Ogni Ferrari moderna nasce con un colore di lancio esclusivo, una sfumatura pensata per presentarla al mondo nel modo più rappresentativo possibile. Ma dietro ogni tinta — dal Rosso Tramonto della nuova Amalfi Spider al Verde Nürburgring della 296 Speciale — si nasconde un processo creativo lungo e rigoroso, fatto di ricerca, tecnica e una buona dose di emozione. A raccontarlo è Silvia Capuano, Pilot Color & Trim Lead Designer del team di Maranello.
Punti Chiave
- Ogni Ferrari viene lanciata con un colore esclusivo sviluppato dal team Color & Trim di Maranello, che gestisce una palette già composta da migliaia di opzioni.
- La Ferrari Amalfi Spider è stata presentata in Rosso Tramonto, un rosso caldo con sfumature gialle ispirato ai tramonti estivi velati dalla foschia.
- La scelta del colore parte dal carattere della vettura e integra trend di mercato, strategia commerciale e brand heritage di Ferrari.
- Il processo include diversi cicli di test con fornitori di vernici, valutazioni su lamiere e pannelli interi, e controlli sia in luce artificiale sia all’aperto.
- La sostenibilità è oggi parte integrante del processo: vengono utilizzate vernici a base d’acqua e processi di essiccazione a bassa temperatura.
Dal Rosso Corsa al Verde Nürburgring: la palette Ferrari in evoluzione
La tradizione cromatica di Ferrari affonda le radici nei grandi classici. Il Rosso Corsa, iconico e immediatamente riconoscibile, accompagna modelli intrinsecamente legati al motorsport come la GTO e la 488 Pista. La 12Cilindri, invece, ha debuttato in Rosso Imola, una tonalità dal carattere sportivo altrettanto deciso. Ma la vera ricchezza della palette Ferrari emerge nei colori meno canonici, quelli che raccontano l’anima di ogni singola vettura attraverso sfumature inedite e identità visive costruite con cura certosina.
Il verde, in particolare, ha dominato i lanci più recenti con interpretazioni radicalmente diverse tra loro. La 12Cilindri Spider ha ricevuto il Verde Toscana, una tonalità elegante con un’ispirazione alle Gran Turismo. La 296 Speciale, sportiva e aggressiva per vocazione, ha adottato il Verde Nürburgring, una tinta audace, accesa e dichiaratamente racing. La Ferrari Amalfi nella versione coupé è invece nata in Verde Costiera, un verde con sfumature blu che evoca il paesaggio della Costiera Amalfitana da cui la vettura prende il nome. «Anche con una sola famiglia di colori, siamo in grado di creare interpretazioni completamente diverse», sottolinea Capuano.
Il carattere della vettura come punto di partenza
Il processo creativo che porta alla definizione di un colore di lancio non è mai casuale. «Il carattere della vettura stessa è il nostro punto di partenza quando sviluppiamo un nuovo colore; successivamente entrano in gioco molte altre variabili — trend, strategia e brand heritage», spiega Silvia Capuano. Il riferimento alle tendenze non riguarda solo il mondo automotive: il team attinge a moodboard, movimenti culturali e ispirazioni che vanno ben oltre i confini del settore automobilistico.
Per la Ferrari Amalfi, ad esempio, i temi ispiratori hanno riguardato il viaggio e la scoperta dei paesaggi italiani. Ma il colore ha assolto anche una funzione stilistica più concreta: mettere in evidenza la chiara evoluzione della Amalfi rispetto al modello precedente, sottolineando un carattere più fresco e contemporaneo. In questo senso, il colore non è soltanto estetica, ma diventa linguaggio progettuale. La collaborazione con il team di design Ferrari è essenziale in ogni fase: «Ci avvaliamo dei suggerimenti del team di design in materia di forme e superfici per capire in che modo il colore possa valorizzare al meglio lo stile», aggiunge la designer. «Allo stesso tempo, valutiamo come quel colore potrebbe funzionare all’interno della gamma nel suo insieme».
Test su test: dalla lamiera al paraurti, dal sole alla nebbia
Una volta individuata la direzione cromatica, il percorso verso la versione definitiva è lungo e articolato. La collaborazione con i fornitori di vernici parte dai primi campioni di prova e si sviluppa attraverso diversi cicli di test progressivi. Si comincia con piccole lamiere, per poi passare a componenti di dimensioni reali come portiere o paraurti verniciati, che permettono di valutare il comportamento della vernice su superfici più ampie e complesse.
Ogni campione viene esaminato in condizioni controllate sotto una luce artificiale capace di evidenziare anche il minimo difetto, ma anche all’esterno, in condizioni che spaziano dal pieno sole alla nebbia. La tonalità viene affinata con aggiustamenti minimi ma decisivi. «Appena troviamo un colore che ci soddisfa, passiamo alla rifinitura — un po’ più di rosso, un po’ meno di giallo, un tocco di blu — cose che non tutti apprezzano, ma che alla fine fanno la differenza», racconta Capuano. È il dettaglio invisibile che diventa perfezione visibile.
Sostenibilità e industrializzazione: la vernice deve essere anche riproducibile
Accanto all’aspetto puramente estetico, ogni nuovo colore deve superare il rigore dell’industrializzazione. La tinta finale non può essere soltanto bella: deve essere riproducibile in serie, durevole nel tempo e conforme a standard qualitativi elevati. Questo processo garantisce che ogni Ferrari consegnata a un cliente riproduca fedelmente il colore visto al lancio o nel configuratore.
Un aspetto sempre più rilevante riguarda la sostenibilità. Il team Ferrari ha integrato nel proprio processo produttivo l’uso di vernici a base d’acqua e processi di essiccazione a bassa temperatura, con l’obiettivo di ridurre il consumo energetico. Non si tratta di un dettaglio marginale: significa che l’eccellenza cromatica di Maranello cammina oggi di pari passo con una maggiore responsabilità ambientale.
Trovare il nome giusto: brainstorming e identità cromatica
L’ultima fase del processo — trovare il nome — è spesso la più sottovalutata, ma può rivelarsi tanto impegnativa quanto la creazione stessa della vernice. Durante lo sviluppo, ai colori vengono assegnati soprannomi informali per catturarne l’essenza senza ricorrere a codici tecnici. Ma quando il colore è definito, un gruppo più ampio partecipa alla ricerca del nome definitivo. «Gli esperti che lavorano con il colore ogni giorno hanno una prospettiva specifica, quindi è utile ascoltare un punto di vista nuovo», spiega Capuano.
A volte bastano poche sessioni di brainstorming, altre volte il percorso è più tortuoso. Nel caso della Ferrari Amalfi, però, il processo è stato insolitamente rapido. «È stato davvero facilissimo trovare i nomi Rosso Tramonto e Verde Costiera, perché il concept stesso della vettura era definito in modo molto chiaro», racconta sorridendo la designer. «I nomi si abbinano perfettamente con i colori e i colori si sposano con la vettura». Un equilibrio raro, ma quando si raggiunge, rappresenta la sintesi perfetta tra identità visiva e anima del prodotto.
Il lavoro del Color & Trim team di Maranello prosegue senza sosta: nuovi modelli, nuovi colori di lancio e nuove sfumature da aggiungere a una palette che conta già migliaia di opzioni. Ogni tonalità è una storia che attende di essere raccontata, tinta dopo tinta.





