F1 | Ricciardo: «Verstappen avrebbe potuto distruggermi»

Ricciardo ripercorre l'addio alla Red Bull del 2018 e ammette: «C'è uno scenario in cui Max mi avrebbe obliterato col passare degli anni». Ma nega di essere fuggito dalla sfida con Verstappen.

Daniel Ricciardo torna a parlare di uno dei momenti più discussi della sua carriera in Formula 1: la decisione di lasciare la Red Bull al termine della stagione 2018. In un’intervista rilasciata a The Athletic, l’australiano ammette di non avere ancora una risposta definitiva su quella scelta, riconoscendo apertamente che Max Verstappen avrebbe potuto «obliterarlo» se fossero rimasti compagni di squadra più a lungo.

Punti Chiave

  • Ricciardo ha lasciato Red Bull alla fine del 2018 dopo quasi tre stagioni fianco a fianco con Max Verstappen, trasferendosi poi alla Renault.
  • L’australiano ammette che quella è la domanda senza risposta più grande della sua carriera: non sa se fu la scelta giusta.
  • Ricciardo riconosce uno scenario in cui Verstappen lo avrebbe «obliterato» nel tempo, accelerando la fine della sua carriera.
  • Nonostante questo, Ricciardo respinge l’interpretazione che fuggisse dalla sfida diretta con l’olandese.
  • La vera preoccupazione, spiega, era la dinamica interna al team, non la paura di competere in pista con Verstappen.

Il «what if?» più grande della carriera di Ricciardo

Quando si parla delle grandi domande irrisolte del motorsport moderno, quella sull’addio di Ricciardo alla Red Bull occupa un posto di rilievo. Il pilota australiano lo sa bene e, a distanza di anni, non riesce ancora a darsi una risposta definitiva. «La domanda più ovvia, soprattutto per le persone dall’esterno, è: ‘Ok, cosa sarebbe successo se fossi rimasto alla Red Bull dopo il 2018?’», ha dichiarato in un’intervista a The Athletic. «È una di quelle domande in cui mi dico: non so se quella fu la decisione giusta. Certamente c’era un po’ di emozione in quella scelta, ma c’erano anche ragioni per cui pensavo che non avrebbe funzionato».

Quando Ricciardo decise di andarsene, la traiettoria di Verstappen era chiaramente in ascesa. Il giovane olandese stava consolidando il suo ruolo di pilota di riferimento del team di Milton Keynes, e il futuro sembrava scritto a suo favore. Una prospettiva che, nel lungo termine, avrebbe potuto avere conseguenze pesanti per chiunque si fosse trovato nella sua stessa macchina. «C’è anche uno scenario in cui Max mi avrebbe semplicemente obliterato col passare degli anni, e forse la mia carriera sarebbe finita anche prima. Non lo so», ha ammesso l’ex pilota Red Bull con disarmante onestà.

Ricciardo e Verstappen: una sfida equilibrata fino all’ultimo

Ciò che rende la riflessione di Ricciardo particolarmente interessante è il fatto che, durante la loro coesistenza in Red Bull, i due piloti fossero sostanzialmente pari. Non era una situazione in cui uno dominava l’altro in modo netto: le vittorie venivano condivise, i duelli in pista erano frequenti, e il livello di competizione interno era elevato. «All’epoca ero competitivo con Max, e ci spingevamo a vicenda molto bene», ha dichiarato Ricciardo, respingendo con forza la narrazione secondo cui avesse scelto di abbandonare la Red Bull per evitare un confronto diretto con l’olandese.

Un dettaglio che emerge con chiarezza dalle parole del pilota australiano è la lucidità con cui valuta il potenziale di Verstappen, senza per questo sminuire sé stesso. «Forse avrei comunque vinto più gare di quante ne ho vinte alla fine. Ma non posso negare che Max sia… Max», ha dichiarato, in una sintesi efficace e rispettosa della grandezza del rivale. Una frase che racchiude il paradosso della vicenda: Ricciardo era abbastanza forte da reggere il confronto all’epoca, ma abbastanza lucido da intuire come la situazione sarebbe potuta evolvere in futuro.

Non una fuga dalla sfida, ma una preoccupazione per le dinamiche interne

La narrazione pubblica che si è costruita negli anni attorno alla partenza di Ricciardo dalla Red Bull ha spesso toccato un tema preciso: il pilota australiano stava forse cedendo il terreno a Verstappen, scegliendo di andarsene piuttosto che affrontare una battaglia sempre più impari? Ricciardo respinge questa lettura in modo esplicito e articolato. «All’epoca, una parte della narrazione era: ‘Sto forse fuggendo dalla sfida?’ Non penso di stare fuggendo dalla sfida», ha detto, prima di chiarire quale fosse il vero nodo della questione: «Ero semplicemente preoccupato per come si sarebbero evolute le cose andando avanti. Ero più preoccupato per le dinamiche del team che per fuggire da una sfida».

Una distinzione importante, che sposta il focus dalla competizione in pista alle logiche interne di una scuderia di primo piano. In un team come la Red Bull, dove le gerarchie possono influenzare le strategie di gara, i rifornimenti, lo sviluppo tecnico della monoposto e molto altro, la percezione del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione è fondamentale quanto le prestazioni sul circuito. Ricciardo non si sentiva semplicemente a rischio di essere battuto da un avversario più forte: era preoccupato per come si sarebbe sviluppato il suo status all’interno della squadra nel momento in cui Verstappen avesse completato la propria ascesa.

Il percorso post-Red Bull: Renault, McLaren e una vittoria a Monza

Dopo l’addio alla Red Bull, il percorso di Daniel Ricciardo è stato tutt’altro che lineare. Il pilota australiano si è trasferito alla Renault in cerca di un nuovo stimolo e di un progetto che lo vedesse al centro del programma. I risultati, tuttavia, si sono rivelati altalenanti, e il grande salto in avanti sperato non è mai arrivato con la costanza necessaria per competere per il titolo mondiale. Il successivo approdo alla McLaren ha portato momenti di alto e basso, ma anche una delle soddisfazioni più grandi della sua carriera: la vittoria nel Gran Premio d’Italia 2021 a Monza, un successo storico sia per lui che per il team di Woking.

Nonostante quella vittoria e le prestazioni di rilievo in alcuni appuntamenti, il suo periodo in McLaren non ha mantenuto il livello atteso, portando infine a un’uscita dalla lineup. La carriera di Ricciardo, ricca di vittorie e momenti memorabili, rimane comunque una delle più apprezzate della sua generazione, anche se il titolo mondiale è rimasto un obiettivo mancato. Le sue riflessioni odierne su Verstappen e sulla Red Bull sembrano il tentativo di un grande campione di fare pace con alcune delle scelte più difficili della propria vita professionale, senza rimpianti definitivi ma con la consapevolezza che certe domande non avranno mai una risposta certa.

Quella di Ricciardo rimane dunque una storia aperta, almeno sul piano delle speculazioni. Cosa sarebbe successo se fosse rimasto a Milton Keynes? Avrebbe tenuto il passo di un Verstappen in continua crescita, o ne sarebbe stato travolto? Sono domande che il diretto interessato ammette di non saper rispondere, e che alimenteranno il dibattito tra gli appassionati di Formula 1 ancora a lungo.