Basta sedersi di fronte a un esaminatore, muovere le mani come se si stesse guidando, e la patente in Afghanistan è praticamente in tasca. Nessun giro di prova, nessuna auto, nessun volante reale: solo tre gesti mimati su richiesta dell’istruttore, accelerare, frenare e sterzare, e il documento è ottenuto. Un video che circola online, tutt’altro che generato dall’intelligenza artificiale, mostra esattamente questa procedura nella sua realtà più sconcertante.
Punti Chiave
- In Afghanistan l’esame di guida non prevede alcuna prova pratica a bordo di un veicolo: si svolge interamente mimando le azioni al volante con le mani.
- Secondo un sondaggio di Pajhwok Afghan News del 2014, il 60% degli automobilisti di Kabul non aveva mai sostenuto alcun esame di guida, con corruzione dilagante per ottenere le patenti.
- Le donne sotto il regime talebano non possono sostenere l’esame di guida; anche chi possiede già la patente non può guidare senza la presenza a bordo di un uomo.
- Lo spostamento per le donne, anche se accompagnate da un mahram (parente maschio), non può superare i 78 chilometri dalla propria abitazione.
- Il video che documenta la procedura dell’esame afgano sembrerebbe uno scherzo o un filmato generato dall’AI, ma è autentico.
Tre gesti con le mani e la patente è tua
La procedura è talmente surreale da sembrare, a prima vista, un prodotto dell’intelligenza artificiale o una parodia. Invece il video che documenta l’esame di guida afgano è del tutto autentico, e racconta una realtà che difficilmente troverebbe spazio nel sistema burocratico e normativo di qualsiasi altro Paese occidentale, Italia in primis. L’aspirante automobilista si siede di fronte all’esaminatore e, su invito di quest’ultimo, mima le azioni che compirebbe seduto al volante di un’auto vera: prima accelera, poi frena, infine sterza. Tutto e solo con le mani, nell’aria, senza un abitacolo intorno, senza una plancia, senza un pedale da premere.
Superata questa triplice prova, che di complicato non ha proprio nulla, il documento viene rilasciato e il neo-patentato può mettersi al volante sulle strade afgane. Si tratta, a tutti gli effetti, di uno degli esami più veloci e sorprendenti mai documentati al mondo: più simile a un colloquio di lavoro informale che a una vera verifica delle capacità di guida. Non è richiesta alcuna dimostrazione concreta di saper controllare un veicolo in movimento, gestire una manovra, rispettare la distanza di sicurezza o affrontare un incrocio.
Il 60% degli automobilisti di Kabul senza esame: il sondaggio del 2014
La situazione non è nuova, e i dati lo confermano. Secondo un sondaggio condotto da Pajhwok Afghan News e risalente al 2014, il 60 per cento degli automobilisti di Kabul non aveva mai sostenuto alcun esame di guida. Una percentuale impressionante, che all’epoca alimentava un sistema parallelo basato sulla corruzione: le patenti si ottenevano non attraverso una procedura ufficiale, ma aggirando del tutto anche la già superficiale verifica prevista dalla legge.
Il paradosso è evidente: anche chi decide di percorrere la strada “ufficiale” e sostenere l’esame non deve impegnarsi in modo particolare, visti i requisiti praticamente simbolici richiesti. Tre gesti mimati e una conversazione con l’esaminatore non costituiscono, in nessun sistema al mondo, una garanzia credibile di idoneità alla guida. Eppure, per anni, questo è stato lo standard afgano per accedere alla circolazione stradale.
Regime talebano e diritti negati: le donne senza patente
Dal 2014 a oggi, la situazione in Afghanistan è mutata profondamente sul piano politico. Con l’avvento del regime talebano al potere, le leggi vigenti sono cambiate in modo radicale, e non certo in senso progressivo. Tra le prime e più evidenti conseguenze per la mobilità individuale c’è il divieto assoluto per le donne di sostenere l’esame di guida: una norma che, da sola, offre una misura chiara del livello di arretratezza a cui è stata ricondotta la società afgana.
Ma le restrizioni non si fermano qui. Anche le donne che avevano già conseguito la patente prima dell’instaurazione del regime non possono guidare liberamente: la presenza a bordo di un uomo è obbligatoria in ogni caso. Inoltre, anche quando questa condizione è soddisfatta, ovvero quando è presente a bordo un mahram, cioè un parente maschio, lo spostamento consentito non può superare i 78 chilometri dalla propria abitazione. Un limite che, nella pratica, riduce ulteriormente la libertà di movimento già compressa da norme discriminatorie.
Il falso mito della donna al volante e la realtà afgana
C’è un’ulteriore ironia in tutto questo. La credenza popolare che dipinge la donna al volante come un pericolo costante per la circolazione stradale è, secondo i dati disponibili a livello globale, un falso mito: sono gli uomini i maggiori trasgressori delle norme stradali, in pressoché tutti i Paesi del mondo. In Afghanistan, evidentemente, questa evidenza non è stata recepita, e le restrizioni alla guida femminile restano in vigore non per ragioni legate alla sicurezza stradale, ma per motivazioni di natura ideologica e culturale.
La combinazione tra un esame di guida ridotto a una pantomima gestuale, una corruzione storica nella distribuzione delle patenti e un sistema normativo che esclude per legge metà della popolazione dalla possibilità di guidare, disegna un quadro della mobilità afgana che si allontana enormemente dagli standard internazionali. Quello che circola online come un video bizzarro o quasi comico è, in realtà, la fotografia di un sistema che merita ben altra riflessione.





