Max Verstappen ha vissuto una domenica da montagne russe al GP di Miami, chiudendo quinto dopo un testacoda alla curva 2, un pit stop anticipatissimo al settimo giro, un contatto con George Russell e un pizzico di fortuna finale grazie alla sfortuna di Charles Leclerc. Un piazzamento al di sotto delle aspettative da qualifica, ma nettamente migliore di quanto il caos del primo giro lasciasse presagire.
Punti Chiave
- Verstappen chiude quinto al GP di Miami, un posto in meno rispetto alla posizione conquistata in qualifica.
- Al via, nel tentativo di attaccare Antonelli e Leclerc, l’olandese va lungo e finisce in testacoda alla curva 2, completando un giro da 360 gradi prima di riprendere la marcia.
- La strategia prevede un pit stop anticipato dopo soli sette giri, ma lo stint sulle dure si rivela troppo lungo.
- Un contatto con George Russell causa danni all’ala anteriore della Mercedes, senza conseguenze per la Red Bull.
- Il quinto posto è reso possibile anche da un errore finale di Leclerc, superato nell’ultimo tratto di gara.
Il testacoda alla curva 2: «Pensavo di schiantarmi»
Il momento più spettacolare — e potenzialmente più disastroso — della gara di Verstappen arriva già nel corso del primo giro. Nel tentativo di giocarsi la leadership su Andrea Kimi Antonelli e Charles Leclerc, il pilota olandese va lungo e, nel cercare di recuperare la traiettoria sfruttando il cordolo interno, perde il controllo del retrotreno e si ritrova in testacoda. Un giro su se stesso che avrebbe potuto compromettere definitivamente la sua domenica.
«È stata una gara piuttosto frenetica. Ho perso il controllo del posteriore in curva 2 e ho cercato di limitare il tempo perso facendo un 360°», ha dichiarato Verstappen a Motorsport.com. «In realtà pensavo di schiantarmi, ma ho premuto a fondo l’acceleratore e sono riuscito a completare il giro in quel modo». Una risposta istintiva, quasi da pilota di rally, che gli ha consentito di restare in gara. E non a caso, con la consueta ironia, l’olandese ha aggiunto: «Se la Formula 1 non fa per me, posso sempre dedicarmi ai rally».
La strategia azzardata: pit stop al giro 7 e stint sulle dure troppo lungo
Retrocesso nelle retrovie dopo il testacoda, il muretto Red Bull ha optato per una strategia non convenzionale: rientrare ai box dopo soli sette giri, molto prima rispetto al resto del gruppo, nel tentativo di trovare aria pulita e costruire un vantaggio attraverso un differente piano di gara. Una scelta comprensibile nelle intenzioni, ma che non ha prodotto i risultati sperati.
Il problema è emerso nella seconda parte della gara, con le gomme dure. «Con le medie andava abbastanza bene, ma non appena siamo passati alle dure, è diventato tutto molto più difficile», ha spiegato Verstappen. «Col senno di poi, quello stint è stato semplicemente troppo lungo. Almeno sono riuscito a lottare di più con i ragazzi davanti a me». Un’ammissione che rivela come il degrado delle mescole più rigide abbia penalizzato il ritmo negli ultimi giri, rendendo più complicato gestire la posizione in pista.
Il contatto con Russell e la fortuna nel finale
Nel mezzo della sua rimonta, Verstappen ha dovuto fare i conti con altri due momenti di tensione. Il primo è stato un contatto con George Russell: «Mi ha toccato la gomma posteriore in uscita da curva 1. Lui ha riportato qualche danno all’ala anteriore, ma per fortuna io non ho forato». Un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, soprattutto considerando che una foratura a quella velocità in gara avrebbe quasi certamente significato il ritiro.
Il secondo momento, invece, ha sorriso a Verstappen: nei giri conclusivi, Charles Leclerc ha accusato evidenti difficoltà, rallentando in modo marcato rispetto al proprio passo gara. L’olandese ne ha approfittato per completare il sorpasso e chiudere quinto. «Penso che la sua macchina fosse danneggiata e che stesse solo cercando di arrivare al traguardo, proprio dove sono riuscito a superarlo», ha commentato Verstappen, descrivendo un finale rocambolesco che ha mescolato le carte nelle ultime fasi della corsa.
Il quadro complessivo: più competitivi, ma ancora distanti
Al di là degli episodi specifici, la gara di Miami offre indicazioni interessanti sullo stato della Red Bull in questa fase della stagione. Il quinto posto finale, seppur frutto di una serie di circostanze favorevoli e sfavorevoli, racconta di una monoposto che sta recuperando competitività rispetto ai rivali, ma che non ha ancora raggiunto il livello necessario per lottare sistematicamente per le primissime posizioni.
Verstappen stesso ha riconosciuto i progressi, pur senza nascondere che la strada da percorrere è ancora lunga. La capacità di rimontare — partendo di fatto dalla coda dopo il testacoda — dimostra comunque che il potenziale della vettura esiste, e che con una gestione degli episodi più pulita il risultato avrebbe potuto essere ulteriormente migliore. Il quinto posto, in questo contesto, può essere letto come un punto di partenza più che come un traguardo.
La F1 tornerà presto in pista per il prossimo appuntamento del calendario, dove Verstappen e Red Bull proveranno a tradurre i segnali di crescita emersi a Miami in un risultato più consistente, puntando a ridurre ulteriormente il gap nei confronti dei team che in questo momento sembrano avere un passo migliore sul giro secco e in gara.






