F1 | Red Bull, Mekies: «Un secondo di gap da Mercedes, enorme»

Laurent Mekies, intervistato da Beyond the Grid, ammette un gap di circa un secondo al giro dalla Mercedes e annuncia che la RB22 cambierà significativamente già a Miami e nelle gare successive.

La stagione 2026 di Formula 1 si è aperta nel peggiore dei modi per la Red Bull: un gap di circa un secondo al giro dalla Mercedes, leader indiscussa dei primi tre appuntamenti del campionato, e una monoposto che non ha ancora espresso il suo potenziale. A parlare apertamente delle difficoltà del team anglo-austriaco è il suo team principal, Laurent Mekies, intervenuto ai microfoni del podcast Beyond the Grid con un’analisi lucida e senza sconti sulla situazione attuale e sulle sfide che attendono la scuderia di Milton Keynes nel corso dell’anno.

Punti Chiave

  • Laurent Mekies stima un distacco di circa un secondo al giro dalla Mercedes, definendolo «enorme in termini di F1».
  • La RB22 riceverà aggiornamenti significativi già a partire dal Gran Premio di Miami, quarta tappa del calendario 2026, e continuerà ad evolversi nelle gare successive.
  • Il team principal ammette che la spinta finale di sviluppo sulla RB21 nella stagione 2025 ha avuto un impatto negativo sul punto di partenza del 2026.
  • Red Bull sta sviluppando una propria power unit in collaborazione con Ford, partendo praticamente da zero rispetto ai costruttori storici.
  • Mekies ricorda le capacità del team di ribaltare situazioni difficili, come già avvenuto nella stagione precedente.

Il distacco da Mercedes: «Circa un secondo al giro, enorme per la F1»

Il manager francese originario di Tours non ha usato mezze misure nell’analizzare il divario che separa la Red Bull dalla vettura di Brackley in questa prima fase di campionato. Ai microfoni di Beyond the Grid, Mekies ha dichiarato: «Riteniamo che il divario rispetto alla Mercedes sia molto sostanzioso. Si tratta probabilmente di circa un secondo al giro, il che è enorme in termini di F1». Un’affermazione dirompente che fotografa con precisione chirurgica la situazione in cui si trova il team campione del mondo in carica, incapace finora di tenere il passo della freccia d’argento rilanciata alla grande con il nuovo regolamento tecnico.

Il riferimento ai «primi tre appuntamenti della stagione» chiarisce che il dominio di Mercedes non è stato un episodio isolato, ma un trend costante che ha contraddistinto l’avvio del campionato. In Formula 1, un secondo al giro rappresenta un abisso tecnico: si tratta di un margine che, nelle ultime stagioni, avrebbe significato vittorie con ampio distacco per chiunque lo avesse vantato. Ora quel vantaggio è in mano alla concorrenza, e Mekies ne è perfettamente consapevole.

Il piano di sviluppo della RB22: tutto cambierà già da Miami

Nonostante le difficoltà, il team principal della Red Bull ha delineato una road map ambiziosa per il recupero. La RB22 non resterà com’è: l’auto è destinata a trasformarsi profondamente nel corso della stagione, con un primo pacchetto di aggiornamenti già atteso a Miami, quarta prova del calendario iridato. «Vedrete l’auto cambiare molto durante la stagione, non solo a Miami, ma anche nelle gare successive», ha spiegato Mekies con tono determinato. «Il successo o il fallimento saranno dettati dalla rapidità con cui porteremo lo sviluppo e da quanto questi aggiornamenti saranno efficaci».

Le parole del CEO di Red Bull Racing tradiscono la consapevolezza che il 2026 sarà una stagione di rincorsa, in cui la capacità di sviluppare rapidamente la vettura potrà fare la differenza. La sfida non è solo tecnica, ma anche organizzativa: riuscire a portare in pista aggiornamenti efficaci gara dopo gara, comprimendo i tempi di sviluppo senza compromettere la qualità delle soluzioni adottate. In questo senso, il calendario stesso diventa un avversario, con le scadenze ravvicinate tra un Gran Premio e l’altro che lasciano poco margine di manovra agli ingegneri.

Il prezzo pagato per la spinta finale sulla RB21 nel 2025

Mekies ha anche affrontato un tema spinoso: quanto la decisione di continuare a sviluppare la RB21 fino alla fine della stagione 2025 abbia influenzato negativamente il punto di partenza del 2026. L’ingegnere francese ha difeso quella scelta con convinzione, spiegando che si trattava della cosa giusta da fare sul piano tecnico e culturale. «È stata una scelta facile perché nessuno voleva arrendersi. Pensavamo, e pensiamo tuttora, che fosse la cosa giusta da fare, perché sentivamo che voltare pagina verso il ’26 sarebbe stata una via d’uscita troppo facile. Sarebbe stato un semplice desiderio sperare che l’anno successivo sarebbe andato meglio senza aver compreso appieno i limiti della vettura 2025».

Un ragionamento che rivela molto della filosofia ingegneristica della Red Bull: meglio affrontare il problema alla radice, anche a costo di ritrovarsi in ritardo sullo sviluppo della vettura successiva, piuttosto che voltare pagina senza aver capito dove si era sbagliato. Tuttavia, Mekies non si è sottratto alla responsabilità di ammettere le conseguenze di quella scelta: «Il tempo e l’energia investiti per la spinta finale dell’anno scorso hanno avuto un impatto su come abbiamo iniziato il 2026? Certamente. Quindi, ovviamente, oggi ne paghiamo un po’ il prezzo. Ma non lo usiamo come scusa. Non siamo soddisfatti del punto di partenza, ma supereremo queste difficoltà. Come l’anno scorso, comprenderemo appieno i limiti. Questo team è stato bravissimo a ribaltare le situazioni e abbiamo un’altra possibilità per farlo anche quest’anno».

La sfida della power unit Red Bull-Ford: «Loro da 90 anni, noi da 90 giorni di gare»

Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista riguarda la costruzione di una power unit interna al team, sviluppata in collaborazione con Ford. Mekies ha ricordato il momento in cui il progetto venne annunciato, quando lui stesso era ancora parte di Ferrari, e ha rivelato la reazione istintiva che ebbe all’epoca. «Ci guardammo e dicemmo: ‘Wow, quanto deve essere difficile iniziare da zero’», ha raccontato il team principal, con una franchezza disarmante che sottolinea quanto l’impresa sia ambiziosa.

Il manager francese ha poi tracciato una distinzione netta tra la situazione della Red Bull e quella della Ferrari nel panorama dei costruttori di F1: «Anche se ora solo noi e la Ferrari abbiamo sia la Power Unit che il telaio nello stesso sito, i progetti sono completamente diversi. Uno lo fa da 90 anni, noi da 90 giorni. Forse non 90 giorni, ma tre anni di lavoro e nemmeno 90 giorni di gare: ecco quanto è differente e difficile». Una metafora potente, quella del confronto tra 90 anni e 90 giorni, che rende immediatamente comprensibile il divario di esperienza e infrastruttura tra un costruttore storico come Ferrari e un team che sta costruendo la propria competenza motoristica quasi da zero, pur con le risorse economiche e il know-how aerodinamico che contraddistinguono Red Bull Racing.

Va ricordato che Mekies, in passato parte del management Ferrari, ha vissuto in prima persona quella realtà produttiva, il che rende il suo giudizio particolarmente autorevole. La collaborazione con Ford, gigante dell’industria automobilistica americana con una storia gloriosa nel motorsport, rappresenta la scommessa più grande della Red Bull sul lungo periodo: costruire una competenza motoristica interna capace di affrancare il team dalla dipendenza dai fornitori esterni.

Nelle prossime settimane, il Gran Premio di Miami rappresenterà il primo banco di prova concreto per verificare se gli aggiornamenti promessi da Mekies saranno in grado di ridurre il gap dalla Mercedes. La Red Bull ha dimostrato in passato di saper ribaltare situazioni apparentemente compromesse, e il team principal non ha dubbi che la stessa determinazione sarà messa in campo anche nel 2026. La stagione è lunga, il calendario fitto, e la corsa allo sviluppo è appena cominciata.