Ferrari, Iannone: “Il primo prototipo è sempre una fase delicatissima”

Rocco Iannone, Direttore Creativo Ferrari, racconta la fase di prototipazione della collezione FW26: dalla pelle al bomber, la ricerca dell'eccellenza spingendo i limiti dei materiali.

Dal disegno bidimensionale all’oggetto tridimensionale: Rocco Iannone, Direttore Creativo di Ferrari, apre le porte del processo creativo che ha dato forma alla collezione FW26, raccontando la fase più complessa e allo stesso tempo più affascinante del lavoro sartoriale: la prototipazione.

Punti Chiave

  • Rocco Iannone, Direttore Creativo Ferrari, descrive la prototipazione come la fase “molto, molto delicata” in cui un’idea passa dal foglio al corpo.
  • Nella collezione FW26 la pelle ha avuto un ruolo centrale, richiedendo un’attenzione particolare per spingere il materiale oltre i suoi limiti consueti.
  • Il prototipo può rivelarsi meraviglioso o deludente: ciò che sulla carta appare impeccabile non sempre mantiene la stessa forza una volta indossato.
  • Il processo implica giorni di rifiniture, ripensamenti e prove prima di raggiungere il risultato definitivo.

“La prima forma di trasposizione da disegno a oggetto”

Quando un’idea smette di essere un’intuizione e diventa materia, tutto può essere rimesso in discussione. Il prototipo è proprio questo: il banco di prova in cui proporzioni, volumi e linee vengono confrontati per la prima volta con la realtà di un corpo. Iannone descrive questo momento con precisione chirurgica: “Il primo proto è sempre una fase molto, molto delicata, perché è di fatto la prima forma di trasposizione che passa da un disegno bidimensionale a un oggetto tridimensionale fatto di volumi, proporzioni, linee”.

Non si tratta di un passaggio meccanico. Ogni prototipo porta con sé l’incognita del risultato: il lavoro di ore di discussione e affinamento può dare vita a qualcosa di gratificante oppure rivelare, spietato, che ciò che sulla carta appariva impeccabile perde forza non appena viene indossato. “Per la prima volta si indaga se le proporzioni di quell’oggetto così come le hai disegnate hanno senso su un corpo, e se il materiale scelto per far dialogare disegno e materia effettivamente funziona”, spiega il Direttore Creativo.

Giorni di trasformazione: rifiniture, prove e ripensamenti

La prototipazione non si esaurisce in una seduta di fitting. Sono giornate dense, fatte di piccole correzioni e grandi ripensamenti, di intuizioni che arrivano all’improvviso e di dettagli che richiedono ore di lavoro. Il team si trova di fronte alla realizzazione concreta di mesi di lavoro creativo, con la consapevolezza che ogni scelta, dal taglio alla struttura, può essere messa nuovamente in discussione.

Quello che emerge dal racconto di Iannone è un processo artigianale nel senso più autentico del termine: nulla è scontato, nulla è automatico. L’uscita dal camerino, con il modello che indossa il capo per la prima volta, può portare entusiasmo o imporre una revisione radicale. La magia immaginata nel disegno deve sopravvivere all’incontro con la tridimensionalità del corpo umano.

“Forzare i limiti” della pelle nella FW26

Nella collezione FW26 la pelle ha assunto un ruolo protagonista, e con essa la complessità tecnica e creativa si è moltiplicata. Lavorare la pelle in modo convenzionale sarebbe stato il percorso più semplice, ma non quello coerente con l’identità del brand. Come sottolinea Iannone, il punto non è replicare soluzioni già viste: “È molto facile prendere la pelle e ricavarne un bomber. La cosa interessante quando si lavora in Ferrari è quella tensione che ti porta a ricercare l’eccellenza forzando dei limiti che un materiale è in grado di offrirti e quindi questo richiede molto, molto lavoro”.

Quella “tensione” di cui parla il Direttore Creativo è il filo conduttore dell’intera fase di prototipazione: non accontentarsi della soluzione ovvia, ma spingere ogni elemento, dal materiale alla forma, verso qualcosa che rispecchi gli standard di eccellenza che il marchio si impone. La pelle, in questo senso, diventa non solo un tessuto ma un terreno di sperimentazione, capace di esprimere identità e ricerca quando viene trattato con la cura e l’ambizione che il processo richiede.

Con la collezione FW26 in fase di definizione, il lavoro di prototipazione raccontato da Iannone restituisce la fotografia di un brand che considera ogni dettaglio del processo creativo parte integrante del prodotto finale: dalla prima intuizione su carta fino all’ultimo aggiustamento prima che il capo raggiunga il pubblico.

Domande frequenti

Chi è Rocco Iannone Ferrari?

Rocco Iannone è il Direttore Creativo di Ferrari, il marchio di moda del Cavallino Rampante. Nel video racconta il processo di prototipazione che trasforma i disegni in capi finiti per le collezioni Ferrari.

Cos'è la fase di prototipazione nella moda Ferrari?

La prototipazione è il passaggio in cui un disegno bidimensionale diventa per la prima volta un oggetto tridimensionale con volumi, proporzioni e linee reali. È considerata la fase più complessa e affascinante, perché solo indossando il capo si capisce se le proporzioni e i materiali scelti funzionano davvero sul corpo.

Cosa caratterizza la collezione Ferrari FW26?

Nella collezione FW26 la pelle ha avuto un ruolo centrale e ha richiesto un'attenzione particolare. Secondo Iannone, lavorare in Ferrari significa non accontentarsi dell'uso convenzionale del materiale, ma spingerne i limiti alla ricerca dell'eccellenza, il che comporta un lavoro molto più lungo e articolato.

Quali sono le sfide del primo prototipo nella moda?

Il primo prototipo può rivelare che ciò che sulla carta appariva impeccabile perde forza quando viene indossato. È una fase di rifiniture, ripensamenti e intuizioni in cui si verifica se proporzioni e materiali hanno senso su un corpo reale.