A 140 anni dall’invenzione dell’automobile, Mercedes torna sulla sua ammiraglia con un intervento che non somiglia a un normale restyling. Oltre il 50% della vettura è stato riprogettato, eppure basta chiudere la porta per capire che il punto non era cambiare carattere. Nella prova la nuova Mercedes Classe S è rimasta fedele a se stessa, solo più filtrata, più silenziosa, più rapida nel leggere quello che accade attorno. Il prezzo parte da poco più di 123 mila euro, cifra che la colloca dove la Classe S è sempre stata: nel territorio delle berline che non devono convincere tutti, ma pretendono di fissare il riferimento.
Il comfort lavora prima della strada
La prima impressione non arriva dal motore, né dallo schermo, ma dal modo in cui l’auto cancella il contorno. Su strada, questa Classe S sembra muoversi con un margine costante, come se ogni sollecitazione fosse stata prevista un istante prima. Non è solo morbidezza. Le sospensioni Airmatic restano uno dei punti cardine del progetto, ma è il sistema E-Active Body Control con smorzamento intelligente a dare alla vettura quella compostezza quasi innaturale sui fondi irregolari. L’assetto legge e adatta, senza trasformare l’abitacolo in una sala d’attesa ovattata. La differenza si sente soprattutto quando l’asfalto peggiora e la carrozzeria continua a restare ordinata, con movimenti ridotti e mai secchi.
Nel test della nuova ammiraglia Mercedes emerge anche un lavoro molto fine sull’insonorizzazione. Rumori di rotolamento, fruscii e vibrazioni sono stati limati con una cura che non si misura solo in decibel, ma nella fatica che non arriva dopo molti chilometri. Motore e trasmissione dialogano con una progressività rara, senza strappi, senza la necessità di mostrarsi. Qui il lusso non è una scenografia vistosa, è la capacità di abbassare il carico mentale di chi guida e di chi viaggia dietro.
Lo sterzo posteriore fino a 10 gradi è uno di quei dettagli che cambiano più di quanto dicano sulla carta. In manovra riduce la sensazione di avere tra le mani una grande berlina di rappresentanza, mentre alle velocità più alte aggiunge stabilità e precisione. La massa resta importante, le dimensioni pure, ma l’inserimento in curva è più naturale di quanto ci si aspetti da un’auto di questa categoria. Non diventa sportiva, e per fortuna non prova a farlo. Si limita a diventare più facile, più leggibile, più pulita nei trasferimenti di carico.
Nella versione a passo lungo, poi, la prospettiva cambia del tutto. I passeggeri posteriori entrano in un ambiente che Mercedes costruisce come una lounge mobile, con schermi dedicati, funzioni di videoconferenza e sistemi di intrattenimento avanzati. I sedili ridisegnati offrono programmi massaggio evoluti e un supporto ergonomico più curato, utile soprattutto nei lunghi trasferimenti. La cintura riscaldata sembra un vezzo finché non la si usa in una mattina fredda. Il filtraggio avanzato dell’aria lavora nello stesso registro, quello del benessere silenzioso. Sul fronte sicurezza, il pacchetto di protezione può arrivare fino a 15 airbag, un numero che ricorda quanto questa vettura continui a essere anche un laboratorio viaggiante per la Stella a tre punte.
Digitale profondo e motori elettrificati
Fuori, l’aggiornamento si riconosce da dettagli precisi. La stella illuminata sul cofano ha una sua teatralità, forse discutibile per chi ama la sobrietà assoluta delle vecchie generazioni, ma coerente con il nuovo linguaggio del marchio. La griglia anteriore è maggiorata, più presente, mentre i fari con tecnologia micro Led ampliano del 40% il campo visivo ad alta risoluzione. Nella guida notturna questo significa una lettura più ampia e dettagliata della strada, con una sensazione di controllo che si sposa bene con l’indole dell’auto. Non è un elemento decorativo, e qui la differenza tra lusso apparente e tecnologia utile si vede.
La vera frattura con il passato, però, è nel cervello elettronico. MB.OS è il nuovo sistema operativo sviluppato da Mercedes-Benz e riunisce le funzioni della vettura in un ecosistema digitale aggiornabile via cloud. Non è soltanto una plancia più moderna. È il tentativo di far lavorare infotainment, assistenza alla guida, comfort e funzioni di bordo dentro una logica unica. Su questa base nasce MB.Drive, che evolve assistenza alla guida e parcheggio attraverso sensori avanzati e algoritmi di intelligenza artificiale capaci di leggere traffico e ambiente in tempo reale. La recensione della nuova ammiraglia passa inevitabilmente da qui, perché l’auto non si limita più a eseguire comandi: interpreta, anticipa, suggerisce.
Il Mbux Superscreen occupa la scena con una superficie in vetro che integra display centrale e schermo passeggero. L’effetto è pulito, meno frammentato rispetto a certe plance affollate di tablet, e l’assistente vocale evoluto aggiunge un’interazione più naturale e personalizzata. A tratti resta la sensazione che la Classe S voglia diventare un salotto connesso prima ancora che una berlina, ma nella pratica la disposizione dei comandi non cancella l’attenzione alla guida. È una tecnologia densa, sì, ma non fredda. Almeno quando la si usa per quello che serve davvero.
La gamma motori è stata aggiornata in chiave elettrificata. Al vertice c’è il V8 da 537 CV e 750 Nm, un propulsore che non cerca la brutalità plateale ma una spinta continua, robusta, sempre ben isolata dall’abitacolo. Accanto a lui restano i sei cilindri benzina, più fluidi e silenziosi, mentre le varianti plug in hybrid permettono di percorrere circa 100 km in modalità elettrica. È un dato importante per chi usa un’ammiraglia anche in città o negli spostamenti quotidiani, perché consente di separare il viaggio lungo dalla routine a zero emissioni locali. La gamma comprende anche diesel di nuova generazione, progettati per rispettare le future normative sulle emissioni. Tutte le motorizzazioni adottano il sistema mild hybrid a 48 Volt, pensato per migliorare fluidità, efficienza e comfort di marcia.
Quanto alle caratteristiche della Classe S, il quadro è quello di un’auto che non punta su un singolo effetto speciale. Il prezzo della Mercedes resta alto, da poco più di 123 mila euro, ma il valore percepito passa dalla somma di interventi molto concreti: oltre metà vettura rivista, fari più evoluti, piattaforma digitale MB.OS, assistenza MB.Drive, sospensioni attive, sterzo posteriore fino a 10 gradi, abitacolo posteriore da rappresentanza. È una posizione netta, quasi testarda. In un mercato che spesso confonde il lusso con la quantità di schermi, l’ammiraglia tedesca prova a tenere insieme meccanica, software e silenzio di bordo.
Resta una macchina poco democratica, e non finge il contrario. Però la Classe S ha ancora quella capacità particolare di far sembrare normale ciò che su altre vetture sarebbe annunciato con enfasi. Il suo limite, se così si può chiamare, è lo stesso di sempre: bisogna guidarla a lungo per capire dove finisca l’apparenza e dove cominci il lavoro vero degli ingegneri. Dopo qualche ora al volante, la risposta tende ad arrivare senza bisogno di grandi proclami.






