F1 | Lo stile «ludicrous» di Alonso spiegato dagli esperti

Mark Hughes ed Edd Straw analizzano il talento unico di Alonso: dalla danza tra sterzo e acceleratore alle Esse di Austin, al feel imprescindibile sulle anteriori che lui stesso definisce la sua unica condizione non negoziabile.

Fernando Alonso è un enigma vivente della Formula 1. A 44 anni, con oltre 400 Gran Premi all’attivo, lo spagnolo continua a distinguersi tra i migliori piloti di ogni weekend, indipendentemente dalla competitività della sua vettura. Due esperti d’eccezione — il giornalista tecnico Mark Hughes e il collega Edd Straw — hanno analizzato in profondità il suo stile di guida nel primo episodio della terza stagione di Driving Style Secrets, dissezionando ciò che rende Alonso semplicemente unico nella storia del motorsport.

Punti Chiave

  • Fernando Alonso, 44 anni, ha disputato oltre 400 Gran Premi di F1, dall’esordio con Minardi 25 anni fa fino all’attuale stagione.
  • Il suo stile è definito “ludicrous” (assurdo, fuori dal comune) da Edd Straw per la capacità di guidare costantemente sul limite senza cadere in errori grossolani.
  • Il segreto principale risiede nel feel trasmesso dalle gomme anteriori e dallo sterzo: Alonso stesso ha dichiarato che senza quella sensazione è “praticamente morto”.
  • Hughes ricorda come Giancarlo Fisichella, suo compagno di squadra alla Renault nel 2005-06, fosse “assolutamente stupito” da come Alonso riuscisse a guidare una monoposto priva di anteriore.
  • La sua ultima vittoria in F1 risale al Gran Premio di Spagna 2013; nonostante ciò, è rimasto tra i protagonisti della griglia, con una stagione 2023 eccezionale con l’Aston Martin da podi.

Uno stile «ludicrous»: danzare tra sterzo e acceleratore

Mark Hughes non usa mezzi termini quando descrive Alonso in pista. “Guardandolo ai bordi della pista, in un posto come le Esse del Circuit of The Americas, ha la coordinazione più straordinaria tra sterzo e acceleratore. È come se stesse danzando tra i due,” spiega Hughes. Questa capacità di modulare in modo simultaneo e continuo i due input fondamentali della guida è qualcosa che raramente si osserva anche nei piloti di altissimo livello.

Hughes aggiunge un esempio ancora più emblematico: “Lo si vede a Monaco alla Tabac, l’ho visto farlo lì, dove la macchina semplicemente non voleva girare. Usava i freni in modo estremo. Può essere piuttosto brutale con la macchina, ma solo quando è necessario. Fa prendere carico al muso su questa macchina che non voleva girare, era molto, molto riluttante a cedere qualsiasi momento di inerzia, e poi la scaraventava in curva per poi danzarla attraverso.” La cosa più sorprendente, sottolinea Hughes, è la costanza: “È lo stesso giro dopo giro, ed è il migliore nell’improvvisazione, più di chiunque altro io abbia mai visto. Semplicemente straordinario.”

Il feel sulle gomme anteriori: l’unica condizione non negoziabile

Edd Straw porta l’analisi a un livello ancora più profondo, descrivendo lo stile complessivo di Alonso come “assurdo, davvero. È così difficile vivere su quel limite nel modo in cui lo fa lui. Solo il fatto che tu possa farlo così costantemente.” Ma Straw è attento a distinguere Alonso da quei piloti che pure guidano al limite: “Si può vedere un pilota che fa questo, ma spesso cade fuori, ed è un po’ un crasher. Ne abbiamo visti esempi, ma Alonso non è così.”

Il cardine di tutto, secondo Straw, è la sensibilità alle gomme anteriori: “Il feel che richiede, lui lo sente molto attraverso le gomme anteriori e lo sterzo. Questa è la chiave assoluta per lui. Ha detto che se non ha quel feel, è praticamente morto — è l’unica condizione non negoziabile che ha in una macchina.” Questo dettaglio, rivelato dallo stesso Alonso, spiega molte delle sue richieste di set-up nel corso degli anni: la costruzione del feeling sull’avantreno è il punto di partenza imprescindibile attorno al quale costruisce l’intera sua performance.

Straw entra poi in una distinzione tecnica fondamentale tra stile reattivo e proattivo: “È uno stile reattivo, ma è così rapido nell’interpretare quel feedback che diventa di fatto proattivo, perché risponde nel momento stesso in cui inizia quel segnale. Normalmente, i piloti reattivi sono una cosa negativa. Ma per lui, ha ridotto quel divario a tal punto che la sensibilità deve essere straordinaria, se si potessero misurare tutte le componenti fisiologiche che concorrono a questo.”

Le Renault con sottosterzo e la lezione di adattabilità

Una delle rivelazioni più interessanti dell’analisi di Hughes riguarda i primi anni di Alonso in F1, quando conquistò i due titoli mondiali consecutivi con la Renault nel biennio 2005-2006. Quelle monoposto erano caratterizzate da un forte sottosterzo ma da una trazione eccezionale in uscita di curva — una combinazione non banale da gestire. “Aveva così tanta confidenza con quella guida, era incredibilmente sintonizzato su quei piccoli segnali che gli facevano capire che stava per succedere qualcosa,” racconta Hughes.

La tecnica di Alonso su quei mezzi era apparentemente controintuitiva: “Con quelle Renault a bilanciamento posteriore che avevano davvero una trazione fantastica in uscita di curva, ma generalmente avevano sottosterzo, lui si appoggiava al sottosterzo in modo assurdo e scaraventava la sterzata in modo da ottenere quel dato immediatamente, per superarlo il più velocemente possibile, e poi si appoggiava a quel sottosterzo.” In pratica, Alonso trasformava il difetto della macchina in un’arma, usandolo come informazione piuttosto che combattendolo.

Molti osservatori dell’epoca interpretarono questa tecnica come la firma personale di Alonso, il suo modo naturale di guidare qualsiasi macchina. Hughes spiega come questa lettura fosse errata: “Poiché erano i suoi primi anni in Formula 1, la gente pensava che questo fosse uno stile di guida unico e che fosse il modo in cui guidava la macchina. Non appena entrò in altre vetture si pensò: ‘No, non è così, può guidare in modi molto diversi’. Era semplicemente il modo migliore per guidare quella particolare macchina.”

A testimoniare questo aspetto c’è un aneddoto significativo: Hughes ricorda come Giancarlo Fisichella, compagno di squadra di Alonso alla Renault nel 2005-06, fosse “assolutamente stupito da come potesse guidarla in quel modo”, arrivando a dire: “Questa macchina non ha un avantreno.” Eppure Alonso riusciva a estrarne il massimo, domenica dopo domenica.

Oltre 400 GP e un’ultima vittoria nel 2013: la longevità di un fuoriclasse

Ciò che rende la carriera di Fernando Alonso ancora più straordinaria è la sua longevità al vertice. Hughes e Straw seguono la sua carriera sin dal primo Gran Premio con la Minardi, 25 anni fa. Entrambi erano presenti per la sua più recente vittoria, al Gran Premio di Spagna 2013 — un dato che da solo racconta un’anomalia sportiva senza precedenti: mai nessun pilota di F1 non ha vinto per 13 anni consecutivi rimanendo però costantemente tra i migliori interpreti del weekend.

Nel mezzo, Alonso ha dovuto misurarsi con una serie di vetture di medio livello o addirittura da fondo griglia, estraendo ogni volta prestazioni superiori al potenziale tecnico disponibile. Fa eccezione la stagione 2023 con l’Aston Martin, nella quale ha dimostrato di poter ancora lottare per il podio con una macchina competitiva. “Può sempre trovare un modo, questo è il punto con Alonso,” conclude Hughes, sintetizzando con una frase l’essenza di un pilota che continua a sfidare ogni logica sportiva.

L’analisi completa di Hughes e Straw è disponibile nel primo episodio della terza stagione di Driving Style Secrets, consultabile gratuitamente sul canale YouTube di The Race. Le prossime puntate della serie esamineranno altri grandi campioni del 21° secolo, tra cui Sebastian Vettel, Kimi Räikkönen, Jenson Button e Nico Rosberg, con il contenuto completo accessibile tramite The Race Members’ Club.