F1, GP Bahrain e Arabia Saudita cancellati: il conflitto ferma il Mondiale

FIA e Formula 1 cancellano i GP di Bahrain (Sakhir) e Arabia Saudita (Jeddah) previsti ad aprile: la guerra tra Israele e Iran, esplosa il 28 febbraio, ha reso instabile l'intera regione.

La FIA e la Formula 1 hanno annunciato ufficialmente la cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita dal calendario del Mondiale, a causa dell’escalation bellica in Medio Oriente. La decisione, comunicata durante il weekend del GP della Cina, elimina due appuntamenti fondamentali previsti per aprile, che difficilmente saranno recuperati o rimpiazzati nel corso della stagione. Il Mondiale F1 subisce così uno stop brusco e inaspettato, con ripercussioni concrete sull’intero palinsesto agonistico.

Punti Chiave

  • FIA e Formula 1 hanno cancellato ufficialmente i GP di Bahrain (Sakhir) e Arabia Saudita (Jeddah) previsti per aprile.
  • La decisione è conseguenza diretta della guerra tra Israele, USA e Iran, iniziata il 28 febbraio, che ha destabilizzato l’intera area mediorientale inclusi Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrain.
  • Il comunicato ufficiale è stato diffuso durante il GP della Cina.
  • Il presidente della Formula 1, Stefano Domenicali, ha definito la scelta «difficile ma giusta» nelle attuali circostanze.
  • Il presidente FIA Mohammed Ben Sulayem ha ribadito che la sicurezza della comunità motoristica resta la priorità assoluta.

L’escalation in Medio Oriente che ha fermato la F1

Il Medio Oriente attraversa uno dei periodi di maggiore instabilità della sua storia recente. Il conflitto tra Israele e Iran, la cui escalation è iniziata lo scorso 28 febbraio, non accenna a placarsi e ha progressivamente coinvolto anche i Paesi limitrofi, tra cui Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrain. L’intera penisola arabica è diventata un’area instabile e pericolosa, rendendo impossibile garantire le condizioni minime di sicurezza necessarie per organizzare eventi sportivi di portata mondiale come i Gran Premi di Formula 1.

La situazione geopolitica è rapidamente diventata il tema centrale dei vertici della FIA, che nelle ultime settimane ha dovuto affrontare decisioni straordinarie per tutelare la propria comunità. Il monitoraggio costante dell’evoluzione del conflitto ha portato infine alla scelta inevitabile: i Gran Premi di Sakhir e Jeddah, due dei circuiti più caratteristici del calendario moderno, non si disputeranno ad aprile come originariamente previsto.

Il comunicato ufficiale e l’annuncio durante il GP della Cina

La notizia è stata ufficializzata attraverso un comunicato diffuso nel corso del weekend di gara in Cina. «Dopo attente valutazioni, a causa della situazione in corso nella regione mediorientale, i Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita non si terranno ad aprile», recita il testo ufficiale. Una formula asciutta ma inequivocabile, che chiude definitivamente la porta a qualsiasi possibilità di svolgimento delle due tappe nella finestra originariamente stabilita dal calendario.

La scelta di rendere pubblica la decisione proprio durante un altro Gran Premio non è casuale: con tutte le squadre, i media e gli stakeholder riuniti in Cina, il momento era quello giusto per comunicare una notizia di tale portata in modo diretto e coordinato, evitando fughe di notizie o comunicazioni frammentate.

Domenicali: «Una decisione difficile, ma quella giusta»

Stefano Domenicali, presidente del campionato di Formula 1, ha voluto accompagnare il comunicato con una dichiarazione personale che ne sottolinea il peso umano e istituzionale. «Sebbene sia stata una decisione difficile da prendere, purtroppo è quella giusta in questa fase, considerando l’attuale situazione in Medio Oriente», ha affermato il numero uno della F1. «Non è facile, bisogna pensare al quadro generale. Desidero cogliere questa opportunità per ringraziare la FIA e i nostri incredibili promotori per il loro supporto e la loro totale comprensione».

Le parole di Domenicali riflettono la complessità di una scelta che va ben oltre il semplice aspetto organizzativo. Cancellare due Gran Premi significa rinunciare a introiti significativi, ridisegnare la logistica dell’intera stagione e, soprattutto, interrompere un rapporto consolidato con due nazioni che negli ultimi anni hanno investito enormemente nel portare la Formula 1 nei propri confini. Il riferimento ai «promotori» e alla loro «totale comprensione» suggerisce che le trattative e le comunicazioni siano avvenute in modo costruttivo e consensuale.

Ben Sulayem: «La sicurezza viene sempre prima»

Anche Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA, ha preso la parola per chiarire le priorità dell’organismo internazionale. «La FIA metterà sempre al primo posto la sicurezza e il benessere della nostra comunità e dei nostri colleghi», ha dichiarato con fermezza. Il presidente federale ha poi aperto uno spiraglio sul futuro: «Il Bahrain e l’Arabia Saudita sono incredibilmente importanti per l’ecosistema della nostra stagione agonistica e non vedo l’ora di tornarci non appena le circostanze lo permetteranno».

Le parole di Ben Sulayem tracciano una linea chiara: la cancellazione non è una rottura definitiva con i due Paesi, né un giudizio negativo sui promotori locali, ma una misura temporanea dettata esclusivamente da ragioni di sicurezza. Il riconoscimento del ruolo «incredibilmente importante» del Bahrain e dell’Arabia Saudita all’interno dell’«ecosistema» della stagione testimonia quanto profondamente questi appuntamenti siano ormai integrati nel DNA del calendario moderno della Formula 1.

Con due gare cancellate senza sostituti certi, il calendario del Mondiale F1 si trova ora a dover fare i conti con un vuoto significativo nel mese di aprile. L’evoluzione della situazione in Medio Oriente sarà determinante per capire se e quando i Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita potranno tornare in calendario: FIA e Formula 1 hanno lasciato aperta la porta a un ritorno, ma solo quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno in modo inequivocabile.