Ferrari F1-2000 di Schumacher a Monaco: l’avventura di Benenati

Al Gran Premio Storico di Monaco, Andrea Benenati ha portato in pista la Ferrari F1-2000 con cui Schumacher vinse il titolo nel 2000: 805 CV, V10 da 17.000 giri e un'avventura interrotta da un incidente alla Sainte Dévote.

Andrea Benenati, imprenditore svizzero e appassionato pilota del programma Ferrari F1 Clienti, ha vissuto un weekend indimenticabile al Gran Premio Storico di Monaco, portando in pista la Ferrari F1-2000 ex-Michael Schumacher — la stessa monoposto con cui il pilota tedesco conquistò il suo primo titolo iridato con la Scuderia nel 2000, ponendo fine a un digiuno lungo 21 anni. Tra il clamore dei V10 rombanti, i guardrail del Principato e un imprevisto che ha interrotto prematuramente la sua sessione, Benenati ha vissuto un’esperienza che definisce semplicemente «epica».

Punti Chiave

  • Andrea Benenati ha guidato la Ferrari F1-2000 ex-Michael Schumacher sulle strade di Monaco nell’ambito del programma Ferrari F1 Clienti.
  • La F1-2000 è la vettura con cui Schumacher vinse il primo titolo piloti con Ferrari nel 2000, dopo 21 anni di attesa per la Scuderia.
  • Il motore V10 Tipo 049 da 3,0 litri eroga 805 CV e spinge una vettura di soli 600 kg, raggiungendo quasi 17.000 giri al minuto nel tunnel di Monaco.
  • Un incidente alla Sainte Dévote ha interrotto anticipatamente la sessione di Benenati, causando danni alla sospensione posteriore.
  • Benenati possiede anche la Ferrari F138 ex-Fernando Alonso del 2013, l’ultima Formula 1 Ferrari dell’era V8 aspirato.

La storia della F1-2000: la macchina del primo titolo di Schumacher con Ferrari

Non tutte le Ferrari di Formula 1 sono uguali, e la F1-2000 di Benenati occupa un posto del tutto speciale nella storia della Scuderia. È con questa monoposto che Michael Schumacher firmò, nell’anno 2000, il suo primo Campionato del Mondo con il Cavallino Rampante, coronando un progetto pluriennale e mettendo fine a un’attesa che durava da ben 21 anni per Maranello. Un pezzo di storia automobilistica a tutti gli effetti, non soltanto un’auto da corsa.

Il programma Ferrari F1 Clienti mette in pista dodici monoposto scarlatte che, a cavallo del millennio, hanno collezionato sei Campionati Piloti e otto titoli Costruttori. Dalla F300 del 1998, affidata a Schumacher ed Eddie Irvine, fino alla F150 del 2011 guidata da Fernando Alonso: una parata di storia vivente che, nelle mani di piloti appassionati come Benenati, torna a ruggire sui circuiti più iconici del mondo.

Il V10 Tipo 049: 805 CV e 17.000 giri che non si dimenticano

Benenati non era alla sua prima esperienza con una Ferrari di Formula 1. In passato aveva già acquistato la Ferrari F138 ex-Fernando Alonso del 2013, l’ultima monoposto Ferrari dell’era dei motori V8 aspirati. Un’auto straordinaria, certo, ma nulla che potesse prepararlo al salto qualitativo rappresentato dal V10 della F1-2000.

«Ho pensato: “Ok, V8 o V10, alla fine si somigliano” e invece è stata un’esperienza completamente diversa», racconta Benenati. «Il V10 ti spinge in avanti senza tregua. Passi dalla quinta alla sesta e senti la stessa spinta di quando passi dalla prima alla seconda. Succede tutto così in fretta — freni al cartello dei 100 metri o anche dopo, scali le marce senza alcuna assistenza elettronica e cerchi di non bloccare le ruote, di non perdere la corda o di non finire in testacoda quando acceleri. Succede tutto insieme, in un tempo davvero brevissimo».

I numeri parlano chiaro: il motore V10 Tipo 049 da 3,0 litri eroga 805 CV e muove una vettura che pesa appena 600 kg. Nel tunnel di Monaco, la F1-2000 di Benenati ha sfiorato i 17.000 giri al minuto — una soglia che trasforma ogni accelerazione in un’esperienza fisica e sensoriale di rara intensità, dove il suono prodotto dai V10 riesce letteralmente a far vibrare l’asfalto e a travolgere le tribune.

Monaco dall’abitacolo: strade, guardrail e onde acustiche

Per milioni di spettatori televisivi, Monaco è un circuito familiare. Ma scendere in pista in una Formula 1 è, come sottolinea Benenati, «tutta un’altra storia». Il tracciato del Principato è stretto, scosceso, claustrofobico: i guardrail trasformano ogni curva in una scommessa ad alto rischio, e ogni rettilineo breve si tramuta in una cassa di risonanza dove i suoni rimbalzano tra palazzi, tribune e lungomare.

La sessione è iniziata con ritmi più contenuti, come da protocollo: i piloti devono portare gradualmente in temperatura pneumatici, freni e cambio affrontando la Sainte Dévote, risalendo verso il Beau Rivage e attraversando la Piazza del Casinò. Poi le velocità aumentano, le vetture iniziano a sfiorare i cordoli verniciati, e il rumore delle monoposto prende letteralmente possesso dello spazio urbano del Principato.

Il momento che ha preceduto la partenza è stato di forte impatto emotivo anche solo a livello umano. «Di solito sono un tipo calmo che regge bene lo stress ma stamattina, devo ammetterlo, le emozioni stanno prevalendo. È qualcosa di epico — insomma, siamo a Monaco!» ha esclamato Benenati mentre le monoposto erano nel bel mezzo delle loro routine di riscaldamento. Una sensazione amplificata dalla consapevolezza di trovarsi al volante di un pezzo irripetibile di storia sportiva.

L’emozione di Fiorano e l’imprevisto alla Sainte Dévote

Prima di affrontare Monaco, Benenati aveva avuto un assaggio della F1-2000 in un test di collaudo a Fiorano, la pista di casa della Scuderia. Un’esperienza già di per sé carica di significato. «All’improvviso, mi sono ritrovato a pensare: Sto guidando la macchina di Michael Schumacher a Fiorano, dove lui ha girato migliaia di volte. Mi sono commosso. È stata una sensazione davvero speciale», racconta. «Ma guidarla a Monaco sarà un’esperienza dell’altro mondo».

E Monaco, in effetti, non ha deluso né in termini di emozioni né in termini di imprevedibilità. La sessione di Benenati è stata interrotta prematuramente da un piccolo incidente proprio alla Sainte Dévote, che ha causato danni alla sospensione posteriore della vettura. Un momento di delusione, ma fortunatamente senza conseguenze più gravi per il pilota.

Una volta rientrato al paddock, tuttavia, la consapevolezza ha preso il sopravvento. «Con queste vetture devi rimanere sempre concentrato, essere estremamente preciso e avere riflessi pronti», ha detto Benenati osservando la sospensione danneggiata. «Ma grazie a F1 Clienti sono sicuramente migliorato. I miei tempi sul giro migliorano di anno in anno ed è proprio questa la nostra sfida: non corriamo contro gli altri ma ci confrontiamo con noi stessi o con Marc [Gené] e Olivier [Beretta] che fanno il giro di riferimento. Poi analizziamo la telemetria e proviamo a fare come loro. Oltre a essere molto interessante, è anche estremamente divertente. Ne sono davvero entusiasta».

Non è il finale che Benenati avrebbe voluto, ma Monaco è notoriamente uno dei circuiti più spietati al mondo, capace di punire anche i piloti più esperti in un istante. L’imprenditore svizzero lascia il Principato con una sospensione da riparare, ma anche con un bagaglio di emozioni e insegnamenti tecnici che solo il programma Ferrari F1 Clienti può offrire. La sua F1-2000 tornerà in pista: lui è già deciso a farlo più forte di prima.