F1 | Aston Martin-Honda, Stroll: «Serve magia per il Giappone»

Aston Martin e Honda si presentano al GP del Giappone con quattro ritiri in due gare: le vibrazioni del motore hanno costretto Alonso al ritiro in Cina, e Stroll è uscito per un sospetto problema batteria.

Aston Martin e Honda si avvicinano al Gran Premio del Giappone con un bilancio impietoso: due gare disputate, quattro ritiri totali, zero punti. I problemi di vibrazioni che affliggono la power unit Honda continuano a essere la principale fonte di guai, fisicamente insopportabili per i piloti e tecnicamente irrisolti. Con Suzuka alle porte — casa di Honda — la pressione è alle stelle, e il tempo a disposizione è minimo. Come ha sintetizzato con una punta di ironia Lance Stroll alla fine del weekend cinese: «Suzuka sarà dura a meno che non trovino un po’ di magia nei prossimi 10 giorni. Pregate con me!»

Punti Chiave

  • Aston Martin ha collezionato due doppi ritiri nelle prime due gare della stagione, in Bahrain e in Australia, e ancora nessun punto in classifica.
  • Le vibrazioni del motore Honda sono il problema centrale: hanno già causato il cedimento della batteria e rendono la guida fisicamente insostenibile per i piloti.
  • Fernando Alonso ha abbandonato il GP di Cina a un giro dal leader, in ultima posizione, per vibrazioni «troppo alte», definendo la situazione impossibile da continuare a sopportare.
  • Honda dispone di circa due settimane tra il GP di Cina e quello del Giappone per trovare soluzioni al banco prova — un intervallo più lungo rispetto ai soli cinque giorni tra Australia e Cina.
  • Shintaro Orihara, general manager e chief engineer trackside di Honda, ha confermato che le vibrazioni lato sistemi sono migliorate, ma restano un problema per il comfort del pilota.

Quattro ritiri in due GP: la cronaca di un disastro tecnico

Il weekend cinese ha confermato ciò che Bahrain aveva già mostrato in tutta la sua durezza: Aston Martin e Honda stanno vivendo una delle partenze di stagione più tormentate degli ultimi anni in Formula 1. Lance Stroll si è ritirato dal Gran Premio di Cina con un sospetto problema alla batteria, replicando il copione già visto in Australia. Fernando Alonso, invece, ha resistito qualche giro in più — fino a 32 tornate completate nel GP — prima di arrendersi a vibrazioni diventate insopportabili, completando la raccolta di un doppio DNF per la seconda volta consecutiva.

Il quadro è chiaro: il motore Honda non solo è lento rispetto alla concorrenza, ma quando funziona trasmette al telaio un livello di vibrazioni tale da mettere in pericolo l’affidabilità dei componenti elettrici e rendere la guida un supplizio fisico. Alonso aveva già segnalato durante il regime di safety car — innescata proprio dal ritiro di Stroll — che «le vibrazioni sono più alte oggi rispetto a ieri», preludio a quanto sarebbe accaduto nelle tornate successive. Ha anche dichiarato di non voler frenare con forza per non portare temperatura sull’assale anteriore, segnale di quanto ogni input al volante sia diventato un elemento da gestire con cautela estrema.

Il racconto di Alonso: dalla risata alla resa in pista

La corsa di Alonso in Cina è diventata quasi una metafora della situazione complessiva del team: amara, surreale e impossibile da ignorare. Durante la ripartenza dopo la safety car, cinque vetture equipaggiate con gomme fresche e motori competitivi lo hanno superato in un solo giro. La reazione dello spagnolo via radio è stata un messaggio pronunciato con una risata: «Spero che questo giro sia stato trasmesso in televisione.» Poi ha salutato con la mano Sergio Perez mentre la Cadillac lo sorpassava, completando la sua scivolata verso l’ultima posizione.

Ha resistito altri 15 giri prima di comunicare alla squadra: «Credo che dobbiamo fermarci presto. Le vibrazioni sono troppo alte.» Dopo la comunicazione, ha iniziato a togliere e rimettere le mani dal volante sui rettilinei, come a sollevarsi dalla trasmissione delle scosse. La sosta ai box non ha cambiato le cose: al giro successivo, dopo essere stato doppiato da Kimi Antonelli, leader della gara, Alonso ha parcheggiato definitivamente. Una scena che ha fotografato in modo brutale la distanza tra l’Aston Martin e il gruppo di testa.

Le parole di Krack e la difesa dei «progressi» fatti

Mike Krack, chief trackside officer di Aston Martin, ha cercato di inquadrare la situazione con onestà, senza però nascondere i problemi. «Probabilmente riderete se dico che abbiamo fatto progressi», ha ammesso in Cina, pur sostenendo che ci siano elementi positivi da considerare: entrambe le vetture hanno portato a termine la sprint race di 19 giri, e la mole di dati accumulata sta crescendo in modo esponenziale proprio perché il team parte da una condizione molto arretrata rispetto alla concorrenza.

Sul ritiro di Alonso, Krack ha ridimensionato il peso della decisione citando le stesse parole del pilota: «Se stai lottando per la vittoria, è possibile guidare.» Dunque, trovandosi in una posizione irrecuperabile, fermarsi era «una decisione abbastanza facile da prendere». Tuttavia, considerando quanto Krack stesso abbia insistito sul valore di ogni singolo giro in pista per raccogliere dati utili allo sviluppo, il fatto che la situazione abbia reso quella scelta inevitabile è di per sé rivelatrice della gravità del problema. «Ovviamente tutti stanno lavorando al massimo sulle vibrazioni», ha aggiunto Krack. «Se torniamo indietro di 10 giorni, si parlava di sei giri. Poi abbiamo trovato soluzioni al problema, soprattutto per il punto più critico, che in quel momento era la batteria. Non si tratta di progressi in termini di prestazione, dobbiamo essere onesti con noi stessi. Ma credo che nelle prossime settimane riusciremo a fare ulteriori miglioramenti.»

Honda a Suzuka: la pressione del Gran Premio di casa

Due settimane. È tutto il tempo che Honda ha a disposizione per presentarsi al Gran Premio del Giappone con qualcosa di diverso rispetto a quanto mostrato finora. Suzuka è la gara di casa per il costruttore giapponese, un appuntamento carico di significati simbolici e sportivi: fallire davanti al pubblico di casa dopo due doppi ritiri sarebbe uno scenario particolarmente doloroso.

Il vantaggio rispetto all’intervallo tra Australia e Cina — soli cinque giorni — è concreto: «Ora abbiamo due settimane, quindi dobbiamo passare più tempo al banco prova, dobbiamo dare a Honda più tempo per capire le vibrazioni e da dove vengono», ha detto Alonso. «In definitiva, dobbiamo dare a Honda più tempo.» Shintaro Orihara, general manager e chief engineer trackside di Honda, ha confermato che le vibrazioni sul lato sistemi sono state parzialmente migliorate, ma ha riconosciuto che il problema per il comfort del pilota rimane aperto: «Abbiamo migliorato le vibrazioni sul lato dei sistemi, ma è ancora un problema per il comfort del pilota. Questa è un’area chiave su cui concentrarci in vista della prossima gara in Giappone.»

C’è un dato tecnico che rivela quanto la situazione sia seria: secondo le analisi dei dati, l’Aston Martin utilizza regimi motore più bassi rispetto ai concorrenti quando si trovano nella stessa marcia nello stesso punto della pista. Alonso stesso ha ammesso che la gestione delle vibrazioni passa in parte semplicemente dal girare a regimi ridotti, piuttosto che da una vera soluzione tecnica. Non una correzione strutturale, dunque, ma una compensazione temporanea che penalizza ulteriormente le prestazioni già lacunose.

La speranza nella «magia» Honda e il lavoro al banco

La capacità di Honda di sviluppare e implementare contromisure efficaci in tempi rapidi è riconosciuta come genuinamente impressiva, e questo rappresenta forse l’unico spiraglio di ottimismo in un quadro altrimenti grigio. La motivazione a portare almeno una macchina al traguardo a Suzuka sarà enorme — Honda non può permettersi un’altra débâcle davanti ai propri tifosi. Ma come ha rimarcato Krack: «Darvi una tempistica definitiva su quando sarà risolto è molto difficile. Idealmente lo si risolve, ma è qualcosa che dobbiamo fare insieme al nostro partner Honda, per vedere davvero cosa possiamo fare e in quale arco di tempo.»

La speranza, in fondo, è che le vibrazioni restino «la radice di tutti i mali» — come suggerisce l’analisi della situazione — e che risolverle possa sbloccare una serie di altri problemi a cascata, dalle prestazioni all’affidabilità. È uno scenario plausibile, ma ancora lontano dall’essere realtà. Il Gran Premio del Giappone a Suzuka rappresenterà un test durissimo: per la tecnologia Honda, per la tenuta nervosa del team Aston Martin, e per la pazienza di piloti come Alonso e Stroll, che per ora possono solo sperare che la «magia» arrivi in tempo.