Max Verstappen esce dal Q2 delle qualifiche del GP del Giappone battuto per meno di due decimi dal giovane rookie Arvid Lindblad della Racing Bulls, che conquista la decima posizione in griglia. Per il quattro volte campione del mondo è la seconda eliminazione in tre weekend di gara in questa stagione, un campanello d’allarme che suona sempre più forte in casa Red Bull Racing. Le parole del pilota olandese dopo la sessione dipingono un quadro tecnico preoccupante: un’auto imprevedibile, afflitta da sottosterzo cronico e da un pacchetto aerodinamico alternativo che non sta producendo i risultati attesi.
Punti Chiave
- Verstappen eliminato in Q2 al GP del Giappone da Arvid Lindblad con un margine inferiore a due decimi di secondo.
- È la seconda volta in tre weekend di gara che il campione del mondo non accede al Q3 in questa stagione.
- Il pilota olandese ha descritto la vettura come «inguidabile» in qualifica, con evidenti problemi di sottosterzo e sovrasterzo.
- Verstappen ha rivelato di aver utilizzato questo weekend un pacchetto aerodinamico diverso rispetto al compagno Isack Hadjar, ma i risultati sono stati deludenti.
- I problemi di bilanciamento della RB, secondo le parole dello stesso Verstappen, restano ancora irrisolti e non facilmente spiegabili nel dettaglio.

Lindblad batte Verstappen: la beffa del Q2 a Suzuka
Nessuno avrebbe immaginato, alla vigilia del weekend giapponese, di dover commentare l’eliminazione di Max Verstappen al termine del Q2 per mano di Arvid Lindblad, giovane promessa della Racing Bulls alla sua prima stagione in Formula 1. Eppure è andata esattamente così: il rookie ha strappato la decima posizione in griglia con un margine minimo, inferiore ai due decimi, lasciando il veterano olandese fuori dalla top ten e costretto a scattare dall’undicesima casella o peggio. Un risultato che racconta molto dello stato di forma attuale della Red Bull e, più in generale, del momento difficile che sta attraversando il campione del mondo.

Per Verstappen si tratta già del secondo weekend in tre gare in cui non riesce ad accedere al Q3. Il precedente era arrivato in Australia, ma quella volta la causa era stata un incidente che aveva interrotto anzitempo la sua sessione. In Giappone, invece, non ci sono attenuanti sportive da invocare: l’olandese era semplicemente più lento, anche rispetto al suo compagno di squadra Isack Hadjar, che ha avanzato senza particolari difficoltà nella sessione. Un confronto interno impietoso che amplifica ulteriormente la portata del problema.
«L’auto scivolava tanto, in curva troppo sottosterzo»
Ai microfoni di Sky Sport F1, Verstappen non ha usato mezzi termini per descrivere le sensazioni provate al volante della sua Red Bull durante la sessione di qualifica. «L’auto era imprevedibile, scivolava tanto» ha dichiarato il pilota di Milton Keynes. «E poi in curva c’era tanto sottosterzo. È qualcosa che abbiamo provato per tutto il weekend, pensavamo fosse migliorato nelle prove libere 3. Era migliorato un po’, ma poi nelle qualifiche è di nuovo peggiorato».
Una dinamica frustrante, che mostra come il team non sia riuscito a trovare una soluzione stabile al problema nel corso del fine settimana. I progressi evidenziati nelle FP3 si sono rivelati illusori: appena aumentata la posta in palio con i giri veloci a pieno attacco in qualifica, il sottosterzo ha ripreso il sopravvento, rendendo la vettura difficile da mettere al limite nel modo in cui il quattro volte campione del mondo è abituato a fare. Una situazione che pone interrogativi seri sull’effettiva comprensione dei problemi tecnici che affliggono la monoposto.
Il pacchetto aerodinamico alternativo che non funziona
Uno degli elementi più rivelatori emersi dalle dichiarazioni post-qualifiche di Verstappen riguarda la scelta tecnica operata dal team per questo weekend. «Questo weekend sto guidando con un pacchetto aerodinamico diverso, ma sembra che non stia funzionando, quindi non è affatto positivo» ha rivelato il pilota olandese. Una conferma implicita che, mentre Hadjar procedeva con la configurazione standard, Verstappen era chiamato a testare una soluzione alternativa che, almeno sul tracciato di Suzuka, non ha prodotto i benefici sperati.
Questo tipo di esperimenti tecnici fanno parte della normale routine di sviluppo in Formula 1, ma raramente il pilota di punta di un top team si trova a pagarne così duramente il prezzo in qualifica. La scelta di far correre Verstappen con un assetto diverso potrebbe essere interpretata come un tentativo della Red Bull di raccogliere dati utili per il futuro, ma il risultato ottenuto — l’eliminazione in Q2 — rende la pillola difficile da mandare giù, tanto per il pilota quanto per la squadra.
«Problemi che non posso spiegare nel dettaglio»: la situazione tecnica è più grave del previsto
Le parole più allarmanti di Verstappen arrivano però quando il campione allude a difficoltà tecniche più profonde, che vanno ben oltre il semplice bilanciamento del carico aerodinamico. «Abbiamo problemi che non posso spiegare nel dettaglio qui, ma sappiamo che ci sono, a volte un po’ peggiori rispetto ad altre, e penso che in qualifica siano tornati a un punto in cui la macchina è diventata inguidabile» ha dichiarato l’olandese con una franchezza che raramente si sente dalla bocca di un pilota di vertice a proposito della propria vettura.
Il quadro complessivo che emerge dalle sue parole è quello di una Red Bull che oscilla in modo imprevedibile tra sottosterzo a centro curva e sovrasterzo in ingresso di curva — due problematiche in apparente contraddizione tra loro, ma spesso legate a una finestra di funzionamento delle gomme troppo ristretta o a una distribuzione dei carichi aerodinamici non ottimale. Si tratta di una situazione che i tecnici di Milton Keynes dovranno analizzare con attenzione prima del prossimo appuntamento del Mondiale, perché ogni weekend perso in questa fase della stagione può avere conseguenze significative sulla classifica iridata.
Il GP del Giappone di Suzuka si conferma dunque uno snodo tecnico cruciale per la Red Bull Racing, più che una semplice tappa del calendario. Le qualifiche hanno portato a galla fragilità che il team di Milton Keynes dovrà affrontare con risposte rapide e concrete nei prossimi weekend. Verstappen, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta di non avere paura di comunicare apertamente le difficoltà, un atteggiamento che mette pressione al muretto ma che può anche accelerare la ricerca delle soluzioni. La gara di domenica a Suzuka sarà già un primo banco di prova per capire se la situazione è recuperabile anche in condizioni avverse, prima che il campionato possa complicarsi ulteriormente.





