F1 | Zak Brown avverte: «Alleanza Mercedes-Alpine sarebbe un errore»

Il CEO McLaren Zak Brown attacca l'ipotesi di un'alleanza Mercedes-Alpine, citando il rischio concreto per l'integrità della F1 e ricordando casi storici come il giro veloce di Ricciardo a Singapore e lo scandalo Racing Point.

Il CEO di McLaren, Zak Brown, lancia un avvertimento chiaro e diretto alla Formula 1: consentire la formazione di una nuova alleanza tra team — come quella che potrebbe nascere tra Mercedes e Alpine — sarebbe un grave errore per l’integrità del Campionato. Brown si esprime in modo netto mentre emergono notizie di un possibile ingresso di Mercedes come azionista di minoranza in Alpine, attraverso l’acquisizione del 24% attualmente in mano al gruppo di investimento americano Otro Capital.

Punti Chiave

  • Mercedes starebbe valutando l’acquisto del 24% di Alpine detenuto da Otro Capital per diventare azionista di minoranza del team.
  • Zak Brown definisce qualsiasi nuova alleanza A/B team un «errore per lo sport», indipendentemente da chi siano i protagonisti.
  • Brown cita episodi concreti di violazioni dell’integrità sportiva: dal giro veloce strappato da Ricciardo a Singapore nel 2024 al caso dei condotti freno di Racing Point nel 2020.
  • Nonostante le tensioni passate, Brown accoglierebbe favorevolmente il ritorno di Christian Horner in F1, anche in Alpine.
  • Anche l’ex boss della Red Bull Christian Horner starebbe cercando di ottenere una quota di minoranza in Alpine.

La posizione di Brown: «Un errore che compromette l’integrità»

Brown è storicamente uno dei più strenui oppositori della co-proprietà e dei cosiddetti A/B team in Formula 1, e la sua posizione non ha subito alcun ammorbidimento. Nel contesto delle trattative riportate nelle ultime settimane, il CEO della scuderia di Woking ribadisce che permettere la nascita di una nuova alleanza strutturata tra due squadre sarebbe un passo nella direzione sbagliata, potenzialmente in grado di minare la fiducia degli appassionati nel Campionato del Mondo.

«Nell’era moderna, se questo viene permesso, credo che esista un rischio molto alto di compromettere l’integrità della correttezza sportiva», ha dichiarato Brown. «E ciò che farebbe allontanare i tifosi è se non si sentissero di fronte a 11 team che gareggiano in modo indipendente.» Una preoccupazione che Brown dice di portare avanti «dal primo giorno», e che trova conferma in una serie di episodi avvenuti nel recente passato della F1.

I precedenti storici: da Singapore 2024 al caso Racing Point

Brown non si limita ai principi astratti, ma elenca una serie di casi concreti che, a suo avviso, dimostrano i rischi insiti nelle alleanze tra squadre. Il primo esempio è fresco nella memoria: a Singapore nel 2024, l’allora pilota dell’AlphaTauri Daniel Ricciardo conquistò il giro più veloce sottraendolo a McLaren, con l’effetto — e secondo alcuni con l’intenzione — di favorire l’altra squadra del gruppo Red Bull in classifica.

Brown richiama poi il celebre scandalo del 2020 dei condotti freno di Racing Point, la cosiddetta saga della «pink Mercedes», in cui le forti somiglianze tra le vetture dei due team sollevarono interrogativi sulla condivisione della proprietà intellettuale. «Abbiamo visto dipendenti spostarsi da un giorno all’altro tra team affiliati», ha aggiunto Brown, «nel qual caso noi dobbiamo aspettare e a volte siamo costretti a trovare accordi economici che poi impattano sul nostro budget limitato dal tetto dei costi.» Un riferimento esplicito al budget cap, strumento introdotto proprio per livellare il campo di gioco in Formula 1 ma che rischia di essere aggirato indirettamente da questi movimenti di personale. Brown ha anche citato i trasferimenti di persone tra Ferrari e Haas: «E sappiamo che nel campo della proprietà intellettuale molta conoscenza la porti nella testa», ha sottolineato.

L’analogia con il calcio e la linea invalicabile dei motoristi

Per spiegare in modo ancora più efficace il rischio concreto per la credibilità della F1, Brown ricorre a un’analogia calcistica immediata e comprensibile. «Riuscite a immaginare una partita di Premier League in cui due squadre sono di proprietà dello stesso gruppo — una rischia la retrocessione se perde, e l’altra può permettersi di perdere?» ha domandato retoricamente. «Questo è il rischio che corriamo.»

Per il CEO di McLaren, esiste però una soglia di collaborazione accettabile tra squadre diverse: la fornitura di unità motore. «Credo che la fornitura di power unit come fornitori sia fin dove si dovrebbe arrivare», ha precisato Brown, tracciando una linea netta tra la partnership tecnica commercialmente legittima e quella strutturalmente pericolosa per la competizione. È una posizione tanto più significativa se si considera che McLaren stessa utilizza le power unit Mercedes, il che rende le sue dichiarazioni ancora più rilevanti e coraggiose: Brown non sta attaccando un rivale diretto, ma sta criticando il potenziale comportamento del proprio fornitore di motori.

Il caso Red Bull-Racing Bulls e il Concorde Agreement

Brown chiarisce di tollerare l’esistenza della struttura Red Bull-Racing Bulls in virtù della sua natura storica e consolidata, ma avverte che questa tolleranza ha un limite preciso: non può diventare un precedente per nuove alleanze. Significativo il riferimento alle trattative interne al più recente Concorde Agreement, il documento che regola i rapporti tra i team e la Formula 1: «Ci sono state discussioni nel Concorde Agreement su se, nel tempo, uno dei team [di Red Bull] avrebbe dovuto essere ceduto», ha rivelato Brown.

Pur riconoscendo il contributo della Red Bull alla crescita del Campionato — «Ho un enorme apprezzamento per ciò che hanno fatto per lo sport e per come lo hanno fatto molto tempo fa» — Brown è categorico: muoversi nella direzione opposta, aprendo la porta a nuove strutture simili, sarebbe contraddittorio e controproducente. «Finché è gestito e monitorato, la situazione Red Bull va bene. Ma certamente aggiungerne un’altra attraverso un’alleanza differente, credo che sarebbe un errore per lo sport», ha concluso.

Brown apre le braccia a Christian Horner: «Sarebbe un bene per la F1»

L’altro filone della vicenda Alpine riguarda Christian Horner, il celebre ex team principal della Red Bull licenziato a metà dello scorso anno, che starebbe anch’egli spingendo per ottenere una quota di minoranza nel team francese. Nonostante il rapporto storicamente teso con Horner — i due si sono fronteggiate duramente durante gli anni di lotta per il titolo mondiale — Brown ha riservato parole insolitamente calorose nei suoi confronti.

«Christian è stato un grande personaggio per lo sport», ha dichiarato Brown. «Penso che sarebbe fantastico averlo di nuovo nel paddock. È un grande operatore. Il suo curriculum parla da solo. Preferirei avere 10 team principal deboli, ma questo non accadrà presto, e ci sono enormi talenti che continuano a emergere.» Brown ha poi aggiunto: «Ci sono stati molti cambi di team principal negli ultimi due o tre anni, ma credo che sarebbe fantastico averlo di ritorno nello sport. E sono sicuro che, vista la sua passione per la F1 e la sua età, sarei sorpreso se non tornasse, che fosse in Alpine o altrove.»

La questione Alpine rimane dunque uno dei dossier più caldi del paddock in questa fase della stagione. Con Mercedes e Horner entrambi interessati a entrare nel capitale del team di Enstone e Viry-Châtillon, e con personalità di spicco come Brown a fare pressione perché la governance della F1 impedisca qualsiasi evoluzione verso nuove strutture co-proprietarie, la decisione finale spetterà ai vertici del Campionato e ai negoziatori del prossimo Concorde Agreement. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la Formula 1 traccerà un confine chiaro o lascerà aperta una porta che, secondo Brown, farebbe il male dello sport.