Ferrari Hypersail, Voltolini: “Qui serve una visione più ampia”

Enrico Voltolini, ingegnere nautico e velista SailGP con trascorsi in America's Cup, guida Ferrari Hypersail come Project Leader: base nel Tirreno entro fine anno, debutto nel Mediterraneo tra dodici mesi.

Enrico Voltolini è il Project Leader di Ferrari Hypersail, il progetto velico della Casa di Maranello che rappresenta una sfida senza precedenti nella storia della vela d’altura italiana. Ingegnere navale, velista di alto livello con due campagne di America’s Cup alle spalle con Luna Rossa e componente attivo del circuito SailGP, il 39enne piacentino ha assunto il comando delle operazioni dallo scorso aprile, chiamato da Giovanni Soldini per guidare un team di una ventina di persone verso un debutto previsto tra circa un anno, in occasione di un evento nel Mediterraneo.

Punti Chiave

  • Enrico Voltolini, ingegnere nautico ed ex velista America’s Cup, è Project Leader di Ferrari Hypersail dallo scorso aprile.
  • Il team è composto da una ventina di persone: circa la metà sarà a bordo, gli altri a supporto da terra.
  • Entro fine anno verrà allestita la base permanente nel Tirreno settentrionale e verranno presentati i primi membri dell’equipaggio.
  • Il debutto del progetto è previsto tra un anno, in occasione di un evento nel Mediterraneo.
  • L’imbarcazione, dai rendering, appare come un mix di soluzioni ispirate agli yacht dell’America’s Cup e agli IMOCA 60.

Dal SailGP a Maranello: il profilo di Voltolini

Cresciuto velisticamente a La Spezia, Voltolini si è laureato in Ingegneria Nautica all’Università di Genova, periodo in cui ha trasformato l’hobby della vela, sport iniziato sin da bambino insieme al nuoto, in una vera professione. Il suo curriculum spazia dalle classi olimpiche Finn e Star, ai Maxi Yachts, fino a due campagne di America’s Cup con Luna Rossa. Oggi, nel SailGP, ricopre il ruolo di G2 e grinder a bordo dei catamarani F50: regola il fiocco e gestisce la rotazione dell’albero, mansione chiave su imbarcazioni che raggiungono velocità elevatissime.

È stato Giovanni Soldini a contattarlo per la prima volta circa un anno fa, perfettamente consapevole di cosa il progetto richiedesse. Come spiega lo stesso Soldini: “Il nostro sport è mutato, anche nell’America’s Cup si è passati dall’uomo al timone che faceva tutto anche sceso dalla barca a strutture con un CEO, manager, il timoniere con ruoli diversi e ben definiti”. Voltolini incarna esattamente questa evoluzione: non è il comandante in plancia nel senso classico del termine, ma una figura capace di governare processi, persone e pianificazione strategica.

“Visione più ampia, pianificazione e gestione delle persone”

Il ruolo di Project Leader in un progetto così innovativo richiede competenze che vanno ben oltre la conduzione della barca. Voltolini lo chiarisce senza ambiguità: “Qui serve una visione più ampia, legata alla pianificazione, alla gestione delle persone e dei processi. Competenze che torneranno molto utili anche quando salirò a bordo. Il lavoro di squadra, la comunicazione e la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti sono elementi fondamentali”.

La sua lettura del futuro della vela d’alto livello è netta: “La vela ad altissimo livello è diventata sempre più interdisciplinare e la capacità di parlare sia il linguaggio dell’atleta sia quello dell’ingegnere rappresenta un grande vantaggio. Perché, secondo me, il futuro vedrà protagonisti i velisti che hanno anche capacità tecniche da collaudatore, per dialogare con gli specialisti a terra. Non siamo lontani da quanto accade sui circuiti automobilistici”. Un parallelo, quello con il motorsport, che in casa Ferrari suona particolarmente centrato.

L’impatto di Maranello: organizzazione, tecnologia, passione

Per chi non aveva mai messo piede a Maranello, l’ingresso nel mondo Ferrari è stato rivelatore. Voltolini descrive tre aspetti che lo hanno colpito immediatamente. “Il primo è l’organizzazione: non c’è una sola persona che non sia altamente competente nel proprio ruolo o che non sappia esattamente cosa deve fare. Nel mondo della vela, invece, si finisce ancora spesso per svolgere più ruoli contemporaneamente, a discapito della specializzazione”.

Il secondo elemento è la disponibilità tecnologica: “Ferrari rappresenta l’eccellenza assoluta del settore”. Il terzo, forse il più inaspettato per chi arriva dall’esterno: “Si respira una passione enorme e si vede l’orgoglio di lavorare per una grandissima azienda, ogni giorno”. Una sinergia tra automotive e vela che, sottolinea lui stesso, non ha precedenti: “In passato, si sono utilizzate singole persone con esperienza nell’automotive per migliorare le performance delle barche, noi facciamo un lavoro completamente diverso perché nella realizzazione si può attingere a un mare di competenze ed esperienze in tutti i campi. Anche per questo non ho avuto dubbi a rispondere subito alla chiamata”.

“Soluzioni rivoluzionarie che funzionino in condizioni estreme”

Ferrari Hypersail vive di un equilibrio sottile: riservatezza massima, resa necessaria dalle numerose innovazioni tecniche del progetto, e una curiosità crescente attorno a una sfida di tale portata. Voltolini sintetizza la vera sfida ingegneristica con una frase precisa: “Quando si lavora su qualcosa di così innovativo, la vera difficoltà non è soltanto trovare soluzioni rivoluzionarie, ma fare in modo che queste funzionino in maniera consistente e affidabile in condizioni reali, spesso estreme”.

L’imbarcazione, dai rendering disponibili, appare come un oggetto unico nel suo genere: un mix di soluzioni ispirate agli yacht dell’America’s Cup e agli IMOCA 60, protagonisti delle grandi sfide oceaniche. Seguiranno mesi di test in mare per validare le scelte progettuali adottate, con il team al completo al lavoro.

La base nel Tirreno e la costruzione dell’equipaggio

Entro la fine dell’anno, nel Tirreno settentrionale verrà allestita la base permanente del team. Una scelta geografica precisa, come spiega Voltolini: “Una zona spesso sottovalutata ma che consente di trovare le situazioni più diverse, dal vento leggero al libeccio da 50 nodi”. Le condizioni variabili di quel tratto di mare garantiranno un banco di prova completo per testare l’imbarcazione in ogni scenario.

Entro la stessa scadenza, il Project Leader presenterà anche i primi membri dell’equipaggio, il nucleo iniziale del team. Il gruppo sarà composto da una ventina di persone in totale: circa la metà impegnata a bordo, gli altri a supporto da terra. Gli altri componenti si uniranno progressivamente in vista del debutto. Il profilo che Voltolini cerca è chiaro: “Velisti con una notevole preparazione fisica e un’esperienza maturata ai massimi livelli, non necessariamente nelle regate oceaniche, ma accomunati dalla costante ricerca della prestazione. Non devono essere ingegneri, ma è fondamentale che possiedano solide competenze tecniche”.

Il vero debutto del progetto è atteso tra un anno, in occasione di un evento nel Mediterraneo. Da quel momento, la riservatezza che ha avvolto Ferrari Hypersail dovrà lasciare spazio ai fatti in acqua.