Ferrari Hypersail, Soldini: «Una svolta epocale nella vela»

Giovanni Soldini presenta Ferrari Hypersail, il monoscafo di 100 piedi con sistema di vela a regolazione automatica mai visto prima: il varo è atteso a fine estate 2026 dal cantiere di Pisa.

Giovanni Soldini ha vinto praticamente tutto nella vela oceanica, eppure ammette di navigare in acque inesplorate. Con il progetto Ferrari Hypersail — un monoscafo di 100 piedi che porta la tecnologia Ferrari nel mondo della vela — il veterano delle regate oceaniche si trova di fronte a sfide senza precedenti. L’imbarcazione, definita forse la più avanzata elettronicamente mai costruita, è attesa al varo verso la fine dell’estate 2026, dopo due anni di sviluppo intenso tra Maranello e il cantiere navale di Pisa.

Punti Chiave

  • Ferrari Hypersail è un monoscafo di 100 piedi considerato l’imbarcazione elettronicamente più avanzata mai costruita.
  • Il varo è previsto per la fine dell’estate 2026, dopo due anni di progettazione e sviluppo tra Maranello e Pisa.
  • Il sistema di regolazione della vela — una randa doppia che adatta autonomamente potenza e forma — non ha precedenti nel mondo della vela.
  • I foil dell’imbarcazione sono realizzati in carbonio e non in acciaio come quelli usati in Coppa America, comportando complessità strutturali significative.
  • L’imbarcazione utilizza tecnologie mutuate dalla Ferrari Elettrica ed è completamente autosufficiente grazie all’impiego di energia rinnovabile.

La vela incontra la tecnologia Ferrari: un trasferimento inedito

Secondo Soldini, il mondo della vela è rimasto indietro di almeno trent’anni rispetto al motorsport in termini di procedure, organizzazione e tecnologia. «Oggi una vettura gestisce innumerevoli funzioni senza quasi che il pilota se ne accorga — dall’ABS ai cambi di marcia, fino ai sistemi con sospensioni attive. Il mondo della vela è ancora abituato a tenere tutto sotto il controllo dell’uomo», spiega il Team Principal di Hypersail. Il progetto nasce proprio dalla volontà di colmare questo divario, portando sul mare il know-how elettronico e ingegneristico che Ferrari ha sviluppato in decenni di competizioni su pista.

Questo trasferimento tecnologico, però, non è privo di difficoltà. «Abbiamo bisogno di simulazioni per valutare soluzioni tecnologiche inedite. C’è molta elettronica — analogamente alle Ferrari da pista — ma con Hypersail dobbiamo anche considerare cosa può accadere in mare», sottolinea Soldini. Il nodo critico è la resistenza: l’imbarcazione è dotata di chilometri di cavi e di una rete di sistemi di comunicazione che devono sopportare acqua, salsedine, elettrolisi e umidità. Una sfida che non ha equivalenti nel motorsport terrestre, dove i circuiti offrono condizioni molto più controllabili rispetto all’oceano aperto.

La randa doppia che non si era mai vista: il sistema che «ridisegna» la vela

L’elemento tecnico di cui Soldini va più fiero è il sistema di gestione della vela: una randa doppia — tecnologia già adottata nell’America’s Cup — portata però a un livello completamente nuovo. «Il nostro sistema regola la potenza e la forma della vela in base alle necessità: non si è mai visto nulla di simile prima d’ora», afferma il navigatore milanese. Il paragone che usa è eloquente: «È come un aeroplano. Durante il decollo sfrutta l’intera superficie alare, ma una volta in volo utilizza ali più piccole».

In pratica, quando l’imbarcazione deve sollevarsi dall’acqua è necessaria la massima potenza, con vele ampie e profonde. Non appena l’imbarcazione decolla e acquista velocità — e con essa cresce il vento apparente — il sistema interviene autonomamente per ridurre e affinare il profilo della vela, rendendola più piccola, piatta e rapida. Questa capacità di adattamento in tempo reale rappresenta una discontinuità radicale rispetto alla tradizione velica, dove queste regolazioni sono sempre state affidate all’intervento umano e alla lettura del vento da parte dell’equipaggio.

Resistere all’oceano per 30 giorni: la sfida della resilienza

Se il motorsport impone affidabilità su distanze di gara che si misurano in ore, il mondo delle regate oceaniche pone standard completamente diversi. «Lo scafo deve essere in grado di viaggiare senza problemi per 30 giorni filati, in ogni condizione meteorologica», chiarisce Soldini. La differenza rispetto alle barche dell’America’s Cup è sostanziale: lì, dopo ogni sessione di navigazione di poche ore, è possibile rientrare in cantiere per effettuare manutenzione e riparazioni. In oceano aperto, questa opzione non esiste.

Per rispondere a questa esigenza, la struttura di Hypersail è stata progettata con una robustezza superiore, capace di resistere alle onde per periodi prolungati. Allo stesso tempo, l’imbarcazione integra tecnologie mutuate dalla Ferrari Elettrica: componenti compatti, leggeri, capaci di sviluppare una potenza eccezionale, su una piattaforma completamente autosufficiente che sfrutta energia rinnovabile. Un equilibrio tra prestazione pura e sostenibilità operativa che rappresenta uno degli aspetti più ambiziosi dell’intero progetto.

Due basi, un unico laboratorio: il modello Maranello-Pisa

Il progetto Ferrari Hypersail opera su due fronti geografici: la storica sede Ferrari di Maranello, cuore della ricerca ingegneristica, e il cantiere navale di Pisa, dove lo scafo sta prendendo forma. La collaborazione tra le due sedi avviene attraverso la condivisione completa di disegni e modelli 3D, con un unico laboratorio condiviso che facilita il contatto costante tra i team. «Ogni soluzione va pensata per una barca sottoposta a sforzi giganteschi», ricorda Soldini.

Un esempio concreto di questa collaborazione riguarda i foil dell’imbarcazione: a differenza di quelli in acciaio utilizzati nelle barche da Coppa America, i foil di Hypersail sono realizzati in carbonio, materiale più leggero ma che introduce problematiche strutturali molto più complesse. Risolvere queste sfide richiede un lavoro di sperimentazione continua che solo la sinergia tra i due poli produttivi rende possibile. È questa integrazione tra competenza navale e know-how automobilistico il vero cuore del progetto.

«Vediamo il traguardo»: la tabella di marcia verso il varo

Con il varo previsto per la fine dell’estate 2026, il progetto entra nella sua fase più concreta. «Da qui in avanti si tratta di realizzare concretamente le idee che abbiamo messo a punto in questi due anni. Non si finisce mai davvero, perché i dettagli sono tantissimi, ma ormai vediamo il traguardo», dice Soldini con una nota di soddisfazione mista alla consapevolezza delle difficoltà ancora da affrontare. Il lungo periodo lontano dal mare — inevitabile durante la fase di sviluppo a terra — è per lui un sacrificio reale: «Nulla può compensare la mancanza del mare. Però sono consapevole di far parte di un percorso interessantissimo».

Il significato che Soldini attribuisce all’intera avventura va oltre la singola regata o il record da battere. «Spero che porti a un vero successo, perché questa barca vanta un potenziale in grado di condurre a una svolta epocale. Lo dico alla luce della complessità del progetto e dell’umiltà necessaria per ottenere risultati straordinari. Le nostre scoperte e le nostre innovazioni saranno accessibili ad altri in futuro. Questo è il vero significato del successo». Un’affermazione che trasforma Ferrari Hypersail da semplice progetto sportivo in una piattaforma di innovazione aperta, i cui frutti potrebbero ridefinire l’intera industria velica nei prossimi anni.