Lewis Hamilton ha deciso di voltare le spalle al simulatore Ferrari in vista del Gran Premio del Canada. Il sette volte campione del mondo ha rivelato, al termine del GP di Miami — concluso al sesto posto — di non riuscire a trovare una correlazione tra il lavoro svolto virtualmente a Maranello e il comportamento reale della monoposto in pista. Una dichiarazione che pesa come un macigno, sia per la sua franchezza sia per le implicazioni tecniche che solleva all’interno della Scuderia di Maranello.
Punti Chiave
- Hamilton ha dichiarato che il simulatore Ferrari «mi sta davvero mandando nella direzione sbagliata», decidendo di escluderlo dalla preparazione al GP del Canada.
- Il problema è di correlazione: l’assetto configurato virtualmente a Maranello non corrisponde al comportamento della vettura in pista.
- Nonostante la scelta di abbandonare il sim, Hamilton ha confermato che continuerà a partecipare alle riunioni in fabbrica presso il Gestione Sportiva.
- A Miami, un contatto con Franco Colapinto alla partenza ha causato un danno aerodinamico stimato da Hamilton in mezzo secondo di carico perso per giro.
- Senza il danno subito, secondo il pilota britannico, la SF-25 avrebbe potuto lottare per posizioni di vertice nel GP di Miami.

«Lo disattiverò e proverò a fare un giro senza»: la scelta di Hamilton
La decisione di Lewis Hamilton non è arrivata in modo impulsivo. Durante le settimane di sosta forzata prima del GP di Miami, il pilota britannico aveva fatto pieno uso del simulatore di Maranello, lavorando sull’assetto della Ferrari in preparazione al ritorno in pista negli Stati Uniti. Tuttavia, una volta arrivato a Miami, la realtà si è rivelata ben diversa da quanto indicato dal simulatore: il feeling con l’assetto non c’era, e le indicazioni ricevute virtualmente si sono rivelate fuorvianti piuttosto che utili.
In un’intervista riportata da The Race, Hamilton ha scelto parole nette e inequivocabili: «Ad essere sincero, penso che mi stia davvero mandando nella direzione sbagliata». La soluzione, almeno nel breve termine, è altrettanto diretta: «Credo che per ora lo disattiverò e proverò a fare un giro senza». Una dichiarazione che, nell’ambiente ultra-tecnologico della Formula 1 moderna, suona quasi come un’eresia — il simulatore è da anni uno degli strumenti principali di sviluppo e preparazione per ogni scuderia del paddock.
Il problema di correlazione: cosa c’è dietro le parole del campione
Il concetto di correlazione tra simulatore e pista è uno dei temi più complessi e delicati nell’ingegneria della Formula 1. Quando Hamilton afferma che «la proviamo, poi andiamo in pista e la macchina si comporta in modo diverso», sta descrivendo un problema che può avere origini molteplici: dai modelli aerodinamici usati nel sim, alla risposta delle mescole e delle sospensioni, fino alla variabilità delle condizioni atmosferiche reali. In sostanza, se il simulatore non replica fedelmente il comportamento della monoposto, non solo non aiuta il pilota — può addirittura portarlo su una strada sbagliata in termini di setup, compromettendo le prestazioni sul giro.
È esattamente questo il punto sollevato dal britannico: «Il modo in cui ci stiamo preparando al momento non ci sta aiutando». Una critica velata ma precisa ai processi interni di Ferrari, che evidenzia come il gap tra simulazione e realtà stia impattando direttamente sulle sue prestazioni in gara. Per il GP del Canada, Hamilton sceglierà quindi un approccio differente, affidandosi probabilmente all’analisi dei dati precedenti, ai debriefing con gli ingegneri e alla propria esperienza diretta sulla pista di Montreal.
La continuità con la fabbrica: Hamilton resterà al GeS
È importante precisare che la scelta di Hamilton non implica un distacco totale da Ferrari e dalla sua struttura tecnica. Il pilota ha tenuto a chiarire questo aspetto, distinguendo nettamente tra l’uso del simulatore e il suo coinvolgimento più ampio nelle attività della Scuderia: «Continuerò ad andare alle riunioni in fabbrica e cose del genere, ma per un po’ mi allontanerò dal simulatore e vedrò come va». La sua presenza al Gestione Sportiva rimarrà quindi invariata, con Hamilton che continuerà a partecipare attivamente ai briefing tecnici e alle sessioni di lavoro con gli ingegneri a Maranello.
Questo dettaglio è cruciale per contestualizzare correttamente le dichiarazioni del sette volte campione del mondo: non si tratta di una rottura con il team, ma di un aggiustamento pragmatico della metodologia di preparazione. Hamilton, con la sua lunghissima carriera in F1, sa bene quanto sia fondamentale arrivare al weekend di gara con le idee chiare e con un setup che abbia senso per lui. Se lo strumento che dovrebbe aiutarlo in questo processo si rivela controproducente, la scelta logica è quella di metterlo da parte, almeno temporaneamente.
Miami, il danno aerodinamico e il contatto con Colapinto
A margine della questione simulatore, Hamilton ha anche analizzato la gara di Miami, conclusa in sesta posizione. Un risultato che, a suo dire, avrebbe potuto essere ben diverso senza l’incidente che lo ha coinvolto alla partenza. Il contatto con Franco Colapinto nelle primissime fasi della gara ha causato un danno aerodinamico significativo alla sua Ferrari, con conseguenze pesanti sulle prestazioni per tutto il resto della corsa.
Il campione britannico ha quantificato il danno in modo preciso: «Ho perso mezzo secondo di carico aerodinamico al giro». Mezzo secondo per giro è un’eternità in Formula 1, una penalizzazione che stravolge completamente l’equilibrio della monoposto e rende impossibile lottare ad armi pari con gli avversari. Hamilton non ha nascosto la propria frustrazione: «Onestamente, senza il danno, penso che saremmo stati in piena lotta». E a sostegno di questa tesi ha citato le sensazioni positive raccolte durante i giri di ricognizione: «La macchina andava bene nei giri di ricognizione», segno che il potenziale c’era, ma è stato vanificato dalla collisione con il pilota argentino.
Guardando avanti, il Gran Premio del Canada rappresenta per Hamilton e per la Ferrari un banco di prova importante, sia sul piano delle prestazioni sia su quello metodologico. Con un approccio di preparazione rivisto — senza il supporto del simulatore — sarà interessante vedere se il sette volte campione del mondo riuscirà a trovare quel feeling con la vettura che a Miami gli è mancato. Il circuito di Montreal, con le sue caratteristiche peculiari fatte di frenate dure, muri di cemento e variazioni termiche, metterà alla prova sia la SF-25 sia la capacità del team di lavorare diversamente. Le prossime settimane diranno se la scelta di Hamilton si rivelerà vincente.






