Il conto degli interventi sul caro carburanti ha raggiunto una cifra che si misura in miliardi di euro. La riduzione delle accise, in vigore dal 19 marzo e destinata a terminare ufficialmente l’11 settembre, ha pesato sulle casse pubbliche per un totale di 2 miliardi e 74,5 milioni di euro. Una spesa significativa, finanziata attraverso più canali, ma che secondo il Codacons non ha risolto il problema: il mercato ha ormai assorbito i ribassi, e i prezzi restano su livelli preoccupanti.
Punti Chiave
- Il taglio delle accise sui carburanti è costato allo Stato complessivamente 2 miliardi e 74,5 milioni di euro.
- La misura è in vigore dal 19 marzo e terminerà ufficialmente l’11 settembre.
- L’accisa mobile ha inciso da sola per 689,2 milioni di euro sul totale della spesa.
- Il resto della copertura è arrivato da riduzioni di spesa ministeriali e anticipi sulle imposte delle società energetiche.
- Il Codacons ritiene che lo strumento del taglio delle accise non sia più efficace: il mercato ha assorbito i ribassi senza che i prezzi alla pompa scendessero in modo strutturale.
Una copertura su più fronti: accisa mobile, ministeri e società energetiche
La struttura finanziaria dell’intervento è più articolata di quanto possa sembrare a prima vista. Il peso maggiore, nell’ambito del costo complessivo, è ricaduto sul meccanismo dell’accisa mobile, che ha inciso per 689,2 milioni di euro. Si tratta di uno strumento che prevede l’adeguamento automatico delle aliquote in funzione dell’andamento dei prezzi energetici, pensato per garantire una risposta rapida alle fiammate dei mercati.
La restante quota della copertura finanziaria è stata ottenuta attraverso una combinazione di due canali distinti: riduzioni di spesa a carico dei ministeri e anticipi sulle imposte dovute dalle società energetiche. Un mix che ha permesso di sostenere la misura nel tempo senza ricorrere a un unico capitolo di bilancio, ma che ha comunque lasciato un segno profondo sui conti pubblici nel corso del 2026.
Il gasolio al centro: proroghe e aliquote ritoccate ad agosto
Uno dei momenti più significativi di questa stagione di interventi riguarda specificamente il gasolio. Il provvedimento del 26 agosto aveva fissato una riduzione dell’accisa per il periodo compreso tra il 27 agosto e il 5 settembre, portando l’aliquota a 532,90 euro per mille litri. A distanza di pochi giorni, il 4 settembre è arrivata una nuova proroga, a conferma della necessità di garantire continuità a una misura che le settimane precedenti aveva già prodotto effetti, seppure limitati.
Il meccanismo delle proroghe successive ha certamente assicurato che il taglio non si interrompesse bruscamente, mantenendo il prezzo alla pompa su livelli comunque contenuti rispetto alla norma, pur in un contesto di forte rialzo. Tuttavia, come sottolineato dagli analisti del settore, questa continuità non è bastata a risolvere il problema strutturale: i prezzi sono andati “sempre più peggiorando”, secondo quanto riportato dalle stesse fonti che documentano l’andamento degli interventi.
Nel 2026 interventi ripetuti, ma la strategia mostra i suoi limiti
Nel corso del 2026 il governo è intervenuto più volte sulla tassazione dei carburanti, modificando di volta in volta la durata delle riduzioni in funzione dell’andamento dei prezzi energetici. Una gestione per così dire “a rate”, con proroghe calibrate sull’evoluzione del mercato, che ha permesso di non lasciare mai i consumatori completamente senza copertura, ma che ha anche accumulato un costo crescente sulle finanze pubbliche.
È proprio su questo punto che il Codacons solleva una critica di fondo. Secondo l’associazione dei consumatori, lo strumento del taglio delle accise “non va più bene”: il mercato ha ormai assorbito i ribassi, rendendo l’intervento sempre meno efficace rispetto all’obiettivo dichiarato di alleggerire il peso del caro carburanti sulle famiglie e sulle imprese. In sostanza, i miliardi spesi non si sono tradotti in un sollievo proporzionale per i consumatori finali.
Due miliardi spesi, prezzi ancora alti: il bilancio di una misura insufficiente
Il quadro che emerge dall’analisi complessiva degli interventi è quello di una misura costosa ma strutturalmente insufficiente. Con 2 miliardi e 74,5 milioni di euro impegnati tra marzo e settembre, lo Stato ha tentato di frenare la corsa dei prezzi alla pompa attraverso uno strumento tradizionale, il taglio delle accise, che però si è rivelato sempre meno incisivo man mano che i mesi passavano.
La questione aperta, al termine di questo ciclo di interventi, riguarda le prossime mosse del governo. Con la scadenza dell’11 settembre che segna la fine ufficiale della misura attuale, si pone il problema di come affrontare eventuali nuove fiammate dei prezzi energetici senza replicare uno schema che, a detta dello stesso Codacons, ha mostrato i suoi limiti. La pressione sui consumatori resta alta, e il dibattito su strumenti alternativi o più strutturali per contenere il caro carburanti è destinato a farsi più acceso nelle prossime settimane.





