F1 2026, Sainz attacca: «Non è la Formula 1 che vorrei vedere»

Carlos Sainz (Williams) boccia il regolamento F1 2026: la gestione dell'energia snatura la guida, specie a Melbourne, Monza e Spa. Anche Verstappen era critico; Komatsu (Haas) chiede prudenza prima di modificare le regole.

Carlos Sainz si fa portavoce del malcontento del paddock e non usa mezzi termini: il regolamento F1 2026 così com’è non lo convince, e il pilota della Williams chiede alla FIA di intervenire rapidamente con modifiche concrete per salvaguardare lo spettacolo in pista. La rivoluzione tecnica introdotta quest’anno — monoposto più compatte e leggere, power unit completamente rinnovata con distribuzione equa tra componente elettrica e motore a combustione interna — ha radicalmente trasformato l’approccio alla guida, e non sempre in meglio.

Punti Chiave

  • Carlos Sainz (Williams) critica apertamente il regolamento F1 2026, giudicandolo lontano dall’ideale di Formula 1 che ha in mente.
  • Il nuovo regolamento divide la potenza equamente tra motore elettrico e combustione interna, obbligando i piloti a gestire costantemente la ricarica delle batterie con tecniche come il lift and coast.
  • Sainz distingue tra circuiti più favorevoli al nuovo schema energetico (come la Cina) e piste critiche come Melbourne, Monza e Spa, dove il sistema mostra le sue lacune più evidenti.
  • Max Verstappen aveva già definito le nuove monoposto «vetture di Formula E sotto steroidi», confermando un sentimento diffuso nel paddock.
  • Il team principal della Haas, Ayao Komatsu, invita invece alla cautela: servono dati su più circuiti prima di modificare le regole.

La gestione dell’energia: il nodo centrale del nuovo regolamento

Il cuore del problema, secondo Sainz, è la gestione dell’energia imposta dal regolamento F1 2026. Le nuove power unit distribuiscono la potenza in modo equo tra la componente elettrica e il motore a combustione interna, una scelta che risponde a obiettivi di sostenibilità ma che ha conseguenze dirette e concrete sulla guida. I piloti sono costantemente costretti a ricaricare le batterie nel corso del giro, ricorrendo anche a tecniche come il lift and coast — ovvero sollevare il piede dall’acceleratore prima delle frenate per recuperare energia — che inevitabilmente incide sui tempi, sulle traiettorie e sull’intensità della guida.

Questo approccio non è nuovo nella storia della Formula 1, ma la portata con cui viene applicato nel 2026 è senza precedenti. La conseguenza più visibile è che le vetture si comportano in maniera molto differente rispetto alla stagione precedente, e questo divario varia sensibilmente da pista a pista, creando situazioni di guida tutt’altro che omogenee nel corso del campionato.

Sainz: «A Melbourne, Monza e Spa serve un ripensamento»

Le parole di Carlos Sainz, riportate da Motorsport.com, fotografano con precisione la situazione: «Penso che in una pista come la Cina non siano così male, perché siamo molto ricchi di energia e di recupero. Il che significa che i motori si comportano molto diversamente rispetto all’anno scorso. Ma non così diversi come a Melbourne». Il circuito di Shanghai, con le sue lunghe curve e i rettilinei che consentono un buon recupero energetico, si adatta meglio alla nuova filosofia delle power unit. Tutt’altra storia in tracciati come il Gran Premio d’Australia, dove le caratteristiche della pista rendono il sistema energetico molto più penalizzante.

Il pilota spagnolo è stato ancora più esplicito quando ha allargato la critica ad altri circuiti iconici del calendario: «A Melbourne, Monza, Spa, sicuramente serve un ripensamento. Penso che lo sviluppo farà anche la sua parte, ma sono anche sicuro al 100% che questa non è la Formula 1 come vorrei vederla. Sono anche abbastanza sicuro che le persone ai vertici lo vedono e lo sanno. Specialmente quando guardi cosa stanno facendo con la grafica e tutto. Stanno cercando di vendere qualcosa che penso tutti sappiamo non essere la manovra giusta per la Formula 1». Un attacco diretto non solo alla tecnica, ma anche alla comunicazione istituzionale attorno alle nuove regole.

Una critica costruttiva: Sainz chiede aggiustamenti, non un passo indietro

Nonostante la durezza delle parole, Sainz ha tenuto a precisare che la sua posizione non è quella di chi vuole demolire il lavoro fatto, ma di chi chiede miglioramenti pragmatici e urgenti. Il pilota della Williams ha riconosciuto che la FIA non poteva consegnare un regolamento perfetto già all’inizio della stagione, ma ha sottolineato che ora è necessario agire: «Spero davvero che ci saranno presto cambiamenti, perché non è la miglior Formula 1. Credo sia accettabile non riuscire a farli perfettamente dall’inizio della stagione, ma è poi necessario fare aggiustamenti per assicurarsi che migliori».

La sua analisi si è chiusa con una frase che riassume il sentimento di buona parte del paddock: «Ho un ideale di Formula 1 e sicuramente questa è molto lontana da quella». Un giudizio netto, ma accompagnato da una disponibilità al dialogo e alla ricerca di soluzioni condivise tra piloti, team e organi di governo dello sport.

Verstappen e la battuta sulle «Formula E sotto steroidi»

Sainz non è solo in questa posizione critica. Max Verstappen, campione del mondo con Red Bull, non ha mai nascosto le sue perplessità fin dal momento in cui ha preso visione del nuovo regolamento. Il quattro volte iridato ha definito le nuove monoposto delle «vetture di Formula E sotto steroidi», un’espressione colorita ma efficace per descrivere come la gestione dell’energia abbia alterato in modo profondo il DNA della guida in Formula 1. La battuta del campione olandese è diventata rapidamente virale nel paddock, perché sintetizza con ironia un malessere reale e condiviso da molti protagonisti.

Il fatto che due piloti di primissimo piano come Sainz e Verstappen — con stili di guida e approcci molto diversi — convergano sulla stessa critica di fondo è un segnale che la federazione internazionale e i team non possono ignorare a lungo.

Ayao Komatsu (Haas) invita alla prudenza: «Prima di decidere, vediamo più circuiti»

A portare una voce fuori dal coro è il team principal della Haas, Ayao Komatsu, che ha invitato tutti a non affrettare giudizi e decisioni: «Per me, bisogna vedere diversi circuiti e poi decidere. Qual è il problema globale e su cosa dobbiamo concentrarci per risolverlo. Perché se lo fai solo con uno o due eventi, non penso si possa formare un’opinione equilibrata». Una posizione comprensibile da un punto di vista metodologico: il campionato è lungo, e i dati raccolti su un campione ristretto di gare potrebbero non essere sufficienti per orientare modifiche regolamentari strutturali.

Tuttavia, la posizione di Komatsu si scontra con l’urgenza percepita da piloti come Sainz e Verstappen, che vivono in prima persona le conseguenze di queste regole a ogni giro e su ogni pista. Il dibattito tra chi chiede interventi rapidi e chi preferisce aspettare un quadro più completo è destinato a restare aperto nelle prossime settimane.

Il quadro che emerge dal paddock è chiaro: il regolamento F1 2026 rappresenta una svolta tecnologica importante, ma al momento non convince né i piloti né, secondo le voci raccolte, gli appassionati. La FIA avrà bisogno di tempo per raccogliere dati sufficienti su ogni singolo circuito del calendario prima di valutare eventuali modifiche — e, qualora queste vengano decise, è probabile che la loro implementazione avvenga solo nella stagione successiva. Un orizzonte temporale che i protagonisti sperano possa essere accelerato, nell’interesse dello spettacolo e dell’essenza stessa della Formula 1.