F1, Zak Brown: «20 GP fissi e 8 a rotazione, non si può correre di più»

Zak Brown (McLaren) lancia la sua proposta per il futuro del calendario F1: 20 GP permanenti e 8 a rotazione biennale, così da toccare 28 mercati senza mai superare le 24 gare stagionali.

Il calendario della Formula 1 è destinato a cambiare struttura nei prossimi anni, almeno secondo la visione di Zak Brown. Il CEO di McLaren Racing ha proposto un modello inedito: 20 Gran Premi permanenti e un bacino di circa otto eventi da alternare ogni anno, così da portare il Mondiale in 28 mercati differenti senza mai superare la soglia delle 24 gare stagionali, che Brown stesso definisce già «un calendario brutale». La dichiarazione, rilasciata a margine del Gran Premio di Miami, apre un dibattito concreto sul futuro della serie più seguita del motorsport mondiale.

Punti Chiave

  • Zak Brown non vuole che la F1 superi le 24 gare per stagione, definendo l’attuale schedule già molto impegnativa per team, piloti e personale itinerante.
  • La proposta prevede 20 Gran Premi permanenti e fino a 8 eventi a rotazione biennale, per una copertura geografica potenziale di 28 mercati.
  • La F1 si sta già muovendo in questa direzione: Spa-Francorchamps e il Circuit de Barcelona-Catalunya alterneranno la propria presenza dal prossimo anno.
  • Portogallo e Turchia sono attesi al rientro in calendario, mentre Sudafrica, Thailandia e Corea del Sud stanno trattando per ottenere un posto in griglia.
  • Brown ha commentato le prospettive del decennio con una battuta — «Vincere» — prima di aggiungere una valutazione più articolata sulla crescita dello sport.

La proposta di Brown: 20 GP fissi, 8 a rotazione

La formula immaginata dal dirigente americano è semplice nella logica ma ambiziosa nella portata. Mantenere un nucleo di 20 Gran Premi permanenti garantisce continuità agli organizzatori storici e alle squadre, che possono pianificare la stagione con certezza. A questi si affiancherebbero fino a otto eventi in rotazione, ciascuno dei quali alternerebbe la propria presenza in calendario ogni due anni. Il risultato sarebbe un calendario annuale sempre fermo a 24 appuntamenti, ma capace di toccare un totale di 28 nazioni nel giro di due stagioni.

«Ci sono Paesi che si mettono in fila per ottenere un Gran Premio. Non possiamo… ora siamo costretti ad alternare alcune gare. Quindi, credo che dovremmo, e sarei favorevole a, bloccare 20 Gran Premi permanenti e poi avere forse otto che ruotano ogni altro anno. È un modo per espandersi geograficamente in 28 mercati, ma non possiamo correre più di 24 volte l’anno; è un calendario piuttosto brutale», ha dichiarato Brown, come riportato da RacingNews365.

Il carico sul paddock: perché non si può crescere oltre le 24 gare

Al centro della riflessione di Brown c’è una preoccupazione concreta per le persone che lavorano nel paddock. Non solo piloti e ingegneri di pista, ma anche i centinaia di tecnici, meccanici e addetti alla logistica che trascorrono mesi lontano da casa per seguire il circo iridato. Un’ulteriore espansione del calendario significherebbe un impatto diretto sulla qualità della vita di chi lavora in Formula 1, con il rischio di burn-out e perdita di talenti nel lungo periodo.

Il CEO di McLaren è stato esplicito: l’attuale struttura da 24 gare è già considerata al limite della sostenibilità. Non si tratta, quindi, di un limite arbitrario, ma di una soglia dettata dall’esigenza di tutelare chi rende possibile lo spettacolo ogni fine settimana. In questo contesto, il sistema a rotazione diventa non soltanto una soluzione commerciale intelligente, ma anche un atto di responsabilità verso le risorse umane del Mondiale.

Spa, Barcellona, Portogallo e Turchia: la rotazione è già iniziata

La Formula 1 non sta semplicemente discutendo di questo modello in astratto: i movimenti concreti sul calendario confermano che la direzione è già tracciata. Spa-Francorchamps, uno dei circuiti più iconici e amati della storia del Mondiale, e il Circuit de Barcelona-Catalunya sono destinati ad alternarsi a partire dalla prossima stagione. Una decisione che ha fatto discutere i tifosi europei, ma che risponde esattamente alla logica illustrata da Brown.

Allo stesso tempo, Portogallo e Turchia sono dati in procinto di tornare nel calendario ufficiale, riportando due circuiti con un forte seguito tra gli appassionati. Entrambi avevano già ospitato Gran Premi in passato — il Portimão Circuit e l’Istanbul Park — e il loro possibile ritorno dimostra che la rotazione può valorizzare anche location con una storia consolidata nel motorsport, non soltanto nuove destinazioni esotiche.

Sudafrica, Thailandia e Corea del Sud: la corsa al posto in griglia

La competizione per aggiudicarsi un posto nel calendario della F1 si fa sempre più intensa. Tra i Paesi che stanno attivamente trattando per ospitare un Gran Premio figurano il Sudafrica, che manca dalla griglia dal 1993, la Thailandia e la Corea del Sud, mercati di grande interesse commerciale e con un pubblico potenzialmente enorme. La presenza di così tanti candidati seri rende ancora più urgente trovare una soluzione strutturale che permetta alla F1 di soddisfare le ambizioni geografiche senza appesantire ulteriormente il calendario.

In questo scenario, il modello proposto da Brown acquisisce un valore pratico immediato: invece di escludere definitivamente alcuni Paesi o costringere la Formula 1 a scegliere tra vecchi e nuovi mercati, la rotazione permetterebbe di includere tutti, sia pure in maniera alternata. Un compromesso che accontenta promoter, fan e addetti ai lavori, pur rispettando i limiti fisici e logistici di chi il Mondiale lo vive dall’interno ogni singola settimana.

Brown guarda al futuro: «Lo sport va di forza in forza»

Interrogato sugli obiettivi di McLaren e della Formula 1 nel prossimo decennio durante il weekend del Gran Premio di Miami, Brown ha risposto con la leggerezza tipica del suo stile comunicativo. «Vincere», ha scherzato l’americano. Poi, con tono più riflessivo, ha aggiunto una valutazione complessiva sullo stato di salute della serie: «Lo sport che continua a crescere. Non vedo davvero venti contrari, a parte quello che sta succedendo nel mondo, quindi condivideremo tutti le stesse preoccupazioni. Ma lo sport va semplicemente di forza in forza».

Una visione ottimistica, che tuttavia non ignora le variabili geopolitiche ed economiche globali. Brown riconosce che le incertezze del contesto internazionale non risparmiano nessuno, nemmeno la Formula 1, ma si dice convinto che la solidità del prodotto sportivo sia sufficiente a garantirne la crescita nel lungo periodo. Una crescita che, nella sua visione, passa necessariamente per una gestione intelligente del calendario: non più gare, ma gare migliori e più diffuse geograficamente.

I prossimi passi saranno decisivi: la pubblicazione dei calendari delle stagioni future dirà se l’idea di Brown troverà riscontro nella governance della Formula 1 e in Liberty Media, che detiene i diritti commerciali della serie. Nel frattempo, l’alternanza Spa-Barcellona rappresenta il primo banco di prova concreto di un modello che potrebbe ridisegnare la geografia del Mondiale per gli anni a venire.