F1 | Antonelli sul ban del Recovery Mode: «Ero molto lento, situazione frustrante»

Bandito dalla FIA il Recovery Mode di Mercedes e Red Bull, Antonelli racconta la frustrazione di Suzuka e accoglie con sollievo la decisione: «Impatto minimo sul tempo, ma non rischio più penalità o pericoli in pista».

La FIA ha messo la parola fine al cosiddetto Recovery Mode, il trucco in qualifica adottato da Mercedes e Red Bull che sfruttava la potenza elettrica da 350 kW per guadagnare velocità preziosa sul giro secco. A partire dal Gran Premio di Miami, prossima tappa del Mondiale dopo la lunga pausa di aprile, nessuno dei due team potrà più avvalersi di questo escamotage, bandito dalla FIA per ragioni di sicurezza. Per il leader del Mondiale Andrea Kimi Antonelli, la notizia rappresenta un sollievo tangibile: l’italiano aveva pagato a caro prezzo le conseguenze di quel sistema già nelle qualifiche di Suzuka, dove si era ritrovato lento e incapace di reagire in pista.

Punti Chiave

  • Il “Recovery Mode” di Mercedes e Red Bull è stato bandito dalla FIA per motivi di sicurezza e non potrà più essere utilizzato a partire dal Gran Premio di Miami.
  • Il sistema sfruttava la potenza di 350 kW della componente elettrica (MGU-K), spegnendola bruscamente invece di scalarla progressivamente fino a zero.
  • Antonelli ha descritto la situazione di Suzuka come «davvero frustrante»: la macchina non rispondeva ai comandi e il pilota era particolarmente esposto nelle curve del tracciato stretto giapponese.
  • La perdita di prestazione stimata con il nuovo sistema è di qualche centesimo, definita dallo stesso Antonelli un «impatto minimo sul tempo».
  • L’italiano guida attualmente la classifica del Mondiale di Formula 1.

Come funzionava il Recovery Mode: 350 kW e uno spegnimento improvviso

Il Recovery Mode era, nella sua essenza, un modo per massimizzare la potenza disponibile della MGU-K — il motore-generatore sull’asse della turbina — durante il giro di qualifica. Invece di consentire un calo graduale e progressivo dell’energia elettrica fino a zero, il sistema prevedeva un taglio netto e improvviso con lo spegnimento della MGU-K stessa. In questo modo, il pilota poteva beneficiare di tutta la potenza elettrica disponibile — ben 350 kW — per il maggior tempo possibile durante il tentativo cronometrato.

Inizialmente, questa pratica rientrava nelle zone grigie del regolamento tecnico: era permessa, a patto che la centralina elettronica intervenisse per limitare il sistema nel momento in cui l’energia si esauriva, evitando così un utilizzo eccessivo che avrebbe potuto danneggiare i componenti. Proprio perché il beneficio era massimo sul giro secco — dove conta ogni centesimo — il Recovery Mode veniva impiegato esclusivamente in qualifica. L’utilizzo in gara non sarebbe stato altrettanto vantaggioso, dato che la gestione dell’energia su distanza di gara segue logiche completamente diverse. La FIA, tuttavia, ha rilevato criticità legate alla sicurezza e ha deciso di vietare definitivamente la pratica.

Suzuka, il circuito che ha messo a nudo i rischi del sistema

A raccontare meglio di qualsiasi dato tecnico le conseguenze pratiche del Recovery Mode è stato lo stesso Andrea Kimi Antonelli, intervenuto ai microfoni di The Race. Il pilota italiano, alla sua prima stagione completa in Formula 1 con Mercedes e attuale leader del Mondiale, ha descritto in modo vivido quanto accaduto a Suzuka durante le qualifiche: «A Suzuka, in particolare, ero molto esposto in alcune curve, il tracciato è stretto e offre pochissime opportunità di sorpasso. È stato davvero frustrante non poter reagire, anche perché la macchina non rispondeva ai comandi. Ero molto lento in pista e la situazione ha generato parecchia tensione».

Le parole di Antonelli dipingono uno scenario in cui il pilota si trovava sostanzialmente impossibilitato a difendersi o a gestire la situazione in modo proattivo. Il circuito di Suzuka, con le sue curve ad alta velocità, i suoi curvoni tecnici e la sua conformazione a forma di 8 che non lascia quasi margine per le manovre di sorpasso, ha amplificato ogni difficoltà. Trovarsi lenti in quel contesto, per di più senza la possibilità di reagire ai comandi della vettura, ha chiaramente esposto il giovane italiano a rischi non trascurabili sia in termini di tempo sul giro che di sicurezza.

«Impatto minimo sul tempo»: Antonelli guarda avanti con fiducia

Con il bando del Recovery Mode, la situazione cambia radicalmente a partire da Miami. Antonelli ha commentato con equilibrio e lucidità la decisione della FIA, mostrandosi tutt’altro che preoccupato per le eventuali conseguenze prestazionali: «È rassicurante sapere che difficilmente ci troveremo di nuovo in una condizione simile. Questo sistema comporta forse la perdita di qualche centesimo, quindi un impatto minimo sul tempo, ma garantisce che un problema del genere non si ripeta. Inoltre, in qualifica può capitare facilmente di intralciare qualcuno durante il giro e quindi incorrere in una penalità ed è chiaramente l’ultima cosa che voglio».

La dichiarazione è significativa per diversi motivi. In primo luogo, conferma che la perdita di prestazione derivante dall’abbandono del sistema è quantificabile in pochi centesimi — una cifra non trascurabile nel contesto di una qualifica di Formula 1, dove spesso decimi e centesimi decidono le posizioni in griglia, ma che Antonelli stesso definisce marginale rispetto ai benefici in termini di affidabilità e sicurezza. In secondo luogo, il pilota tocca un tema pratico molto concreto: in qualifica, specialmente quando il traffico in pista è elevato e i piloti cercano spazio per il proprio giro veloce, la possibilità di trovarsi improvvisamente lenti e di intralciare un avversario rappresenta un rischio reale di penalità sportiva, oltre che un pericolo potenziale.

Miami, la nuova partenza: Antonelli a caccia di stabilità

Il Gran Premio di Miami rappresenta quindi un nuovo punto di partenza per Mercedes e per il suo giovane pilota di punta. Antonelli arriva alla gara della Florida nella posizione privilegiata di leader del Mondiale, un risultato che testimonia la solidità del lavoro svolto nelle prime gare della stagione nonostante le difficoltà tecniche emerse proprio in qualifica. Il bando del Recovery Mode, lungi dall’essere percepito come uno svantaggio, sembra essere accolto con favore dallo stesso pilota, che preferisce chiaramente la certezza di una vettura che risponde ai comandi rispetto al guadagno marginale di qualche centesimo.

Anche Red Bull, l’altro team coinvolto nell’utilizzo del Recovery Mode, dovrà rinunciare al sistema a partire da Miami. Questo significa che la modifica regolamentare impatta in modo simmetrico i due principali contendenti al vertice della classifica costruttori, senza alterare in modo significativo gli equilibri tra le squadre. La vera differenza, come sottolineato da Antonelli, sarà la maggiore prevedibilità e sicurezza del comportamento della vettura nelle sessioni di qualifica, un fattore che per un pilota al primo anno pieno in Formula 1 può valere molto di più di qualche centesimo sul cronometro.