F1 | Team B nel mirino, Sulayem: «Possedere due scuderie non è la strada giusta»

Prima del GP di Miami, Zak Brown (McLaren) ha attaccato i team satellite in F1; Ben Sulayem della FIA ha risposto dichiarando a Reuters che possedere due scuderie «non è la strada giusta», aprendo un caso su Red Bull, Haas e Alpine.

Il paddock della Formula 1 è tornato al centro di una nuova e accesa battaglia politica: i cosiddetti team B, ovvero le scuderie satellite legate da rapporti di interdipendenza tecnica e societaria con i team principali, sono finiti sotto la lente della FIA. Prima del Gran Premio di Miami, il CEO della McLaren Zak Brown ha lanciato un attacco frontale a questo sistema, trovando un alleato inaspettato nel presidente della federazione internazionale Mohammed Ben Sulayem, che ha dichiarato apertamente di non essere favorevole alla multiproprietà nel circus iridato. Al centro del dibattito, la possibile acquisizione di quote di Alpine da parte di Toto Wolff e Mercedes, ma anche le consolidate relazioni tra Red Bull e Racing Bulls e tra Ferrari e Haas.

Punti Chiave

  • Il CEO della McLaren Zak Brown ha attaccato duramente il sistema dei team satellite prima del GP di Miami, puntando il dito contro Red Bull, Haas-Ferrari e il possibile ingresso di Wolff in Alpine.
  • Il presidente della FIA Mohammed Ben Sulayem ha dichiarato a Miami di non essere favorevole alla multiproprietà: «In generale credo che possedere due scuderie non sia la strada giusta».
  • Alpine è attualmente in vendita dal fondo Otro Capital: si era parlato dell’interesse di Christian Horner, poi di Toto Wolff, che ha però smentito categoricamente ogni voce.
  • La FIA deve ora decidere se trasformare le parole di Ben Sulayem in una posizione ufficiale, con possibili ripercussioni anche sulla legittimità della struttura Red Bull.
  • Un eventuale veto all’ingresso di Wolff in Alpine potrebbe mettere in discussione anche la legittimità della Red Bull nel possedere sia il team principale sia Racing Bulls da oltre vent’anni.

Le accuse di Zak Brown: Red Bull, Ferrari-Haas e il caso Wolff-Alpine

All’alba del Gran Premio in Florida, Zak Brown ha preso la parola con toni particolarmente decisi, mettendo nel mirino diverse situazioni che, a suo giudizio, compromettono l’integrità competitiva della Formula 1. La prima critica ha riguardato la Red Bull, accusata di gestire da oltre vent’anni sia il team principale sia la scuderia satellite Racing Bulls, beneficiando di un sistema di condivisione di dati, componenti e strategie di gara che rappresenta un vantaggio strutturale difficilmente replicabile dai team indipendenti.

Nel mirino del CEO della McLaren è finita anche la stretta collaborazione tecnica tra Ferrari e Haas, un rapporto che da anni solleva interrogativi sulla reale indipendenza della scuderia americana. Ma la parte più politicamente carica del suo intervento ha riguardato l’ipotesi di un ingresso di Toto Wolff e Mercedes nel capitale di Alpine, attualmente in vendita dal fondo Otro Capital. Un’operazione che, secondo Brown, potrebbe alterare gli equilibri di potere nel paddock in modo significativo.

Perché i team satellite sono un vantaggio — e un problema — per la F1

Il rapporto tra un team principale e un team satellite può rappresentare un vantaggio strategico considerevole per le scuderie coinvolte. La condivisione di dati tecnici, componenti e strategie di gara consente al team principale di accelerare lo sviluppo della monoposto e di gestire in modo più efficace la propria competitività in pista. Allo stesso tempo, il team satellite si configura come una vera e propria fucina di talenti, offrendo ai giovani piloti un percorso di crescita strutturato prima del salto verso le squadre di vertice. Questo ecosistema interno ha prodotto, negli anni, carriere importanti nel paddock.

Tuttavia, le stesse dinamiche che rendono vantaggioso il sistema per chi ne fa parte possono rivelarsi distorsive per il campionato nel suo complesso. Gare coordinate, scambi di posizione strategici e accesso privilegiato a informazioni tecniche rischiano di ridurre l’imprevedibilità dello spettacolo e di generare squilibri profondi tra le scuderie che operano all’interno di un ecosistema multi-team e quelle che operano in totale autonomia. Quello che per alcuni rappresenta un legittimo vantaggio competitivo diventa, nell’ottica della concorrenza leale, un problema di percezione e di correttezza sportiva per l’intero campionato.

Ben Sulayem a Miami: «Possedere due scuderie non è la strada giusta»

Le critiche di Brown hanno trovato una sponda autorevole nella figura del presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem. Il capo della federazione internazionale ha rilasciato dichiarazioni significative direttamente a Miami, riportate dall’agenzia Reuters, in cui ha espresso la sua posizione personale sulla questione dei team satellite con parole chiare e inequivocabili.

«Finché non si cerca di acquisirla perché non si vuole che altri la acquisiscano, o per ottenere più potere di voto sui regolamenti, allora forse va bene» — ha spiegato Ben Sulayem — «ma in generale credo che possedere due scuderie non sia la strada giusta. Questo è il mio punto di vista personale, ma stiamo esaminando la questione perché è un ambito complicato». Parole che, pur qualificate come opinione personale, assumono un peso specifico notevole provenendo dal massimo esponente della federazione che governa il Motorsport mondiale.

Il caso Alpine: da Horner a Wolff, tra voci e smentite

Il dossier Alpine è uno degli epicentri di questa controversia. La scuderia francese è attualmente in vendita dal fondo Otro Capital, e le voci sugli acquirenti si sono rincorse per settimane nel paddock. In un primo momento si era parlato di un interessamento da parte di Christian Horner, con indiscrezioni secondo cui Toto Wolff avrebbe valutato l’acquisizione delle quote proprio per escludere il suo storico rivale dall’equazione. Il manager austriaco ha tuttavia smentito categoricamente queste ipotesi, respingendo ogni speculazione sul proprio ruolo nella vicenda.

Il nodo politico, però, rimane aperto e di difficile risoluzione. La FIA si trova ora di fronte a un bivio: trasformare le parole di Ben Sulayem in una posizione ufficiale e vincolante, oppure lasciarle nel perimetro della sua opinione personale, senza effetti pratici sul regolamento. La posta in gioco è altissima: un eventuale veto formale all’ingresso di Wolff in Alpine solleverà inevitabilmente interrogativi sulla legittimità della struttura proprietaria della Red Bull, che gestisce due scuderie in Formula 1 da oltre vent’anni senza che la federazione abbia mai formulato obiezioni ufficiali.

La questione è destinata a tenere banco nelle prossime settimane, con la FIA chiamata a chiarire quale sarà la sua posizione definitiva su un tema che tocca gli equilibri strutturali della Formula 1. La decisione che verrà presa — o non presa — su Alpine potrebbe diventare un precedente giuridico e sportivo di portata storica per l’intero paddock.