Charles Leclerc si è raccontato come raramente accade nel mondo della Formula 1. Ospite del podcast Passa dal BSMT di Gianluca Gazzoli — uno dei format audio più seguiti in Italia, già teatro di interviste a grandi nomi come Stefano Domenicali, Valentino Rossi e Andrea Pontremoli — il pilota monegasco della Scuderia Ferrari ha abbassato la guardia e parlato di sé senza filtri: infanzia, paura assente in pista, legami perduti e la motivazione più profonda che lo spinge ogni volta a salire in macchina. Un’intervista lontanissima dal linguaggio istituzionale del paddock, che rivela il vero Charles Leclerc dietro il casco.
Punti Chiave
- Leclerc ha dichiarato di non aver mai provato paura in pista, affermando che il giorno in cui dovesse farlo si ritirerebbe immediatamente dalla competizione.
- Il monegasco ha rivelato di aver mentito al padre gravemente malato nel 2017, raccontandogli di aver già firmato con la Ferrari per il 2018, quando in realtà stava trattando con l’Alfa Romeo.
- Ha citato la vittoria a Monaco nel 2024 e il suo matrimonio come i due momenti che avrebbe voluto condividere con il padre Hervé e con Jules Bianchi.
- Leclerc ha sottolineato l’importanza dello sviluppo tecnico attuale: «C’è tanto lavoro da fare a Maranello per sviluppare nuovi pezzi e provare soluzioni nuove al simulatore».
- Il pilota è stato ospite del podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, un format che aveva già accolto figure come Valentino Rossi e Stefano Domenicali.

Da tre anni e mezzo in kart: le radici di una passione totalizzante
Tutto cominciò con una finta malattia. Leclerc ha raccontato con un sorriso uno degli episodi fondativi della sua carriera, un aneddoto apparentemente banale che in realtà racchiude tutto il senso del suo percorso. «Avevo tre anni e mezzo, non volevo andare all’asilo e feci finta di essere malato», ha spiegato il pilota. Sua madre andò al lavoro, ma suo padre Hervé — quasi per caso — doveva recarsi in una pista di kart gestita dal migliore amico, che era il padre di Jules Bianchi. Fu costretto a portarlo con sé. Il risultato fu immediato e inequivocabile: «Arrivato lì non ero più malato. Feci il primo giro attaccato al kart del padre di Jules con una corda, poi la levammo e continuai finché non finì la benzina».

Quella giornata fu la scintilla. Da quel momento, il percorso nel motorsport divenne una vocazione vera e propria, sostenuta da sacrifici enormi da parte della famiglia. Leclerc lo ha ricordato con gratitudine: «Mio padre ha fatto immensi sacrifici per farmi correre». Un debito affettivo che il pilota porta con sé ogni volta che scende in pista con la tuta rossa della Ferrari, e che si è trasformato nel corso degli anni in una delle sue motivazioni più profonde.
La bugia al padre malato e la firma con la Ferrari

Tra i passaggi più toccanti dell’intervista c’è il racconto di un momento di grandissima fragilità, vissuto nel 2017 quando il padre Hervé Leclerc era gravemente malato. Consapevole che si trattasse di questione di giorni, Charles prese una decisione che definisce lui stesso straziante nella sua dolcezza. «Gli dissi una bugia: gli raccontai di aver firmato con la Ferrari in F1 per il 2018», ha confessato. La realtà era diversa: in quel momento il pilota era in trattativa con l’Alfa Romeo, senza nulla di concreto sul tavolo. La madre lo rimproverò per quella menzogna, ma lui sapeva benissimo cosa significasse per il padre sentire quelle parole.
Il destino, però, si prese cura di quella storia. «Per fortuna ero in ritardo solo di un anno, perché firmai davvero per il 2019», ha aggiunto Leclerc. Il sogno raccontato al padre si era avverato, con dodici mesi di scarto. Un episodio che il pilota ha definito indimenticabile: «È un momento che ricorderò per sempre». Una promessa trasformata in realtà, anche se Hervé non ebbe il tempo di vederla concretizzarsi.
«La paura è zero, mai avuta»: il controllo mentale come arma segreta
In pista, la dimensione emotiva cambia radicalmente. Leclerc ha spiegato con precisione quasi chirurgica come funzioni la sua testa quando siede nell’abitacolo di una Ferrari di Formula 1. Il controllo mentale, costruito fin da giovanissimo, è diventato una componente tecnica a tutti gli effetti, al pari dell’assetto o degli pneumatici. Il pilota ha lavorato per anni per costruire una sorta di bolla psicologica che lo isola dalle pressioni esterne, pur non negando che alcune gare — come Monza 2019 e Monaco 2024 — abbiano reso più difficile mantenere la lucidità, per via dell’energia travolgente del pubblico.
«Alla guida la paura è zero, mai avuta», ha dichiarato senza esitazione. «La paura non deve far parte delle emozioni in una macchina. Qualsiasi cosa faccio in pista è fatta più con il cuore, con l’emozione di fare qualcosa di speciale, con l’adrenalina, ma mai con il timore». E poi il monito a sé stesso, netto come una frenata all’ultima curva: «Il giorno in cui avrò paura, mi fermerò e mi metterò da parte, perché non posso avere questo feeling nell’abitacolo». Una dichiarazione che fotografa perfettamente il rapporto viscerale che Leclerc ha con la guida: non un mestiere, ma un atto quasi spirituale.
Monaco 2024 e il matrimonio: i momenti vissuti pensando a chi non c’è più
Il podcast ha offerto a Leclerc lo spazio per evocare due momenti recenti che hanno avuto un significato speciale, proprio perché vissuti con la consapevolezza di non poterli condividere con due figure fondamentali: il padre Hervé e Jules Bianchi. Il primo è la vittoria nel Gran Premio di Monaco 2024, una delle corse più attese della sua carriera, disputata sulle strade della sua città con la tuta della Ferrari. «Vincere in Formula 1 con la Ferrari è qualcosa di molto speciale», ha detto il pilota. «Il primo è la vittoria a Monaco nel 2024, che sicuramente con mio padre è la cosa che abbiamo sognato da sempre».
Il secondo momento citato è il matrimonio, definito «un giorno molto speciale per tutta la famiglia». Due eventi carichi di gioia, ma anche di una malinconia dolce e consapevole. Leclerc ha però trovato il modo di trasformare questa assenza in forza: «In una certa maniera sono sicuro che sia Jules che mio padre vedano tutto da lassù. Questa è la cosa che mi sono sempre detto ed è anche una delle mie motivazioni: continuare a farli sorridere». Una motivazione intima, personale, che si affianca alle ambizioni sportive e le rende ancora più intense.
Il legame con la Ferrari e i tifosi: «Un brand che unisce tutte le generazioni»
Leclerc conosce il peso che porta. Essere il volto della Scuderia Ferrari significa incarnare un’eredità che va ben oltre la pista, soprattutto in Italia dove il Cavallino Rampante è un simbolo culturale prima ancora che sportivo. Il monegasco lo vive ogni giorno, e nel podcast ha descritto questo rapporto con il tifoso in modo particolarmente autentico, ricordando di essere stato lui stesso dalla parte degli spalti. «Sono stato dalla parte del tifoso che guardava tutti i GP la domenica, sperando che la scuderia vincesse», ha raccontato. «Ora sono io in macchina a ricevere direttamente tutto il sostegno dai tifosi. La passione e l’amore che ho per questa squadra sono intatti».
La sua lettura del fenomeno Ferrari è lucida e sentita: «Quello che rende la Ferrari speciale è l’essere un brand che unisce tutte le generazioni, dai bambini agli anziani. Tutti sognano la stessa cosa: vedere la Ferrari vincere». Una visione che non è solo marketing, ma riflette un vissuto personale autentico. E proprio su questa base emotiva e tecnica si innesta l’impegno per la stagione in corso: «Quest’anno lo sviluppo è super importante: c’è tanto lavoro da fare a Maranello per sviluppare nuovi pezzi e provare soluzioni nuove al simulatore. Dobbiamo spingere tutti nella stessa direzione per riportare la Ferrari in alto». Un messaggio rivolto all’intera struttura di Maranello, ma anche ai milioni di tifosi che aspettano di tornare a festeggiare con il Cavallino.
L’intervista al podcast Passa dal BSMT resterà come uno dei momenti più sinceri e rari in cui Charles Leclerc si è aperto pubblicamente sulla sua vita, sulle sue radici e sulla forza invisibile che lo guida. Mentre la stagione di Formula 1 entra nel vivo e Ferrari lavora allo sviluppo della monoposto, il pilota monegasco ha ricordato a tutti che dietro i numeri, i giri veloci e i podi, esiste una storia profondamente umana.





