Non è più nella sede del team, ma Helmut Marko non ha perso il gusto per le dichiarazioni nette. L’ex consulente di Red Bull, che segue ora la Formula 1 da casa dopo il suo addio alla scuderia di Milton Keynes, ha rilasciato un’intervista al quotidiano austriaco Krone in cui demolisce l’attuale impostazione tecnica della F1: troppa elettronica, troppa gestione dell’energia, troppa complessità. Per Marko, il motorsport di vertice ha smarrito la sua essenza e occorre un deciso passo indietro verso la purezza agonistica.
Punti Chiave
- Helmut Marko, dopo l’addio a Red Bull, critica apertamente i regolamenti attuali della F1 in un’intervista al quotidiano Krone.
- Secondo Marko, i sistemi ibridi rendono le partenze ancora più imprevedibili, sommando il turbo lag all’intervento imprevedibile della batteria.
- L’austriaco cita l’episodio tra Franco Colapinto e Liam Lawson a Melbourne come esempio concreto dei rischi legati a questa imprevedibilità.
- Marko chiede la semplificazione dell’intero regolamento, puntando il dito contro superclipping, overtake mode e boost.
- L’ex uomo di Red Bull auspica un ritorno alla guida pura, con modifiche normative e avanzamenti tecnologici che ridimensionino il peso dell’energy management.
Il problema delle partenze: turbo lag più batteria, un mix esplosivo
Uno dei passaggi più tecnici e diretti dell’intervista riguarda proprio il momento della partenza, da sempre tra le fasi più critiche di un Gran Premio. Marko non nega che le differenze tra vetture siano sempre esistite — «alle partenze, alcune auto sono sempre andate meglio e altre peggio», ammette — ma sottolinea come la variabile elettrica abbia aggravato enormemente la situazione. «Ora, in aggiunta al turbo lag, c’è la batteria, che rende il tutto ancora più imprevedibile», ha dichiarato con chiarezza.

La conseguenza pratica di questa imprevedibilità si è vista in pista. Marko ha fatto riferimento esplicito a un episodio ravvicinato tra Franco Colapinto e Liam Lawson a Melbourne, citandolo come esempio lampante dei rischi concreti che derivano da questa complessità tecnica in una fase di gara già delicatissima. Una situazione che, a suo dire, non è un incidente isolato ma il sintomo di un problema strutturale dell’attuale generazione di vetture.
Superclipping, overtake mode, boost: «Tutto troppo complicato»
La critica di Marko non si ferma alle partenze, ma si allarga all’intero impianto regolamentare della Formula 1. L’austriaco ha usato parole inequivocabili: «L’intero regolamento deve essere semplificato. Superclipping, overtake mode, boost: è tutto troppo complicato». Una lista precisa, non un attacco generico, che fotografa la moltiplicazione di strumenti a disposizione dei piloti e dei team durante la gara.
Il superclipping — sistema che consente di ridurre il drag aerodinamico in determinate condizioni di sorpasso — insieme all’overtake mode, che permette di erogare temporaneamente più potenza per attaccare o difendersi, e al boost dell’energia elettrica, compongono un arsenale tecnico che secondo Marko ha finito per spostare il baricentro della competizione lontano dal talento puro del pilota. Il rischio, implicito nelle sue parole, è che la F1 si trasformi sempre più in una gara di gestione delle risorse piuttosto che in un duello tra assi del volante.

«Torniamo alla guida pura»: la visione di Marko per la F1 del futuro
Il cuore del messaggio di Marko è racchiuso in una frase: «Dobbiamo tornare alla guida pura, perché è stata spinta in secondo piano da tutta la gestione dell’energia». Una diagnosi severa, ma anche una prospettiva non del tutto pessimista, perché l’austriaco lascia aperta la porta a una soluzione. «Forse questo può essere significativamente migliorato con cambiamenti normativi e ulteriori avanzamenti tecnologici», ha aggiunto, suggerendo che il problema non è irrisolvibile, ma richiede la volontà politica e tecnica di intervenire.
Il tema è quanto mai attuale in un momento in cui la F1 2026 si appresta a introdurre una nuova generazione di power unit con un peso ancora maggiore dell’elettrico rispetto al motore termico, alzando ulteriormente la quota di energia elettrica rispetto al passato. Le parole di Marko assumono quindi una rilevanza strategica: il dibattito su quanto spazio debba occupare la tecnologia ibrida nel DNA della Formula 1 è tutt’altro che chiuso, e la voce di uno degli osservatori più influenti degli ultimi vent’anni di sport aggiunge peso specifico alla discussione.
Marko fuori da Red Bull, ma ancora voce autorevole nel paddock
Va ricordato il contesto in cui queste dichiarazioni arrivano: Helmut Marko non parla più dall’interno di un team, avendo lasciato il suo storico ruolo di consulente in Red Bull Racing. Eppure la sua influenza sul dibattito tecnico e regolamentare resta intatta, come dimostra l’eco suscitata da questa intervista. Per decenni punto di riferimento nella strategia di sviluppo delle monoposto e nella gestione dei piloti del programma Red Bull, Marko conosce i meccanismi interni della F1 meglio di chiunque altro.
Guardare le gare da casa, come lui stesso ha lasciato intendere, non significa essersi disconnesso dalla realtà del circus. Al contrario, la distanza sembra avergli fornito uno sguardo ancora più critico e distaccato su dinamiche che, dall’interno, possono apparire normalizzate. La sua richiesta di un ritorno alla semplicità regolamentare si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge piloti, ingegneri e appassionati: la F1 è ancora uno sport di guida o è diventata prevalentemente una sfida di software e gestione energetica?
Il confronto tra la visione di Marko e le scelte che la Federazione Internazionale e il management della Formula 1 faranno nei prossimi mesi — in particolare sulla calibrazione delle nuove power unit 2026 e sull’eventuale revisione di strumenti come l’overtake mode — sarà uno dei temi caldi del prossimo futuro. Le sue parole sono un campanello d’allarme che difficilmente potrà essere ignorato.






