2,5 litri, che con il propulsore della Flavia condivideva soltanto l’architettura a cilindri contrapposti.
Realizzato con largo impiego di alluminio, il nuovo motore risultava tra i più leggeri della sua categoria ed erogava 140 CV con una risposta particolarmente fluida, qualità essenziale per una vera ammiraglia. Per rispondere alla legislazione italiana che imponeva l’IVA maggiorata per le cilindrate superiori ai due litri, dal boxer 2,5 litri venne ricavata una variante da 1.999 cc capace di 120 CV, garantendo così accessibilità al mercato domestico senza rinunciare alla vocazione del modello.

Berlina a coda tronca e Coupé «salotto viaggiante»: i due volti della Gamma
La Lancia Gamma berlina si presentò al pubblico con un design decisamente fuori dagli schemi tradizionali per l’epoca: una linea a due volumi con coda tronca, sviluppata in collaborazione con Pininfarina, che rappresentava una soluzione stilistica originale per una vettura di rappresentanza degli anni Settanta. Particolare attenzione venne dedicata all’aerodinamica — la berlina vantava un coefficiente Cx di 0,37 — e alla luminosità dell’abitacolo, resa possibile da ampie superfici vetrate, dai tre vetri laterali al grande lunotto fisso molto inclinato. Gli interni riflettevano la tradizione Lancia nella cura dei materiali, con divano posteriore sagomato, quattro alzavetri elettrici, volante regolabile in altezza e regolazione elettrica del retrovisore esterno. Il bagagliaio, dotato di un’originale apertura con veneziana, offriva una capacità di carico notevole, ideale per l’uso familiare.
Se la berlina colpiva per la sua modernità funzionale, la Lancia Gamma Coupé conquistava per l’eleganza formale. Pininfarina, accorciando il passo del telaio, permise ad Aldo Brovarone di disegnare una filante Gran Turismo a due porte e tre volumi, con parabrezza e lunotto dalle inclinazioni pronunciate e molto simili, lungo cofano basso e un baule caratterizzato da due nervature inclinate. Ma fu l’abitacolo, progettato da Piero Stroppa, a fare la vera differenza: venne definito da tutti un autentico “salotto viaggiante”, concepito come uno spazio accogliente ispirato al product design degli anni Settanta, con una plancia originale, combinazioni di colori ricercate e materiali di alta qualità. I sedili, ampi e ben sagomati, garantivano comfort elevato nei lunghi viaggi. Vale la pena ricordare che, nonostante le due versioni fossero presentate insieme a Ginevra nel 1976, la Coupé arrivò nelle concessionarie oltre un anno dopo la berlina, lasciando così spazio alla diffusione della quattro porte.
La seconda serie del 1980: iniezione elettronica e interni Zegna
A cavallo tra il 1978 e il 1979 vennero apportate alcune modifiche meccaniche per migliorare l’affidabilità, un intervento che anticipò il più completo aggiornamento della seconda serie, arrivata nel 1980. La novità tecnica principale fu l’adozione dell’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic sul motore di cilindrata maggiore, che assunse la denominazione Lancia Gamma 2.5 i.e., mentre la versione a carburatore rimase in produzione soltanto per l’esportazione. Sul fronte estetico, la calandra venne ridisegnata per uniformarsi alle altre Lancia, riproponendo la forma a scudo tipica delle vetture del passato. Cambiarono anche il paraurti anteriore e i cerchi in lega, ridisegnati per pneumatici ribassati.
Gli interni furono completamente rivisti: nuova plancia con orologio digitale, pomello e rivestimento della leva del cambio rinnovati, luci di cortesia temporizzate e luce di lettura orientabile. I sedili, ridisegnati, erano disponibili anche con tessuti firmati Ermenegildo Zegna, un dettaglio che testimoniava l’ambizione del marchio nel segmento premium. La Gamma Coupé della seconda serie adottò le stesse modifiche agli interni, con sedili ancora più avvolgenti e la possibilità del cambio automatico a quattro marce.
I concept di Giugiaro e Pininfarina: la Gamma che non fu mai prodotta
Parallelamente alla seconda serie, la piattaforma Gamma ispirò una serie di concept firmati dai più grandi carrozzieri torinesi. Pininfarina propose tre interpretazioni: la Spider T-Roof del 1978, derivata dalla coupé con tetto apribile ancorato a un robusto roll-bar; la Scala del 1980, una sportiva quattro porte con silhouette simile alla coupé ma con l’abitabilità della berlina; e la Olgiata, curiosa versione con portellone ma solo due porte laterali, resa sportiva da uno spoiler che raccordava tetto e portellone — una proposta lungimirante, arrivata prima che il mercato si orientasse verso le station wagon.
Italdesign di Giorgetto Giugiaro presentò nel 1978 la Megagamma, con carrozzeria notevolmente rialzata per aumentare il volume interno, una soluzione squadrata che richiamava il progetto di due anni prima realizzato da Italdesign per i taxi di New York. Nel 1980 fu invece il Centro Stile Lancia a proporre la Gamma 3V, un’ulteriore interpretazione a tre volumi della berlina. Quest’ultima vettura, ancora in perfette condizioni, è oggi esposta all’Heritage Hub Stellantis di Torino, testimonianza tangibile della vivacità progettuale di quegli anni.
La Nuova Gamma a Melfi: cinquant’anni dopo, il nome rinasce
Dopo circa 22.000 esemplari prodotti, la Lancia Gamma lasciò il posto nel 1984 alla Thema, universalmente considerata l’auto blu per eccellenza. Ma il nome e il suo portato simbolico non sono andati perduti. Oggi la Gamma Coupé è riconosciuta come una delle nove icone del marchio alla base della nuova era Lancia, insieme ad Aurelia, Flaminia, Fulvia, Beta HPE, Delta, Stratos e 037: modelli molto diversi tra loro, ma tutti capaci di esprimere in modo inconfondibile il design italiano attraverso il tempo.
Non a caso, il nome Gamma è stato scelto per uno dei modelli chiave del rilancio del marchio: la Nuova Gamma, che sarà prodotta nello stabilimento italiano di Melfi. La nuova ammiraglia si propone di interpretare in chiave contemporanea i valori storici di Lancia — eleganza, innovazione e comfort — segnando un passaggio fondamentale nel percorso di crescita del marchio. A cinquant’anni dal debutto ginevrino, la Gamma si conferma non solo un pezzo di storia dell’automobile italiana, ma una fonte di ispirazione attiva per il futuro.





