La Formula 1 entra ufficialmente nella fase operativa della revisione del regolamento 2026: giovedì i responsabili tecnici di team e costruttori di power unit si riuniranno per analizzare le possibili modifiche al regolamento in vigore, avviando un processo a più stadi che culminerà nel vertice decisivo del 20 aprile, quando i team principal dovranno esprimersi su un pacchetto di cambiamenti che potrebbe entrare in vigore già dal Gran Premio di Miami, previsto all’inizio di maggio. Non aspettatevi però annunci immediati: il cammino è lungo e irto di ostacoli politici, come ammettono apertamente gli stessi protagonisti.
Punti Chiave
- Il primo incontro tecnico si tiene giovedì: non saranno presenti team principal né vertici FIA come il presidente Mohammed Ben Sulayem o il CEO di F1 Stefano Domenicali.
- Un secondo incontro tecnico è programmato per la settimana successiva, con l’obiettivo di consolidare le opzioni rimaste sul tavolo.
- La riunione decisiva è fissata per il 20 aprile: tutti gli 11 team principal, i rappresentanti dei costruttori di power unit, Domenicali e i vertici FIA voteranno un pacchetto di modifiche.
- Per approvare modifiche all’auto servono almeno 7 team su 11; per i power unit bastano 4 costruttori su 5 — la cosiddetta super majority prevista dal Concorde Agreement 2026.
- Fred Vasseur e Mattia Binotto avvertono: qualsiasi modifica sposterà l’equilibrio competitivo, e il rischio che la politica prevalga sull’interesse collettivo è reale.
La road map: tre fasi prima di Miami
Il processo non è nato ieri. I vertici della Formula 1 e della FIA, insieme ai team principal, si sono incontrati più volte nella prima parte della stagione 2026 per discutere le criticità emerse con le nuove regole tecniche. L’incontro più recente si è tenuto nei giorni successivi al Gran Premio di Cina, e in quella sede è stato delineato un piano strutturato per affrontare i problemi identificati, tra cui le questioni di sicurezza e lo spettacolo ridotto in qualifica.
A favorire un approccio più ragionato e meno emergenziale è stata paradossalmente la cancellazione dei Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, sospesi a causa del conflitto in Medio Oriente. L’assenza di queste due gare nel calendario ha aperto una finestra temporale preziosa, permettendo di strutturare un percorso in più fasi invece di ricorrere a soluzioni affrettate. Il risultato è un processo articolato in tre momenti principali: il meeting tecnico di giovedì, un secondo incontro tecnico la settimana successiva e infine la riunione decisiva del 20 aprile.

Giovedì, il meeting degli esperti: simulazioni e dati reali sul tavolo
La riunione di giovedì non è destinata a produrre decisioni, ma a fare ordine tra le opzioni disponibili. I tecnici senior dei team hanno lavorato individualmente con simulazioni e, in alcuni casi, con test reali per valutare pro e contro di ciascuna modifica regolamentare. Anche i piloti sono stati coinvolti, fornendo il loro punto di vista su comportamenti delle vetture che in più di un’occasione si sono rivelati controintuitivi rispetto alle aspettative.
Tra le idee già circolate — e rivelate in anteprima da The Race — figurano un potenziale aumento dell’energia recuperabile tramite super clipping fino a 350 kW oppure una riduzione dei limiti di ricarica fino a un minimo di 6 MJ. Sul tavolo ci sono anche possibili revisioni alle regole sulla modalità straight, per ridurre il drag delle vetture in una porzione più ampia del giro senza compromettere la sicurezza, e nuove norme per i giri di formazione che garantiscano ai piloti batterie cariche al 100% alla partenza, eliminando i getaway inconsistenti che hanno caratterizzato le prime gare.
L’obiettivo di giovedì è duplice: trovare un consenso di massima sulle priorità da affrontare e scartare le idee meno praticabili, riducendo il numero di opzioni da analizzare nel secondo incontro tecnico della settimana successiva.
Il vertice del 20 aprile: super majority e rischio politica
Il momento decisivo è calendarizzato per il 20 aprile. In quella data, tutti gli 11 team principal si riuniranno insieme ai rappresentanti dei cinque costruttori di power unit, al CEO di F1 Stefano Domenicali e ai vertici della FIA. L’agenda prevede il dibattito e l’eventuale approvazione di un pacchetto di modifiche regolamentari.
Le regole del gioco sono definite dal nuovo Concorde Agreement entrato in vigore con la stagione 2026, che introduce il meccanismo della super majority: se la F1 e la FIA supportano una proposta, sono necessari almeno 7 team su 11 per approvare modifiche all’auto, oppure 4 costruttori su 5 per interventi sui power unit. Questo sistema dovrebbe impedire a singole squadre di bloccare il processo, ma non garantisce automaticamente che le votazioni non si cristallizzino in blocchi contrapposti che rendano impossibile ogni modifica sostanziale.
Qualunque decisione uscisse dall’assemblea del 20 aprile dovrà comunque ricevere la ratifica del World Motor Sport Council della FIA prima di entrare in vigore — ma si tratta di una formalità, considerato che l’ente regolatore avrebbe già espresso il suo supporto nel voto precedente.

Vasseur: «Ogni modifica favorisce qualcuno a discapito di un altro»
A ricordare la complessità politica del processo ci pensa Fred Vasseur, team principal della Ferrari, che in un’intervista a The Race ha mostrato lucidità senza nascondere le preoccupazioni del caso. «Capisco perfettamente che dobbiamo fare dei ritocchi», ha dichiarato Vasseur. «È nell’interesse di tutti e dello spettacolo, ma dobbiamo tenere a mente — e non mi sto lamentando — che ogni piccola modifica andrà nella direzione di qualcuno o contro qualcuno».
Il team principal del Cavallino ha poi aggiunto: «Tutti abbiamo caratteristiche diverse e ogni modifica, anche marginale, anche se si parla di centesimi o millesimi di secondo, andrà nella direzione di qualcuno. Quando sei in una competizione, sei lì per guadagnare quegli ultimi centesimi di secondo. Non sei lì per cedere qualcosa». Parole che fotografano perfettamente il dilemma strutturale di ogni revisione regolamentare in corso di stagione: il bene comune si scontra inevitabilmente con l’interesse individuale di chi ha già trovato il modo di sfruttare le regole attuali a proprio vantaggio.

Binotto: «Chi fa politica sbaglia, dobbiamo lavorare insieme»
Ancora più esplicito è Mattia Binotto, project leader di Audi F1, che non usa mezze misure nell’invocare un approccio collaborativo. «Sarebbe negativo se diventasse politico, perché penso che sia nell’interesse di tutti rendere questo sport il migliore possibile», ha detto Binotto. «A volte, in certe situazioni, dobbiamo capire che siamo tutti parte di un grande business, e dobbiamo mantenerlo grande».
Il manager italiano ha quindi tracciato una linea chiara: «Se diventa politico, chiunque lo renda tale sta sbagliando. Dobbiamo lavorare tutti insieme per migliorarlo il più possibile». Le sue parole assumono un peso specifico considerando che Audi è uno dei nuovi ingressi nel paddock e che la casa dei quattro anelli ha tutto l’interesse a che la serie si presenti al meglio davanti ai propri investitori e tifosi.
Il calendario è serrato: il vertice del 20 aprile dovrà produrre un verdetto chiaro se si vuole avere qualsiasi chance di implementare modifiche già al Gran Premio di Miami, previsto all’inizio di maggio. L’F1 non si può permettere di introdurre cambiamenti che si rivelino inefficaci o controproducenti nel giro di un solo weekend di gara — ed è esattamente per questo che il processo, pur apparendo lento, è stato strutturato con questa metodicità. Le prossime due settimane saranno decisive per capire se la Formula 1 del 2026 saprà correggersi in corsa.





