BYD vuole entrare in Formula 1 e non è più solo una voce di corridoio. Al Salone di Pechino 2026, la vice-presidente e Executive Vice President del colosso cinese dell’elettrico, Stella Li, ha confermato pubblicamente che l’azienda sta portando avanti discussioni concrete per fare il suo ingresso nel campionato più seguito al mondo. Una dichiarazione che, dopo settimane di indiscrezioni, trasforma una suggestione in un progetto reale, con scenari già delineati e contatti ufficiali già avviati ai massimi livelli della governance del motorsport.
Punti Chiave
- Stella Li, Executive Vice President di BYD, ha confermato al Salone di Pechino 2026 i colloqui per entrare in Formula 1.
- BYD ha già incontrato il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali a Shanghai per discutere della possibilità.
- Tre scenari possibili: team proprio, main sponsor/partner (stile Alfa Romeo) o produttore di power unit.
- Il presidente FIA Mohammed Ben Sulayem spinge per avere 12 squadre in griglia, il che potrebbe favorire l’ingresso di BYD.
- BYD ha già un legame con le prestazioni su pista grazie alla supercar U9, la più veloce tra le elettriche al Nordschleife.
Le parole di Stella Li: «È una possibilità concreta»
La notizia è arrivata direttamente dalla bocca di una delle figure apicali di BYD. Parlando con Sportmediaset a margine del Salone di Pechino 2026 — la vetrina più importante dell’industria automobilistica cinese — Stella Li non ha lasciato spazio all’ambiguità. «Abbiamo incontrato Stefano Domenicali a Shanghai. Siamo sempre vicini e in contatto. Mi piace la Formula 1, perché è passione, cultura e la gente sogna di esserci», ha dichiarato la manager.
Alla domanda diretta su un possibile ingresso nel campionato, la risposta è stata altrettanto netta: «Sì, è qualcosa di cui stiamo discutendo. È una possibilità concreta per mettere alla prova la nostra tecnologia». Parole che segnano una svolta rispetto al mese precedente, quando le voci su un interesse di BYD per la F1 circolavano senza alcuna conferma ufficiale. Ora il quadro è cambiato: i contatti con il numero uno della Formula 1 ci sono stati, e i margini per costruire qualcosa di concreto vengono pubblicamente riconosciuti.
Chi è BYD e perché la F1 avrebbe senso
BYD è oggi uno dei marchi più potenti e influenti nel settore dei veicoli elettrici a livello globale. Pur essendo relativamente giovane rispetto ai costruttori europei con decenni di storia alle spalle, la casa asiatica ha dimostrato una capacità industriale, tecnologica e commerciale di primissimo livello. Il suo ingresso nella Formula 1 non sarebbe quindi un salto nel vuoto, ma la naturale evoluzione di un brand che cerca visibilità globale e validazione tecnologica nel teatro sportivo più prestigioso del mondo.
Il rapporto di BYD con la prestazione pura, del resto, esiste già. La supercar BYD U9 ha già scritto la storia stabilendo il record per la vettura elettrica più veloce al Nordschleife, il celebre circuito del Nürburgring riconosciuto in tutto il mondo come banco di prova per eccellenza. Un risultato che dimostra come la tecnologia sviluppata dall’azienda cinese non sia pensata esclusivamente per la mobilità urbana o familiare, ma abbia ambizioni prestazionali altissime — esattamente il tipo di argomento che si sposa con la filosofia della Formula 1.
I tre scenari per l’ingresso di BYD in F1
Secondo quanto emerge dalle analisi della situazione attuale, ci sono essenzialmente tre vie percorribili per BYD per dare vita a questo progetto nel mondo della Formula 1. La prima e più ambiziosa è quella di un team completamente proprio: un’entrata come costruttore a tutti gli effetti, che richiederebbe la partenza da zero con un progetto tecnico e organizzativo di enorme portata. Questa opzione troverebbe un alleato nel presidente FIA Mohammed Ben Sulayem, che da tempo spinge apertamente per portare il numero di squadre in griglia da 10 a 12, aprendo così la porta a nuovi ingressi.
Tuttavia, questo scenario presenta ostacoli non banali. Gli accordi economici già in vigore tra le squadre iscritte al campionato potrebbero rendere complicata — e costosa — l’istituzione di un undicesimo o dodicesimo team. Ecco perché si delineano due percorsi alternativi. Il secondo prevede l’ingresso come main partner o title sponsor di un team già esistente, sul modello di quanto fatto da Alfa Romeo con Sauber (oggi Stake F1 Team): una formula che garantisce visibilità globale e integrazione nel paddock senza i costi e la complessità di costruire un’intera struttura competitiva. Il terzo scenario, forse quello più tecnico e di lungo periodo, è quello del fornitore di power unit: sviluppare e fornire motorizzazioni ai team, un ruolo che porterebbe BYD al cuore della competizione tecnologica più spinta del motorsport.
Il Salone di Pechino come palcoscenico globale per le ambizioni F1
Non è casuale che BYD abbia scelto proprio il Salone di Pechino 2026 per rendere pubblica questa ambiziosa direzione strategica. L’evento è la principale vetrina dell’industria automobilistica cinese e attira l’attenzione dei media globali, dei costruttori concorrenti e degli investitori internazionali. Annunciare in quella sede un interesse concreto per la Formula 1 è una mossa di comunicazione precisa: affermare il proprio posizionamento da protagonista non solo nel mercato di massa, ma anche nell’arena sportiva premium dove si costruiscono le immagini di brand più forti del mondo.
Il fatto che i contatti con Stefano Domenicali siano già avvenuti — con un incontro fisico a Shanghai, non solo uno scambio di mail — suggerisce che la conversazione sia già ad un livello serio. Non si tratta di un’esplorazione preliminare, ma di un dialogo tra parti che si conoscono e che stanno valutando le condizioni di una collaborazione. Nei prossimi mesi, con il continuo sviluppo del calendario negoziale legato al Concorde Agreement e all’espansione della griglia, si capirà quale delle tre strade BYD deciderà di percorrere — o se ne emergerà una quarta, ancora non delineata.
L’idea di BYD in Formula 1, insomma, non è più fantascienza né pura speculazione: è un dossier aperto, con nomi, incontri e dichiarazioni pubbliche a supporto. Il prossimo capitolo potrebbe arrivare presto.






