Il conflitto in Medio Oriente ha colpito duramente il mondo della Formula 1, costringendo i team a fare i conti con perdite economiche di proporzioni enormi. Il rinvio dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita ha innescato una crisi finanziaria senza precedenti nella paddock, con i team pronti a richiedere un rimborso ufficiale e la FOM che stima danni totali nell’ordine dei 130 milioni di dollari. Le stime, condivise su X dal commentatore portoghese di F1 su DAZN Joao Carlos Costa, dipingono uno scenario preoccupante per l’intera filiera del Circus, dalle squadre agli organizzatori, passando per gli sponsor.
Punti Chiave
- Il rinvio dei GP di Bahrain e Arabia Saudita comporta una perdita stimata di circa 130 milioni di dollari complessivi tra FOM e team.
- La FOM perderebbe circa 65 milioni dall’Arabia Saudita e 52 milioni dal Bahrain, oltre ai ricavi di Hospitality e Paddock Club.
- Ogni team subisce una perdita stimata inizialmente in 12 milioni di dollari, cifra che sale a circa 20 milioni considerando gli introiti degli sponsor che pagano «per gara».
- Cadillac è il team più penalizzato, avendo già versato una quota di ingresso straordinaria per compensare la ripartizione del montepremi su 11 squadre.
- McLaren e Williams vorrebbero invocare la clausola di «forza maggiore» per cancellare definitivamente i due eventi, mentre il CEO Stefano Domenicali avrebbe disposto anticipi sui pagamenti futuri.
130 milioni di dollari: il conto salato del rinvio mediorientale
Quando si parla di grandi eventi sportivi internazionali, il peso economico di un rinvio non riguarda solo la singola gara, ma una catena di accordi commerciali che si estende per mesi. Nel caso della F1, i due appuntamenti mediorientali rappresentano alcune delle tappe più remunerative dell’intero calendario. Secondo le proiezioni di Joao Carlos Costa, commentatore portoghese di F1 per DAZN, la FOM — ovvero la Formula One Management, il braccio commerciale del Circus — subirà una perdita di circa 65 milioni di dollari provenienti dall’Arabia Saudita e di circa 52 milioni di dollari dal Bahrain. Queste cifre, già imponenti di per sé, non includono i ricavi accessori legati alle aree Hospitality e al Paddock Club, che in entrambi i weekend generano ulteriori introiti significativi.
Al momento, la FOM ha confermato soltanto 22 dei 24 Gran Premi originariamente previsti in calendario, lasciando aperti numerosi interrogativi sul futuro della stagione. I due slot mediorientali, di fatto, rappresentano un vuoto non solo sportivo ma soprattutto finanziario che pesa sull’intera struttura del campionato. La cifra totale stimata di 130 milioni di dollari include in parte il montepremi del campionato, rendendo la situazione ancora più delicata per tutti gli stakeholder coinvolti.
Fino a 20 milioni di perdita per ogni team: l’impatto sugli sponsor
Se il danno per la FOM è già considerevole, quello per i singoli team non è da meno. La stima iniziale parlava di circa 12 milioni di dollari di perdita per ciascuna squadra, una cifra già difficile da assorbire per team con budget limitati. Tuttavia, questa proiezione non tiene conto di una delle fonti di revenue più importanti per i costruttori: gli sponsor che versano i propri contributi su base «per gara», ovvero proporzionalmente al numero di eventi effettivamente disputati.
Inserendo nel calcolo anche il mancato incasso da questi contratti sponsorizzati ad evento, la perdita stimata per ogni team sale a circa 20 milioni di dollari. Per alcune squadre, si tratta di una quota che può incidere profondamente sulla pianificazione delle operazioni per il resto della stagione. È in questo contesto che i team stanno esplorando diverse soluzioni negoziali, tra cui un possibile adeguamento temporaneo del budget cap e la richiesta di un finanziamento straordinario per coprire i costi operativi durante i 32 giorni di stop forzato.
Cadillac, il team più colpito: la questione del New Teams Fund
Tra tutte le squadre, quella che rischia di pagare il prezzo più alto è senza dubbio Cadillac, il nuovo team entrato in griglia per la stagione 2026. La squadra americana aveva già affrontato un esborso straordinario al momento dell’iscrizione al campionato: per partecipare con undici costruttori — e non più dieci come nelle stagioni precedenti — Cadillac ha versato una tassa speciale concepita per compensare la differenza nella ripartizione del montepremi su un numero maggiore di partecipanti. Un investimento ingente, effettuato sulla base di un calendario completo di 24 gare.
Con il rinvio di due appuntamenti, quell’investimento iniziale perde parte del suo senso economico immediato, riducendo il numero di gare disponibili per generare ricavi da sponsor, hospitality e premi FOM. Per questo motivo, Cadillac starebbe attivamente spingendo per il rilascio di una quota maggiore del cosiddetto New Teams Fund, il fondo destinato proprio a supportare le nuove realtà che entrano nel campionato nei loro anni iniziali. Una richiesta comprensibile, considerata la particolarità della situazione, ma che dovrà essere negoziata con la FOM e le altre squadre già presenti da anni.
McLaren, Williams e la clausola di «forza maggiore»: Domenicali tende la mano
Non tutti i team stanno percorrendo la stessa strada. Secondo quanto riportato dal commentatore portoghese, McLaren e Williams avrebbero avanzato una proposta più radicale: invocare la clausola di «forza maggiore» per cancellare definitivamente i due Gran Premi, piuttosto che rinviarli a date ancora incerte. Questa posizione, se accettata, permetterebbe alle squadre di azzerare alcune delle obbligazioni contrattuali legate agli eventi, aprendo potenzialmente la strada a una diversa strutturazione dei rimborsi.
La FIA e Liberty Media si dichiarano in ascolto dei team, riconoscendo la gravità della situazione. Sul fronte della governance commerciale, il CEO di Formula 1 Stefano Domenicali avrebbe già adottato una misura concreta per alleviare la pressione immediata sulle casse delle squadre: anticipare i pagamenti futuri spettanti ai team, così da agevolare i problemi di liquidità nel breve periodo. Una mossa che testimonia la consapevolezza ai vertici del Circus circa la delicatezza del momento, ma che non risolve strutturalmente le perdite già registrate.
La situazione rimane in rapida evoluzione. Con soli 22 Gran Premi confermati su 24 originariamente previsti, il futuro del calendario 2026 è ancora tutto da definire. Le trattative tra team, FOM e FIA per trovare soluzioni condivise — che si tratti di rimborsi, anticipi, adeguamenti del budget cap o nuove date — saranno decisive nelle prossime settimane per determinare l’impatto reale di questa crisi sull’intera stagione di Formula 1.





