La McLaren sta vivendo l’inizio di stagione peggiore per un campione in carica da oltre un decennio. Dopo appena due Gran Premi e una gara sprint, la scuderia di Woking si ritrova già a 80 punti di distanza dal leader del campionato Mercedes, avendo racimolato soltanto 18 punti tra Australia, Cina e la relativa sprint. Il doppio ritiro prima del via del Gran Premio di Cina — con entrambe le monoposto che non hanno mai preso parte alla gara — ha rappresentato il punto più basso di un avvio di campionato che sta sollevando interrogativi profondi sulla competitività del pacchetto MCL39 nel nuovo ciclo regolamentare della F1.
Punti Chiave
- McLaren è a -80 punti dalla leader Mercedes dopo solo due GP e una sprint race, con appena 18 punti all’attivo.
- Il doppio DNS in Cina è stato causato da due guasti diversi sullo stesso componente del motore Mercedes HPP, un’area fuori dal controllo diretto di McLaren.
- Lando Norris ritiene che la McLaren attuale non sia in grado di lottare né per un podio né per una vittoria allo stato attuale.
- Andrea Stella ha definito la vettura «solida ma sottosviluppata», escludendo la necessità di riprogettazioni concettuali come avvenne nel 2023.
- Grandi aggiornamenti sono attesi per il GP di Miami, quarto appuntamento della stagione, previsto a inizio maggio.
Il doppio DNS di Shanghai: stesso componente, due guasti diversi
Il Gran Premio di Cina ha fotografato nel modo più impietoso possibile le difficoltà della McLaren. Entrambe le vetture — quella di Lando Norris e quella di Oscar Piastri — non sono partite, e secondo quanto riferito dal team principal Andrea Stella, i due problemi erano di natura diversa ma interessavano lo stesso componente dell’unità motrice Mercedes HPP (High Performance Powertrains).
«Si tratta di un’area della vettura che non è sotto il controllo della McLaren, quindi ci affidiamo interamente a ciò che viene comunicato da HPP e ci fidiamo completamente del loro rapporto», ha dichiarato Stella, sottolineando come la causa principale non sia ancora stata identificata con certezza. Questo doppio DNS è stato definito dallo stesso Stella «abbastanza eccezionale e insolito che si verifichino due problemi terminali praticamente nello stesso momento, sullo stesso componente». Una coincidenza sfortunata che, tuttavia, lascia aperte domande sulla affidabilità del pacchetto nell’arco della stagione.

I problemi di affidabilità non erano limitati al solo Gran Premio di Cina: già a Melbourne il campione del mondo in carica Norris aveva visto le proprie sessioni di prove libere condizionate da problemi tecnici, mentre Piastri era stato colpito da un improvviso aumento di coppia durante il giro di ricognizione in Australia, costringendolo a un incidente prima ancora che la gara prendesse il via. Nel complesso, la McLaren ha completato meno giri in gara persino delle Aston Martin-Honda, vetture note per le proprie vibrazioni. Un dato che, nella stagione più complessa sul piano tecnico degli ultimi anni, pesa enormemente in termini di dati acquisiti.
Il peggior avvio di un campione costruttori in carica dai tempi di Ferrari 2009
Per trovare un inizio stagione altrettanto catastrofico per un campione costruttori in carica bisogna risalire a oltre un decennio fa. Dal punto di vista dei punti, il rendimento attuale della McLaren è paragonabile solo a quello della Red Bull nel 2014, un caso però condizionato dalla squalifica di Daniel Ricciardo dal secondo posto di Melbourne per irregolarità nel flusso di carburante. E anche in quel confronto va considerato che la McLaren nel 2026 ha potuto beneficiare di una sprint race — che nel 2014 non esisteva — dalla quale ha ricavato ben 6 dei suoi 18 punti totali.
Sottraendo quei sei punti dalla sprint, il bilancio della McLaren diventa ancora più impietoso: si tratta del peggior avvio per un campione in carica dai tempi della Ferrari nel 2009, quando la Scuderia di Maranello non riuscì a conquistare un singolo punto nelle prime tre gare. Un confronto che fa capire quanto la situazione sia critica, e non solo sul piano della sfortuna momentanea.
Il gap con Mercedes: non solo motore, ma anche telaio e aerodinamica
Al di là dell’affidabilità, c’è un tema di prestazione pura che preoccupa la McLaren. Pur condividendo la stessa unità motrice Mercedes con il team di Brackley, la differenza in pista è stata significativa: a Melbourne, McLaren ha accusato oltre otto decimi di ritardo in qualifica e ha terminato la gara con un gap superiore ai 50 secondi dal vincitore Mercedes. A Shanghai le cose sono migliorate — sei decimi di ritardo nella qualifica sprint del venerdì, meno di mezzo secondo in quella del Gran Premio del sabato — ma non a sufficienza da cambiare il quadro complessivo.
Piastri ha spiegato bene la sensazione all’interno del box: «Lasciamo ogni sessione di qualifica sentendo di aver massimizzato al meglio l’utilizzo dell’unità motrice, poi torniamo ai dati e scopriamo che c’è un margine di tempo che non avevamo nemmeno considerato». La McLaren ha riconosciuto apertamente di non essere competitiva quanto Mercedes nel sfruttamento della power unit, pur rifiutando di puntare il dito contro il fornitore: «Non ci stiamo lamentando», ha precisato Stella.
Dopo Melbourne, il team di Woking stimava che circa il 50% del proprio deficit fosse riconducibile a una conoscenza inferiore di come sfruttare al meglio il motore Mercedes rispetto al team factory. Ora, con una parte di quel gap recuperata, Stella indica come problema principale il telaio: la McLaren manca di efficienza aerodinamica e carico aerodinamico rispetto alla Mercedes. Questa carenza di downforce ha anche conseguenze sul fronte energetico: con meno grip al posteriore in curva, la McLaren fatica a recuperare energia in modo efficiente rispetto alla vettura di Brackley, più stabile e piantata sull’asfalto.
Un ulteriore fattore potrebbe essere legato al passo ridotto scelto da McLaren per la sua monoposto 2026. Una scelta che offre vantaggi nella distribuzione del ballast e nella finestra di bilanciamento, ma che si traduce in una minor superficie del fondo, e dunque in meno carico aerodinamico. Concorrenti come Mercedes, forse con sorpresa di McLaren, sono riusciti a compensare quello che avrebbe dovuto essere uno svantaggio in termini di peso.
«Sottosviluppata», non sbagliata: la diagnosi di Stella
Il team principal Stella ha voluto tracciare una distinzione fondamentale tra la situazione attuale e quella vissuta nel 2023, quando il team partì con una macchina concettualmente sbagliata che richiese un ripensamento aerodinamico profondo. «C’è una differenza fondamentale rispetto al 2023», ha detto Stella. «Questa vettura che abbiamo al momento è una piattaforma solida. Se qualcosa, è leggermente sottosviluppata — non c’è nulla nella macchina che non sia concettualmente corretto, ha semplicemente bisogno di essere sviluppata ulteriormente, seguendo però le linee concettuali che abbiamo definito nella fase di lancio di questa vettura.»
Nel 2023, invece, fu necessario tornare al tavolo da disegno: «Dovemmo rettificare alcuni design, perseguire diversi concetti aerodinamici, perché quello che avevamo nel 2022 e all’inizio del 2023 non ci avrebbe portati molto lontano. Dovemmo ridisegnare in modo più concettuale il campo di flusso aerodinamico che volevamo ottenere e rivedere le geometrie in modo abbastanza esteso.» Oggi, al contrario, il percorso è diverso: si tratta di accelerare uno sviluppo che McLaren ritiene orientato nella giusta direzione, ma che attualmente si trova ancora «un po’ al di sotto del livello di sviluppo di Ferrari e Mercedes».
Norris è stato più diretto nella sua valutazione: ha ammesso che al momento la McLaren non è una vettura in grado di lottare per un podio, figurarsi per una vittoria — una situazione che il team non viveva dal 2023. Ma ha anche lasciato spazio all’ottimismo: «Potremo lottare per i podi ad un certo punto di quest’anno, e per le vittorie più avanti nella stagione», pur riconoscendo che è stato «un inizio difficile».
Miami come spartiacque: la scommessa sugli aggiornamenti
L’obiettivo dichiarato è concentrare un pacchetto di aggiornamenti sostanziali per il GP di Miami, quarto appuntamento della stagione previsto a inizio maggio. Norris ha accolto positivamente il nuovo calendario che, a seguito della cancellazione dei round di Bahrain e Arabia Saudita, ha creato una finestra di cinque settimane tra le gare precedenti a Miami: più tempo significa più opportunità di sviluppo in fabbrica. Stella ha confermato che il team sta cercando di «sviluppare la vettura il più velocemente possibile in ogni singola area».
La McLaren ha anche dichiarato di aver preso «ispirazione» da altre vetture del gruppo, integrando queste analisi nei propri piani di sviluppo esistenti. Nel frattempo, il GP del Giappone di fine marzo fungerà principalmente da occasione per recuperare i punti che il team non è riuscito a portare a casa in Cina, più che come banco di prova delle novità tecniche vere e proprie.
Il team spera di replicare la traiettoria di crescita del 2024, quando partì senza la vettura più veloce ma costruì un vantaggio di punti sufficiente per poi sfruttare un importante pacchetto di aggiornamenti introdotto al sesto round a Miami, che trasformò la MCL38 nella vettura capace di superare la Red Bull nella classifica costruttori. E ancora prima, nel 2023, quando in 18 mesi si trasformò da outsider di metà classifica a campione del mondo. Ma replicare un’impresa simile in un’era tecnica completamente nuova — con nuovi regolamenti, nuovi motori ibridi di estrema complessità e una Mercedes chiaramente dominante — è tutt’altra sfida. Il dipartimento aerodinamico di McLaren si è dimostrato il più efficace del campo nel corso dell’era ad effetto suolo, riuscendo persino a surclassare il team Mercedes factory. Ma lo stesso personale non è una garanzia automatica di successo: basta guardare come la Mercedes stessa sia passata dal titolo mondiale a essere terza o quarta forza nel corso dell’era precedente.
Miami sarà dunque il primo vero esame: se gli aggiornamenti funzioneranno, la difesa del titolo potrà riaprirsi; se invece il gap si manterrà, il rischio è che il 2026 si trasformi in una stagione di transizione dolorosa per la squadra campione in carica.





