La Formula 1 si prepara agli scenari peggiori. Il CEO Stefano Domenicali ha confermato che il massimo campionato automobilistico mondiale sta lavorando a piani alternativi per il calendario della stagione 2026, mentre l’incertezza legata alla situazione geopolitica in Medio Oriente continua a pesare sulle ultime fasi del campionato. Dopo la cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita — originariamente in programma ad aprile — l’attenzione si è ora spostata verso le gare di chiusura stagione: il Qatar e Abu Dhabi rischiano anch’essi di saltare se le tensioni legate al conflitto che coinvolge l’Iran non si allenteranno nelle prossime settimane.
Punti Chiave
- I Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita sono già stati cancellati dalle date originali di aprile 2026 a causa del conflitto in corso che coinvolge l’Iran.
- Le gare di Qatar e Abu Dhabi, previste tra fine novembre e inizio dicembre, potrebbero essere a rischio se la situazione non migliorerà.
- In caso di ulteriori cancellazioni, il calendario 2026 della F1 si ridurrebbe a 20 gare, con Las Vegas come ultimo appuntamento stagionale.
- Il CEO Domenicali ha confermato l’esistenza di piani alternativi durante una call con gli analisti di Wall Street, senza tuttavia specificare quali scenari siano stati considerati.
- Tra le ipotesi circolate in ambienti di settore figura un secondo evento a Las Vegas, opzione che Domenicali ha volontariamente evitato di commentare in dettaglio.
Bahrain e Arabia Saudita già fuori: cosa è successo in primavera
La stagione 2026 di Formula 1 ha già subito un colpo significativo nella sua fase iniziale. I Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, che avrebbero dovuto aprire la stagione nelle rispettive date di aprile, sono stati rimossi dal calendario a causa del conflitto in corso in Medio Oriente, in particolare quello che coinvolge l’Iran. La decisione ha lasciato un vuoto evidente nella parte iniziale del campionato, costringendo la Formula 1 a ridisegnare la propria struttura stagionale.
Le cancellazioni di due appuntamenti così rilevanti — Bahrain e Arabia Saudita rappresentano due dei circuiti storicamente più fedeli all’apertura di stagione nell’era ibrida della F1 — hanno inevitabilmente riacceso il dibattito sulla dipendenza del calendario da venue mediorientali. Sono eventi che portano alla Formula 1 risorse economiche considerevoli oltre che visibilità, ma che in questo momento si trovano in una zona geograficamente sensibile, soggetta a un’instabilità geopolitica dagli sviluppi imprevedibili.
Il rischio Qatar e Abu Dhabi: finale di stagione appesa a un filo
Con lo sguardo ora rivolto agli ultimi mesi del 2026, l’attenzione della Formula 1 si concentra sui due appuntamenti conclusivi del campionato: il Gran Premio del Qatar e quello di Abu Dhabi, in programma tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. Entrambi i circuiti si trovano nella regione mediorientale e potrebbero risultare difficili da organizzare nel caso in cui la situazione di instabilità non dovesse migliorare entro quella data.
Lo scenario peggiore, che nessuno al momento vuole considerare come probabile ma che va comunque pianificato, porterebbe la stagione 2026 di Formula 1 da 22 gare inizialmente previste a soli 20 eventi. In questo caso, la gara conclusiva della stagione sarebbe il Gran Premio di Las Vegas, attualmente posizionato come penultimo o finale nel calendario nordamericano di fine anno. Un epilogo americano per un campionato che ha sempre trovato nel Medio Oriente una delle sue colonne portanti negli ultimi anni.
Domenicali agli analisti di Wall Street: «Abbiamo piani, speriamo di non usarli»
La conferma dell’esistenza di piani di contingenza è arrivata direttamente dalla bocca del CEO della Formula 1, Stefano Domenicali, durante una call con gli analisti di Wall Street. Il manager italiano — interpellato anche sulla possibilità di inserire un secondo evento a Las Vegas come sostituto di potenziali gare cancellate — ha scelto di non addentrarsi in scenari specifici, preferendo una risposta istituzionale ma comunque inequivocabile nell’ammettere che la Formula 1 è al lavoro su soluzioni alternative.
«Per essere molto diretto, per evitare speculazioni, l’unica cosa che posso dire è che abbiamo dei piani», ha dichiarato Domenicali. «Speriamo di non doverli applicare, perché speriamo davvero che la situazione per il mondo, ma non solo per le gare, torni alla normalità. Abbiamo piani, certamente. Il lead time o il punto di non ritorno è molto diverso tra la possibilità di recuperare ciò che non si è disputato ad aprile rispetto a ciò che potrebbe o non potrebbe accadere a fine novembre, inizio dicembre», ha aggiunto il CEO della F1.
Le parole di Domenicali rivelano una distinzione operativa importante: rimpiazzare una gara saltata nella prima parte della stagione — dove c’è più margine temporale — è un’operazione molto più gestibile rispetto a trovare soluzioni last-minute per gare cancellate a ridosso della fine di novembre o dei primissimi giorni di dicembre. Il calendario della Formula 1 non è qualcosa che si ridisegna in pochi giorni: richiede negoziati con gli organizzatori locali, omologazioni FIA, accordi commerciali e logistica internazionale.
Las Vegas seconda gara: un’ipotesi non smentita
Tra le domande poste dagli analisti finanziari nel corso della call, è emersa anche la suggestione di un doppio appuntamento a Las Vegas: la città del Nevada, che nel corso degli ultimi anni ha dimostrato di poter ospitare il circus iridato con grande impatto mediatico e commerciale, potrebbe teoricamente essere candidata a ospitare una seconda gara nella stessa stagione per compensare i vuoti lasciati dalle cancellazioni mediorientali.
Domenicali, tuttavia, ha scelto di non rispondere direttamente a questa ipotesi, evitando di alimentare speculazioni su scenari che al momento restano solo congetture. Il silenzio su questa possibilità specifica non equivale né a una conferma né a una smentita, ma segnala la volontà della Formula 1 di mantenere la propria strategia comunicativa il più riservata possibile finché la situazione geopolitica non offrirà segnali più chiari. Quello che è certo è che la Formula 1 stagione 2026 si trova a navigare in acque decisamente agitate, con un calendario che potrebbe cambiare ancora nei prossimi mesi.
Nelle prossime settimane sarà fondamentale monitorare l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente per capire se il Qatar e Abu Dhabi potranno effettivamente tenersi come previsto. La Formula 1 ha già dimostrato in passato una notevole capacità di adattamento in situazioni di crisi, ma la cancellazione di quattro gare in una sola stagione rappresenterebbe comunque un precedente senza eguali nell’era moderna del campionato. Domenicali ha chiarito che i piani esistono: ora si tratta solo di sperare che rimangano nel cassetto.






