F1 | Hadjar: «La RB22 era inguidabile, persino pericolosa»

Red Bull chiude il primo ciclo stagionale al quinto posto con 16 punti in tre gare. Hadjar demolisce la RB22 dopo Suzuka: telaio inguidabile, grip assente in curva e batteria che lo ha tradito mentre lottava per l'ottavo posto.

Un inizio di stagione da dimenticare per la Red Bull: dopo il primo ciclo di tre gran premi — Australia, Cina e Giappone — la scuderia di Milton Keynes si ritrova quinta forza nella classifica costruttori, alle spalle di Mercedes, Ferrari, McLaren e persino Haas, con appena 16 punti all’attivo. A fare le spese di questa crisi di prestazioni è soprattutto Isack Hadjar, che al termine del Gran Premio del Giappone a Suzuka non ha risparmiato critiche durissime alla RB22, descrivendola come «inguidabile, persino pericolosa».

Punti Chiave

  • Red Bull chiude il primo ciclo di tre gare al quinto posto tra i costruttori, con soli 16 punti raccolti tra Australia, Cina e Giappone.
  • Isack Hadjar si è ritirato a Suzuka per un problema alle batterie mentre era in lotta per l’ottava posizione contro Pierre Gasly e il compagno di squadra.
  • Il pilota francese ha definito la RB22 «davvero inguidabile, persino pericolosa», sottolineando la mancanza di grip in curva come limite principale del telaio.
  • Secondo Hadjar, la power unit è buona, ma il team non dispone ancora di indicazioni chiare su come migliorare le prestazioni della monoposto.
  • La pausa di aprile viene indicata come finestra cruciale per analizzare i dati e intervenire strutturalmente sulla RB22 prima delle gare successive.

Red Bull quinta forza: il bilancio choc dei primi tre GP

Tre gare, 16 punti, quinta posizione. Sono numeri impietosi quelli che la Red Bull Racing si porta dietro al termine del blocco iniziale del campionato. Un avvio che nessuno avrebbe pronosticato per una squadra abituata a lottare per i titoli mondiali, e che invece si ritrova costretta a guardare le spalle di rivali che negli anni recenti sono stati spesso distanziati. Mercedes, Ferrari, McLaren e persino Haas hanno fatto meglio nelle prime tre uscite stagionali, un segnale che qualcosa di strutturalmente importante non funziona sulla nuova monoposto britannica.

Il calo prestazionale è apparso particolarmente evidente nelle gare asiatiche, in Cina e soprattutto in Giappone, dove le caratteristiche del tracciato di Suzuka — ricco di curve veloci e ad alta deportanza — hanno messo impietosamente in luce le lacune della RB22. A Suzuka, solo Max Verstappen è riuscito a portare a casa punti per il team, lasciando Hadjar a mani vuote dopo un ritiro amarissimo.

Hadjar demolisce la RB22: «Inguidabile, persino pericolosa»

Le parole di Isack Hadjar nel post-gara giapponese suonano come un campanello d’allarme difficile da ignorare. Il giovane pilota francese non ha usato mezze misure per descrivere lo stato della monoposto: «Non avevamo un buon passo. Ce lo aspettavamo, ma è stato peggio rispetto ai giorni precedenti del weekend. Era davvero inguidabile, persino pericolosa». Una dichiarazione pesante, che va ben oltre la normale frustrazione del momento e punta il dito direttamente sulle caratteristiche strutturali della vettura.

Hadjar ha però tenuto a distinguere tra i due componenti principali della monoposto. Il problema, secondo lui, non riguarda la power unit: «La power unit della monoposto è buona», ha precisato. Il vero limite è altrove, nel telaio, e si manifesta soprattutto nelle percorrenze in curva: «Siamo semplicemente lenti in curva e manca grip». Una diagnosi chirurgica che punta direttamente al cuore del progetto aerodinamico e meccanico della RB22, lasciando intendere che non si tratta di problemi facilmente risolvibili con semplici aggiornamenti di set-up nel corso di un weekend di gara.

Il ritiro di Suzuka: batteria scarica e lotta spezzata con Gasly

A rendere ancora più amaro il fine settimana giapponese per Hadjar c’è la dinamica del ritiro stesso, avvenuto in una fase della gara in cui il pilota stava dimostrando di poter essere competitivo. Il francese era impegnato in un duello diretto con Pierre Gasly e il suo compagno di squadra, battagliando per l’ottava posizione, quando la batteria della sua monoposto ha improvvisamente ceduto, costringendolo ad abbandonare la gara.

«Il vero problema è capire perché la batteria si sia esaurita così presto, quando ero a mio agio in ottava posizione», ha spiegato Hadjar, evidenziando come il ritiro non sia stato preceduto da segnali premonitori particolarmente allarmanti. «Stavamo lottando con Pierre e poi tutto è svanito. A quel punto sei semplicemente impotente», ha aggiunto con una lucidità che rivela la maturità del pilota nonostante la giovanissima età. Parole che descrivono bene la sensazione di chi si trova a fronteggiare un problema tecnico completamente fuori dal proprio controllo, e che si vede strappare via una posizione a punti che sembrava ormai acquisita.

La frustrazione di un talento compresso: Hadjar e il futuro in Red Bull

Nonostante le difficoltà tecniche, Hadjar ha comunque saputo mettere in mostra il suo valore nel corso del weekend giapponese, tanto da essere considerato un talento vicino a quello del campione olandese Max Verstappen. Il pilota francese, alla sua prima stagione da titolare in Red Bull, ha affrontato le avversità con una determinazione che ha colpito gli osservatori, senza mai cercare alibi personali ma concentrando le critiche interamente sulla vettura.

Un aspetto, questo, che emerge chiaramente anche nelle sue stesse parole: «L’unico aspetto positivo è che ora posso guidare la macchina veloce, ma non abbiamo indicazioni su come renderla più performante». Una frase che dice tutto: Hadjar sente di avere il passo, di avere la capacità di spingere la RB22 al limite, ma riconosce che il team non ha ancora trovato la direzione giusta per sbloccare il potenziale della monoposto. La mancanza di indicazioni chiare sullo sviluppo è probabilmente l’aspetto che preoccupa di più in questo momento, perché significa che gli ingegneri di Milton Keynes sono ancora alla ricerca delle cause profonde delle difficoltà.

La pausa di aprile come finestra per il rilancio della RB22

In questo contesto, la pausa di aprile assume un’importanza cruciale per le sorti della stagione Red Bull. Il team di Milton Keynes si ritrova davanti a una doppia sfida: da un lato risolvere i problemi di affidabilità legati alle batterie, che hanno già privato Hadjar di punti preziosi a Suzuka; dall’altro, e soprattutto, trovare risposte concrete alle lacune strutturali del telaio della RB22, che si manifestano con una perdita di grip evidente nelle percorrenze in curva.

La pausa rappresenta un’opportunità preziosa per analizzare nel dettaglio i dati raccolti nelle prime tre gare, confrontare le simulazioni con la realtà della pista e pianificare eventuali pacchetti di aggiornamento aerodinamico o meccanico da introdurre nelle prossime uscite. Se la Red Bull vuole rientrare nella lotta per il Mondiale costruttori e dare a Verstappen e Hadjar una monoposto all’altezza delle loro ambizioni, i tecnici del team dovranno sfruttare ogni minuto disponibile durante questa finestra di sosta. Il tempo stringe, e la concorrenza non sembra intenzionata ad aspettare.