F1, Alonso 18° a Suzuka: «Ritmo scarso, ma almeno abbiamo finito»

Fernando Alonso taglia per la prima volta il traguardo nel 2026, chiudendo 18° a Suzuka tra vibrazioni e ritmo gara insufficiente. Stroll ritirato per problemi tecnici.

Un diciottesimo posto che vale molto più di quanto la classifica lasci intendere. Fernando Alonso ha tagliato per la prima volta quest’anno il traguardo di un Gran Premio, riuscendo a completare il GP del Giappone sul circuito di Suzuka dopo i ritiri che avevano compromesso i weekend di Australia e Cina. La prestazione è rimasta ben lontana dalle aspettative — il ritmo è stato definito dallo stesso pilota come «molto scarso» — ma almeno il team Aston Martin ha potuto raccogliere dati preziosi in gara. Dall’altra parte del box, il compagno Lance Stroll non ha avuto la stessa fortuna, costretto al ritiro per problemi tecnici in una giornata che ha confermato il momento complicato vissuto dalla scuderia britannica in questo avvio di stagione.

Punti Chiave

  • Fernando Alonso ha chiuso 18° al GP Giappone, completando per la prima volta nel 2026 una gara dopo i ritiri in Australia e Cina.
  • Il compagno di squadra Lance Stroll è stato costretto al ritiro a causa di problemi tecnici, confermando le difficoltà dell’intero team Aston Martin.
  • Alonso ha confermato la presenza di vibrazioni sulla monoposto, definendole «forse un po’ meno rispetto ad altre gare» ma comunque presenti.
  • Lo spagnolo ha descritto il ritmo gara come «molto scarso» e invariato rispetto alle sessioni precedenti del weekend.
  • Con la pausa che si apre dopo Suzuka, Alonso si affida al lavoro degli ingegneri: «Bisogna lasciare che il team lavori per trovare delle soluzioni».

La prima bandiera a scacchi della stagione: un traguardo amaro ma necessario

Arrivare al traguardo, in un contesto del genere, non era affatto scontato. Alonso GP Giappone è diventato il simbolo di una rincorsa alla normalità: prima dell’appuntamento di Suzuka, il pilota asturiano non era riuscito a completare nessuna delle due gare stagionali disputate, con i problemi emersi sin dai test pre-campionato che non avevano permesso nemmeno di accumulare il chilometraggio necessario per comprendere appieno le caratteristiche della monoposto. Il sedicesimo e il diciassettesimo posto nelle qualifiche e nelle prove libere avevano già tracciato un quadro preoccupante, ma almeno la domenica giapponese ha offerto ad Aston Martin un’intera gara di dati su cui lavorare.

«Abbiamo molte cose da fare, una di queste era finire una gara», ha dichiarato Alonso ai microfoni di DAZN Spagna al termine della corsa. «Non ci siamo riusciti né in Australia né in Cina, e nemmeno nei test abbiamo completato il chilometraggio. Almeno abbiamo concluso davanti ai tifosi giapponesi e abbiamo cercato di imparare qualcosa.» Parole che fotografano una situazione di emergenza tecnica, in cui anche un diciottesimo posto si trasforma in un piccolo passo avanti rispetto all’alternativa del ritiro.

Vibrazioni, ritmo insufficiente e una gara «tranquilla ma noiosa»

Il problema delle vibrazioni, che aveva già caratterizzato i precedenti appuntamenti del Mondiale, non ha abbandonato la Aston Martin AMR26 nemmeno sul tracciato giapponese. Lo spagnolo ha però fornito una lettura almeno parzialmente positiva: la situazione sarebbe risultata leggermente migliorata rispetto alle gare precedenti, restando entro limiti sopportabili per portare la vettura fino alla bandiera a scacchi. Un dettaglio non trascurabile, che suggerisce come gli ingegneri stiano lavorando nella direzione giusta, pur senza aver ancora trovato una soluzione definitiva.

«Le vibrazioni c’erano ancora, forse un po’ meno rispetto ad altre gare. Non è stato facile, ma erano sopportabili per arrivare al traguardo», ha spiegato Alonso, aggiungendo: «È stata una gara tranquilla, piuttosto noiosa, e volevamo fornire informazioni al team.» Un approccio pragmatico, quasi da collaudatore, che riflette la consapevolezza di dover anteporre la raccolta dati a qualsiasi velleità di risultato. Il passo gara è rimasto invariato e insoddisfacente per tutta la durata della corsa: «Il ritmo è stato molto scarso per tutto il weekend e non è migliorato in gara. Abbiamo ancora molto da migliorare, anche se almeno abbiamo finito la prima gara».

Stroll si ferma, Aston Martin conferma le difficoltà del doppio schieramento

Se la domenica di Alonso si è chiusa con un magro diciottesimo posto ma almeno con la soddisfazione di aver completato i giri previsti, quella di Lance Stroll è andata ancora peggio. Il pilota canadese è stato costretto al ritiro per problemi tecnici, impedendo ad Aston Martin di raccogliere un doppio set di dati preziosi dalla gara di Suzuka. L’assenza di informazioni comparative tra le due vetture rende ancora più complesso il lavoro degli ingegneri nella ricerca delle soluzioni che Alonso invoca con urgenza.

Il ritiro di Stroll, che segue un avvio di stagione difficile anche per lui, sottolinea come le difficoltà riscontrate dalla squadra non siano circoscritte a una singola vettura o a un problema isolato, ma riflettano invece una situazione più sistemica che richiede interventi profondi. La competitività dell’Aston Martin nel 2026 sembra ancora lontana dagli standard che ci si attendeva dopo gli investimenti e i progressi degli ultimi anni.

La pausa e le speranze di Alonso per il lavoro futuro del team

Con il calendario che ora prevede una pausa prima del prossimo appuntamento iridato, Fernando Alonso guarda al futuro con un cauto ottimismo, affidandosi alla capacità degli ingegneri Aston Martin di sfruttare il tempo a disposizione per identificare e risolvere i problemi che affliggono la monoposto. Lo spagnolo, con la lucidità che lo contraddistingue dopo anni di esperienza nel Circus, non si fa illusioni su miracoli a breve termine, ma confida nella qualità del lavoro che verrà svolto in fabbrica durante la sosta.

«Un mese senza F1 non cambierà molto. Il lavoro sarà lo stesso, perché cercheremo di trovare delle soluzioni. Forse questa pausa ci farà bene per evitare momenti difficili. Bisogna lasciare che il team lavori per trovare delle soluzioni», ha concluso il due volte campione del mondo. Un messaggio di fiducia nei confronti della squadra, ma anche una presa d’atto della realtà: la strada da percorrere è ancora lunga, e la competitività necessaria per tornare a lottare nelle posizioni di vertice non può essere recuperata in pochi giorni. I prossimi Gran Premi diranno quanto il lavoro svolto durante questa pausa avrà effettivamente portato frutti concreti sulla monoposto britannica.