Era il 1996 quando Citroën svelava al mondo la Saxo VTS, una piccola sportiva destinata a diventare molto più di un semplice modello di gamma: un’icona generazionale, una palestra per piloti, un oggetto del desiderio per collezionisti. A trent’anni dal debutto, il costruttore francese celebra quella «piccola vettura che non ha mai pensato in piccolo», con un peso di soli 935 kg, 120 CV e un telaio capace di mettere in imbarazzo auto ben più grandi e costose. Una formula semplice, ma vincente, che continua a scrivere la sua storia ancora oggi tra i rally regionali e le aste di auto d’epoca.
Punti Chiave
- La Citroën Saxo VTS fu lanciata nel 1996 con un motore 1.6 16V da 120 CV e un peso di soli 935 kg, raggiungendo 205 km/h di velocità massima.
- Il design del body kit della versione sportiva fu affidato a Gilles Vidal, al suo primo incarico in Citroën nel 1996, poi diventato uno dei designer più influenti del marchio.
- Citroën Sport costruì attorno alla Saxo un ecosistema agonistico completo: Saxo Cup, Saxo Challenge, Saxo Rallycross e Saxo Glace, tutte con motore di serie obbligatorio.
- Nel 2001, Sébastien Loeb e Daniel Elena conquistarono il titolo di Campioni del Mondo Junior WRC al volante di una Saxo Super 1600.
- Prodotta fino al giugno 2003 nello stabilimento di Aulnay-sous-Bois, la Saxo VTS è oggi un ricercato modello da collezione, ancora presente nelle liste partenti dei rally regionali.

Dalle origini della AX GTi: come nacque la Saxo VTS
Per comprendere il DNA della Saxo VTS occorre fare un passo indietro fino al 1986, anno in cui Citroën lanciò la AX. Le versioni AX Sport e AX GTi si distinsero nel segmento delle city car sportive per maneggevolezza e rapporto peso/potenza fuori dalla norma, costruendo una reputazione che il marchio avrebbe poi dovuto onorare con la generazione successiva. L’incarico ricadde sulla Saxo, presentata nel febbraio 1996 inizialmente come modello d’ingresso di gamma, in sostituzione proprio della AX.

Nello stesso anno arrivò la Saxo VTR con il 1.6 a 8 valvole da 90 CV, ma fu la Saxo VTS a raccogliere l’eredità sportiva della AX GTi, equipaggiata con il motore 1.6 16V TU5J4 da 120 CV. Le linee generali della carrozzeria erano opera del designer italiano Donato Coco, mentre il body kit della versione sportiva fu affidato a un giovane designer al suo primo incarico in Citroën: Gilles Vidal. Il suo lavoro, caratterizzato da passaruota allargati integrati nelle minigonne, paraurti più pronunciati e un’estensione del passaruota posteriore che si sviluppava dall’arco ruota fino al taglio della porta, conferì alla VTS un carattere sportivo riconoscibile senza cadere nell’eccesso. Un equilibrio stilistico che, non a caso, rispecchiava perfettamente l’indole dell’auto.
Il motore TU5J4 e il telaio: la vera arma segreta

La Saxo VTS custodiva la propria anima sportiva con una certa discrezione. All’esterno, il design era tutto sommato sobrio: badge 16V sui parafanghi posteriori, terminale di scarico cromato e cerchi in lega dedicati. Niente urlava le proprie prestazioni. Eppure, sotto il cofano, il motore TU5J4 erogava 120 CV a 6.600 giri/min, con limitatore a 7.300 giri/min — numeri degni di una sportiva con ambizioni ben più elevate. Abbinato a un cambio manuale a 5 rapporti con rapporto finale più corto, il tutto in 935 kg di peso complessivo, il risultato era una velocità massima di 205 km/h e uno 0-100 km/h coperto in meno di 30 secondi.
Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. Il vero punto di forza della Saxo VTS era il telaio: un avantreno preciso, un servosterzo perfettamente calibrato e un retrotreno vivace, pronto a rispondere a ogni sollecitazione del guidatore. Su strade tortuose, la piccola Citroën riusciva a tenere testa a vetture ben più grandi e potenti — una qualità che l’ha resa leggendaria tra chi l’ha guidata. I freni anteriori autoventilanti completavano un pacchetto pensato con cura per chi cercava il piacere di guida puro, non la semplice potenza sulla carta.

L’evoluzione della gamma: restyling, nuove motorizzazioni e la versione 1999
La Saxo VTS non rimase ferma nel tempo. Alla fine del 1997, un primo aggiornamento di gamma riorganizzò la famiglia sportiva: la versione a 16 valvole recuperò la sigla «16v», già utilizzata sulla ZX, e l’occasione fu sfruttata per rendere il nome VTS più accessibile. Accanto alla versione da 120 CV — ancora oggi considerata la più ambita — vennero introdotte motorizzazioni alternative: il 1.6i da 90 CV, il 1.6i da 100 CV e persino il 1.4i da 75 CV, che mantenevano lo stile sportivo e le qualità dinamiche del telaio pur abbassando il costo d’ingresso.
Nel 1999 arrivò invece il restyling più significativo: un frontale completamente ridisegnato con fari a mandorla, cofano bombato e griglia con chevron maggiorati rinnovarono l’aspetto della VTS senza tradirne il carattere. Una modernizzazione estetica che accompagnò la vettura fino alla fine della produzione, avvenuta nel giugno del 2003 presso lo stabilimento di Aulnay-sous-Bois, in Île-de-France. Sette anni di carriera, poi il testimone passò alla C2.
La Saxo VTS in competizione: da Loeb a Bonato, una scuola di pilotaggio
Sin dal debutto, la Saxo VTS dimostrò in competizione ciò che già prometteva su strada. Rally, rallycross, gare in circuito e persino competizioni su ghiaccio: la piccola Citroën si rivelò efficace, accessibile e versatile in ogni contesto. Citroën Sport costruì attorno alla Saxo un vero e proprio ecosistema agonistico strutturato: Saxo Cup, Saxo Challenge, Saxo Rallycross e Saxo Glace erano serie con regolamenti specifici, pensate per abbassare la soglia d’ingresso nel motorsport. L’obbligo di utilizzare il motore di serie era una scelta precisa: dimostrava che il telaio della VTS era già di per sé un’arma vincente, senza bisogno di modifiche al propulsore.
Quel contesto competitivo divenne una palestra preziosa per un’intera generazione di piloti. Nomi come Patrick Henry, Yoann Bonato, Marc Amourette e Pierre Llorach hanno mosso i loro primi passi nelle serie Saxo prima di intraprendere carriere di livello superiore. Il caso più emblematico rimane tuttavia quello di Sébastien Loeb e Daniel Elena, che nel 2001 conquistarono il titolo di Campioni del Mondo Junior WRC al volante di una Saxo Super 1600 — una delle pagine più significative nella storia recente del motorsport francese.
Trent’anni dopo: la Saxo VTS è un’auto da collezione ancora in gara
Oggi la Citroën Saxo VTS ha conquistato a pieno titolo lo status di modello da collezione. Gli esemplari in buone condizioni si fanno sempre più rari, e gli appassionati non esitano a percorrere lunghe distanze pur di trovarne uno in buono stato. Nonostante l’età, il nome Saxo VTS compare ancora regolarmente nelle liste partenti di numerosi rally regionali, testimonianza di una longevità sportiva che poche auto della sua categoria possono vantare.
Celebrando il trentesimo anniversario dal lancio, Citroën rende omaggio a un modello che ha incarnato con coerenza lo spirito del marchio: audace, creativo, accessibile ed estremamente efficace. Una vettura che, nata per democratizzare le emozioni di guida, è riuscita nell’impresa di formare piloti, appassionare generazioni e sopravvivere all’usura del tempo con intatta la propria reputazione. Il futuro, per la Saxo VTS, continua a passare dai curvoni dei rally di provincia — esattamente dove tutto è cominciato.






