La seconda stagione di Lewis Hamilton in Ferrari è partita in modo radicalmente diverso rispetto alla fine della prima. Bastano due gare al sette volte campione del mondo per salire sul podio nel 2026, un traguardo che gli era sfuggito per ben 24 volte nel corso dell’intero 2025. Merito di una monoposto più competitiva, certo, ma anche — e soprattutto — di un Hamilton profondamente cambiato: più integrato, più sicuro di sé, più «Ferrari». A fotografare questa trasformazione è il team principal della Scuderia, Fred Vasseur, che in un’intervista esclusiva a The Race ha spiegato in dettaglio cosa si è mosso durante l’inverno.
Punti Chiave
- Hamilton ha conquistato un podio in sole due gare nel 2026, dopo 24 gare a vuoto nell’intera stagione 2025.
- Nelle prime quattro qualifiche del 2026, Hamilton è in media 0.017 secondi più veloce di Leclerc, contro i 2.5 decimi di ritardo medi dell’anno scorso.
- Vasseur ha dichiarato in esclusiva a The Race che Hamilton «ha fatto un vero passo avanti durante l’inverno».
- Il team principal Ferrari aveva già ammesso di aver «sottovalutato» i tempi di integrazione del pilota britannico nella struttura di Maranello.
- Il fattore «dispersione del gruppo» spiega parzialmente perché nel 2025 gli stessi gap in qualifica costavano a Hamilton posizioni molto più pesanti rispetto al 2026.
«Ha fatto un vero passo nell’inverno»: le parole di Vasseur
Fred Vasseur non usa giri di parole. Interrogato direttamente su cosa sia cambiato in Hamilton tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il team principal francese è stato esplicito: «Credo che abbia fatto un vero passo durante l’inverno». Una valutazione che arriva dopo un 2025 definito dallo stesso Vasseur come un percorso «molto altalenante», caratterizzato da picchi di prestazione alternati a weekend difficilissimi.
Alla domanda se avesse dovuto mettere un braccio attorno alla spalla di Hamilton durante la dura campagna 2025, Vasseur ha risposto: «Ne abbiamo parlato durante tutta la stagione. È vero che è più facile farlo a dicembre, guardare il quadro globale piuttosto che discutere gara per gara, perché gara per gara sei più attaccato ai dettagli. È iniziato molto bene e poi è stato davvero su e giù. Ma lui è stato il primo a capire dove doveva spingere e il feeling con le persone richiede tempo. È strano perché passi 24 weekend insieme, ma d’altra parte non è il posto giusto per conoscersi durante il weekend di gara; a volte è meglio farlo lontano dalla pista.»
L’integrazione come chiave: il simulatore e la psicologia del progetto
Vasseur ha poi approfondito uno degli aspetti che ritiene fondamentali nella crescita di Hamilton: il senso di appartenenza al progetto tecnico. Hamilton ha trascorso l’intera carriera in F1 prima con McLaren e poi con Mercedes, due realtà profondamente diverse da Ferrari. Vasseur aveva già in precedenza ammesso di aver «sottovalutato» i tempi necessari per un’integrazione completa, e oggi ribadisce che il pilota britannico si sente finalmente parte della costruzione della vettura fin dalle sue fondamenta.
«Il feeling che ha oggi è quello di guidare il progetto, di esserci dall’inizio», ha spiegato Vasseur. «Quando vai al simulatore a giugno e dici: “Ok, che cosa facciamo con le sospensioni per l’anno prossimo?” e chiedi ai piloti “Cosa senti? Cosa vuoi fare?”, quando hai la sensazione di essere tu l’origine di questa scelta, sei molto più fiducioso rispetto a quando hai la sensazione che qualcun altro — non importa chi — abbia già deciso per te. Ha anche questa sensazione oggi: essere lì dall’inizio del progetto, il che è davvero utile sia dal punto di vista psicologico sia da quello tecnico.»
Un passaggio illuminante, che spiega come la fiducia in pista non nasca solo dalle sessioni cronometrate ma da un processo più lungo e profondo di costruzione del rapporto tra pilota e organizzazione. Vasseur non ha mai dubitato della scelta: quando gli è stato chiesto se il 2025 difficile lo avesse fatto pensare a un possibile errore, ha risposto di essere stato «ancora più convinto e più concentrato sul fatto che dovevamo aiutare Lewis a mettere tutto insieme e a metterlo nella giusta posizione; poi la performance sarebbe venuta da sola», perché Hamilton «ha sempre avuto giri in cui faceva il lavoro bene».
I numeri del 2026: 0.017 secondi e il confronto con il 2025
I dati delle prime quattro qualifiche del 2026 raccontano una storia molto diversa rispetto al 2025. Hamilton è in media appena 0.017 secondi più veloce di Charles Leclerc sulle quattro sessioni disputate finora — un margine quasi impercettibile, ma che si contrappone nettamente ai 2.5 decimi di ritardo medi che Hamilton accusava nei confronti del compagno di squadra nell’intera stagione precedente. Naturalmente, come sottolinea anche l’analisi stessa, si tratta di un campione ancora molto ridotto e sarebbe prematuro trarre conclusioni definitive.
Un dato che fa riflettere, tuttavia, riguarda Suzuka: nel 2025 era stato il primo circuito dove Hamilton aveva mostrato un distacco netto da Leclerc nel corso dell’intero weekend, e lo stesso schema si è ripetuto nel 2026. La differenza è che il gap tra i due piloti è risultato più contenuto rispetto all’anno scorso, segnale di un miglioramento comunque tangibile anche sulle piste più ostiche.
Il fattore «dispersione del gruppo»: perché il 2025 sembrava peggio di quello che era
Vasseur ha introdotto un concetto interessante per contestualizzare le difficoltà di Hamilton nella scorsa stagione: la cosiddetta «dispersione del gruppo», ovvero quanto i team di vertice siano ravvicinati tra loro in termini di prestazione pura. In un contesto competitivo estremamente compresso come quello del 2025, margini minimi facevano la differenza tra il passaggio al turno successivo e l’eliminazione.
L’esempio citato da Vasseur è eloquente: in Ungheria 2025, nel Q1, Leclerc e Hamilton erano separati da soli 0.151 secondi, saliti a 0.247 secondi nel Q2. Eppure, quei 0.247 secondi hanno significato pole position per Leclerc e eliminazione in 12ª posizione per Hamilton, costretto a una gara difficile nel mezzo del gruppo. Proiettando quello stesso distacco su qualsiasi delle quattro qualifiche del 2026, Hamilton non sarebbe mai sceso oltre il settimo posto in griglia: il campo si è allargato, e i piccoli deficit di passo vengono puniti molto meno duramente.
Miami 2025 è un altro caso emblematico. Hamilton aveva ottenuto un podio nella sprint race, salvo poi essere eliminato in Q2 con un deficit di soli 0.058 secondi da Leclerc — finendo di nuovo 12°. Lo stesso gap oggi lo avrebbe probabilmente lasciato nelle posizioni di vertice. Questo fenomeno non è ovviamente esclusivo di Hamilton: come nota la stessa analisi, anche i secondi piloti Red Bull avrebbero beneficiato di una maggiore dispersione nel gruppo nel 2024 e nel 2025. Ma è un elemento che va necessariamente tenuto in conto nell’interpretare i dati.
Le radici del miglioramento: Melbourne, Shanghai e i circuiti «neutri»
Vale la pena ricordare che già nella stagione 2025 Hamilton era riuscito ad avvicinarsi al ritmo di Leclerc in certi contesti. A Melbourne e Shanghai, in particolare, il divario tra i due era stato contenuto — e non è un caso, dato che lo stesso Leclerc ha indicato questi due circuiti come tra i meno congeniali al suo stile di guida. Il miglioramento del 2026 sembra quindi più strutturale e meno legato alle caratteristiche specifiche dei tracciati.
Hamilton dà oggi l’impressione visibile di un pilota molto più a proprio agio con una squadra che 12 mesi fa gli era ancora estranea in molti aspetti. Avere a disposizione quella che è risultata mediamente la seconda vettura più veloce del gruppo — contro una Ferrari 2025 difficile, incostante e al di sotto delle aspettative — ha certamente contribuito a questa sensazione di ritrovata serenità. Ma il percorso di integrazione raccontato da Vasseur suggerisce che le fondamenta di questa trasformazione siano state costruite molto prima dell’accensione dei semafori di Melbourne.
Il vero banco di prova per capire fino a che punto il nuovo Hamilton-Ferrari possa spingersi deve ancora arrivare: con i pacchetti di aggiornamenti attesi a Miami e oltre, e con la classifica che comincerà a rispecchiare un campionato più lungo, i prossimi appuntamenti diranno molto di più di questi promettenti ma ancora parziali segnali di inizio stagione.






